La domenica mattina si offriva, all’esterno, in una quiete insolita. Arianna si era svegliata poco prima dell’alba e si era rifugiata nel tepore del lenzuolo, attendendo che la luce, riflettendosi su una finestra distante, accendesse di rosso le pareti della sua stanza.
Il clima andava facendosi più mite: il calore delle coperte era ormai apprezzabile soltanto nelle prime ore del mattino, quando l’aria conservava ancora una freschezza sottile, e il corpo non aveva ancora memoria del tepore accumulato nel dì precedente.
Proseguivano, con pazienza, le cure intraprese per recuperare le energie che, complice il mutare delle temperature, si erano affievolite. Dopo alcuni giorni, le pareva di cogliere i primi, discreti segnali di miglioramento, ancora troppo esili per poter parlare di una reale guarigione.
Si alzò infine dal letto e si concesse qualche minuto alla finestra. Un cane al guinzaglio inseguiva giocosamente un piccolo gatto, un ragazzo rientrava dal suo jogging mattutino, mentre le galline, nell’orto sottostante, parevano ancora immerse in un sonno prolungato, ignare di un’alba ormai compiuta.

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