Fra le tante serate culturali organizzate nel suo piccolo paesino, Arianna aveva scelto di partecipare a un evento letterario che si sarebbe svolto nella grande sala del centro, che affacciava sulla piazza principale. Nonostante la giornata estremamente intensa, la sera arrivò presto, e riuscì a dedicarsi a quel momento con una piacevole quiete d’animo.
Nel corso dell’evento, fu presentato il libro di Roberto Rossini, noto scrittore del luogo (e non solo) che negli anni si era costruito un discreto pubblico di ammiratori affezionati. Il paese di Arianna era anche il suo paese di origine, e questo contribuiva a rendere le sue serate molto partecipate e sentite.
Rossini era un ragazzo di 56 anni. Chiunque avrebbe fatto fatica a definirlo “uomo”: non perchè lasciasse trasparire scarsa maturità o superficialità, bensì per la solarità, la leggerezza, e l’infinita curiosità con cui sembrava attraversare il mondo. La sua spontaneità, simpaticamente generosa, somigliava alle doti di intraprendenza di un ventenne.
Il suo libro raccontava, attraverso alcune rivisitazioni necessarie, la storia di sua mamma e delle sue sorelle, che avevano vissuto l’adolescenza in terra straniera dopo l’emigrazione della sua famiglia, avvenuta nei primi del Novecento.
I genitori di Rossini erano cari amici del nonno di Arianna. Suo padre, in particolare, aveva lavorato tanti anni insieme a lui, e la madre, ormai rimasta vedova, ne conservava un caro ricordo. Arianna le portò i saluti del nonno: riuscì a strapparle un sorriso e a farle aprire il suo cassetto dei ricordi. La signora raccontò degli anni di amicizia vissuti con lui dal marito, poi ricordò con affetto le tante opere di bene che il nonno di Arianna aveva realizzato per Roberto e per la sua famiglia, soprattutto nel periodo in cui il ragazzo aveva comprato la sua prima casa.
C’era un velo di nostalgia nelle parole della signora, ma altrettanto affetto, sincerità, e profondo rispetto. Arianna ne restò colpita. “Non so quante persone, al giorno d’oggi, saranno in grado di raccontare ancora storie come queste alle generazioni future” pensò tra sé Arianna rientrando a casa.

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