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“The Black Sun War”

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TESTO

Say goodbye
To mom and dad,
Kiss your wife,
So long,
There’s no way back.

A bitter smile,
A stolen gun.
The scariest sky
Hosts the blackest sun;

Its eager eyes
Over our heads
Reverberates bright
Among the broken prayers.

An endless plight
Of crooked lives,
The dust’s on fire

As we try and run
But where to go
In this bullet-storm?
This is how we fall,
One by one,
Like old chess pawns
In the Black Sun war.

White sheets burn
On open wounds;
The pain’s too much,
Please, call the nurse.

My vision’s blurred,
The distant croons
Of the marching comrades
Makes it worse.

Make it stop
Or let me go,
Let me bleed it out
Besides my fallen pals.

An endless lie,
What have we become?
Limping spiders

As we try and run
But where to go
In this bullet-storm?
This is how we fall,
One by one,
Like old chess pawns
In the Black Sun war.

Under attack.


TRANSLATION

“La Guerra del Sole Nero”

Dì addio
A mamma e papà,
Bacia tua moglie,
Addio,
Non c’è ritorno.

Un sorriso amaro,
Un’arma rubata.
Il cielo più spaventoso
Ospita il sole più nero;

I suoi occhi famelici
Sopra le nostre teste
Risuonano luminosi
Tra le preghiere spezzate.

Una lotta senza fine
Di vite storte,
La polvere è in fiamme.

Mentre proviamo a fuggire
Ma dove andare
In questa tempesta di proiettili?
Così cadiamo,
Uno alla volta,
Come vecchi pedoni degli scacchi
Nella guerra del Sole Nero.

Le lenzuola bianche bruciano
Su ferite aperte;
Il dolore è troppo forte,
Per favore, chiamate l’infermiere.

La vista mi si annebbia,
I canti lontani
Dei compagni in marcia
Rendono tutto peggiore.

Fatela finita
Oppure lasciatemi andare,
Lasciatemi dissanguare
Accanto ai miei compagni caduti.

Una menzogna senza fine,
Cosa siamo diventati?
Ragni zoppi.

Mentre proviamo a fuggire
Ma dove andare
In questa tempesta di proiettili?
Così cadiamo,
Uno alla volta,
Come vecchi pedoni degli scacchi
Nella guerra del Sole Nero.

Sotto attacco.


ANALISI

The Black Sun War” è costruita come una narrazione bellica in prima persona plurale e singolare alternata, che coniuga l’osservazione collettiva del fronte con la percezione individuale della ferita. L’incipit (“Say goodbye / To mom and dad, / Kiss your wife…”) funziona come prologo rituale, quasi un ordine di mobilitazione: la canzone stabilisce subito un punto di non ritorno e definisce il conflitto come evento totale, capace di recidere i legami civili e familiari prima ancora dell’ingresso in scena della battaglia. Tecnicamente è un’apertura efficace perché concentra in pochissime immagini l’irreversibilità del tema e prepara il passaggio dal mondo domestico al teatro della guerra, senza spiegazioni esplicative.

Sul piano dell’immaginario, il testo impone una figura simbolica dominante, il “black sun”, che opera come emblema di rovesciamento cosmico. Il sole, tradizionalmente associato a luce e orientamento, diventa qui un corpo nero e ostile; la personificazione (“Its eager eyes / Over our heads”) trasforma l’ambiente in un osservatore predatorio, creando una sensazione di costante sorveglianza e inevitabilità. La scelta di un lessico percettivo e acustico (“reverberates bright”) produce un’interessante sinestesia: la luminosità è descritta come risonanza, quasi un rimbombo, suggerendo un’esperienza sensoriale alterata in cui la guerra deforma i canali della percezione. Le “broken prayers” collocano questa deformazione su un piano anche spirituale: non si tratta solo di distruzione materiale, ma di frantumazione di un ordine simbolico e morale.

La prima strofa sviluppa inoltre un contrasto costante tra gesto minimo e catastrofe: “A bitter smile, / A stolen gun” mette in parallelo un residuo umano (il sorriso amaro) e un atto pratico di sopravvivenza o disperazione (l’arma rubata). L’accoppiata produce una caratterizzazione rapida del soggetto: non eroe né vittima assoluta, ma individuo trascinato in una necessità impura. La definizione della condizione collettiva come “endless plight / Of crooked lives” introduce un giudizio implicito sul disordine del mondo bellico: “crooked” non è soltanto storto fisicamente, ma moralmente deviato, e inquadra la guerra come processo che piega le vite e ne altera la linearità.

Il refrain (“As we try and run / But where to go / In this bullet-storm?”) imposta un meccanismo di ripetizione che simula la claustrofobia del combattimento: l’atto del fuggire è immediatamente neutralizzato dall’assenza di direzione. “Bullet-storm” è una metafora condensata ad alto rendimento: non descrive lo sparo come evento puntuale, ma come clima, come atmosfera inevitabile che riempie lo spazio. La caduta “one by one” introduce un ritmo di decimazione che viene fissato nell’immagine degli “old chess pawns”. È una comparazione tecnica particolarmente funzionale perché suggerisce tre livelli simultanei: sacrificabilità (il pedone è sacrificabile), serialità (cadono uno alla volta) e predeterminazione (una guerra come partita, dove il singolo pezzo vale poco rispetto alla strategia). L’aggettivo “old” aggiunge una patina di usura, come se la carne fosse già materia consumata, replicata.

La seconda parte sposta il fuoco in un contesto ospedaliero o di triage (“White sheets burn / On open wounds; / … call the nurse”), ampliando l’orizzonte bellico dal campo di battaglia alla postazione sanitaria. Anche qui l’immagine è volutamente disturbante: lenzuola bianche che “bruciano” su ferite aperte, un effetto che può essere letto sia letteralmente (medicazioni, disinfettanti, frizione) sia come resa sensoriale del dolore, dove ciò che dovrebbe curare diventa fonte di combustione. Il testo enfatizza la disintegrazione percettiva (“My vision’s blurred”) e l’intrusione sonora (“distant croons / Of the marching comrades”), usando la musica del reparto o della marcia come elemento peggiorativo, non consolatorio: il canto collettivo diventa amplificatore del trauma, segnale che persino i codici di appartenenza militare sono ormai contaminati.

Nella richiesta “Make it stop / Or let me go” il testo espone in forma essenziale un bivio etico e psicologico: non viene chiesta vittoria, ma cessazione o fine. L’imperativo “Let me bleed it out / Besides my fallen pals” unisce desiderio di morte e bisogno di appartenenza, suggerendo che l’unico luogo rimasto “casa” è accanto ai caduti. Questa scelta lessicale rafforza l’idea di una comunità ridotta al fronte, in cui la famiglia d’origine evocata nell’incipit è ormai lontana, quasi irreale. La domanda “What have we become?” e l’immagine conclusiva “Limping spiders” completano la disumanizzazione: gli uomini sono ridotti a creature deformi, multiple, striscianti, prive di verticalità. È un’immagine che funziona tecnicamente come antitesi del soldato marciatore: non più figura ordinata, ma organismo danneggiato che si trascina.

Dal punto di vista formale, la canzone alterna strofe brevi e tagliate, con sintassi semplice e frasi imperative, a immagini ad alta densità simbolica. Questa combinazione produce un testo “percussivo”, adatto a un contesto musicale aggressivo: i versi corti favoriscono l’enfasi ritmica, mentre le metafore principali (sole nero, tempesta di proiettili, pedoni, ragni zoppi) fungono da pilastri mnemonici e visivi. La ripetizione del refrain non è soltanto un ritorno melodico, ma un dispositivo narrativo: ogni ripresa riporta il soggetto nello stesso punto di impossibilità, ribadendo che non c’è avanzamento, solo reiterazione della caduta.

In chiusura, “Under attack.” opera come sigillo e come stato permanente, più che come evento. Non risolve e non spiega: definisce una condizione. Tecnicamente, è una scelta coerente con l’impianto della canzone, che non mira a raccontare una guerra con coordinate storiche, ma a riprodurre l’esperienza fenomenologica del conflitto, fatta di rituali d’addio, percezioni deformate, riduzione del valore individuale e trasformazione del corpo in territorio di sofferenza. L’insieme mantiene un’unità tematica e figurativa robusta, ottenuta tramite immagini ricorrenti di oscuramento (sole nero), saturazione (tempesta di proiettili), degradazione (ragni zoppi) e sacrificio seriale (pedoni), con un linguaggio calibrato per risultare immediato ma non banale.


SPARTITO

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ACCORDI

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DEMO & REGISTRAZIONI DI PROVA

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VIDEO

Driveway Fall – “The Black Sun War” [2015] + LYRICS (Explicit)


CREDITI

Lyrics by Marco Delrio

Music by Damiano Giordano, Walter Visca & Marco Delrio


SOCIAL & CONTACTS

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