14/01/1926 – ore 18:52 – #929
Il cielo sopra Sanders, oi, avea un qualché di temibile: una coltre grigiastra e umidiccia ne velava ‘l respiro, come s’il tetro guardo dell’inverno avesse di che rammentare a me e Claudette che v’erano ancora molte settimane prima che potessimo fruttare d’una tregua dall’imbottiture del dresso. I colloqui con ella tràggonmi sempre piacere e m’è divenuto abitudine rimanere aggiornato sulle quisquilie che circondano la d’ella cotidianità e le vicissitudini che le competono qual impiegata della Frontprice principalmente ne’ dintorni di Bolinthos, zona ch’ì solgo evitare date l’obbligazioni che mi trascinano ‘n posti remoti. Nulla di ch’inserire ‘n quest’entrata per quanto riguarda l’attività inventariale ch’abbiamo effettuato in Sanders, tuttavia, ché mi ridurrei alle solite ciarle tediose e sin vere lezioni di che rammentare. Vi sono state alcune nuove da parte del signor Tinsteel, però, ch’ha designatomi come prioritario ‘n un paio d’attività dissimili dalle solite presso due stabilimenti di Bolinthos nella giornata di domani. Ei pare ser impossibilitato pe’ complicazioni fisiche a espletare tali attività – un censimento di carburanti a base organica che soleo aborrire – e ho propòstomi date le lacune interminabili d’urgenze di questi dì, colla speranza di non dover utilizzare i mie’ preziosi congedi dall’impiego già ne’ primi giorni del primo mese dell’anno. La fatica economica aleggia sin pietà, ‘n codesto periodo di riassestamento delle condizioni contrattuali d’ogni gestore di servizi dell’individui della società e ogni minima opportunità pe’ colmare un poco la cisterna debitoria è ben accetta. Tuttavia, ben so ch’odierò ogni secondo dell’attività assegnatami. Dimani avrò modo di raggiungere ‘l signor Tinsteel p’un passaggio di consegne d’alcune merci ch’ei m’ha dimandato durante ‘l mio escorso nella contea di Augustine e avrò modo di stabilire coll’occhi l’effettiva impossibilità fiisca che lo avulge dalle quistioni lavorative. Non ch’ì ne dubiti, più p’una calibrazione empatica del sottoscritto. Ho ricevuto una missiva da Annie, stamane; ella dimandava d’alcune precisazioni burocratiche di modo ch’avesse un panorama dettagliato da esplicare all’ufficio di sostegno economico pe’ rinnovare ‘l contributo ch’ella riceve ‘n quanto sostegno domiciliare di Lilian. Null’altro ch’avesse merito d’esser incluso in tale entrata. Mi sono premurato solamente di rammentare che nel luglio corrente, avrò modo d’ottenere una serie ben lunga di dì fuor dell’impiego e che ne’ mie’ piani ‘è la prolungata visita della pargola presso April Street. Non ho ottenuto confutazioni o rigetti riguardo. Ne son ben lieto. Anche oi, inoltre, ben cari e festosi sono stati i traguardi ch’ho raggiunto ne’ mie’ obiettivi di scrittura. L’ingente quantità di scritti che sto producendo, probabilmente, contemplerà l’intero arco annuale e, s’il regime manterrà tale inerzia, entro la fine del ciclo lunare ‘n corso avrò di che spuntare come effettuato un compito annuale che mai avrei divinato di demolire in ‘sì poco tempo. E se la calle sia per vero la corretta, al voltare di quest’anno?
dai Diari di Arthur Parker, Libro Quarto, “Cardialgie Acroniche”

Analisi – by T. Brooke
#929 — Sanders, la cisterna e il ciclo lunare
La #929 cade di mercoledì 14 gennaio 1926. Arthur scrive alle 18:52, rientrato in April Street dopo una giornata di tabulazioni nella contea di Sanders con Claudette Blotte. L’entrata è tripartita: la cronaca della trasferta, le comunicazioni epistolari con Annie, e una nota sulla produzione letteraria che chiude il testo con un interrogativo speranzoso. Nessuna delle tre componenti, presa isolatamente, produrrebbe un’entrata memorabile. Lette insieme, restituiscono il quadro completo del gennaio 1926 di Arthur: lavoro scarso, denaro insufficiente, disciplina creativa in crescita, e un rapporto con la figlia che, per la prima volta nel diario, si proietta a sei mesi di distanza con un piano concreto.
Il primo dato che merita attenzione è la destinazione. Sanders è una contea che Arthur non frequenta abitualmente. La #969 del febbraio 1926 la descriverà apertamente come “una cittadina che raramente frequento essendo distante dalle fabbriche di mia competenza”, e ciò che sappiamo dalla geografia operativa del corpus è che Sanders è appannaggio di altri venditori Frontprice. La presenza di Arthur lì nel gennaio 1926 è dunque un’anomalia giustificata dalla penuria di incarichi nella propria zona: il giorno prima, nella #928 del 13 gennaio, Arthur descriveva lo stallo lavorativo di inizio anno e la necessità di “serrare ‘n vita una cinghia ch’ha bisogno or d’alcuni buchi addizionali”. Le obbligazioni scarseggiano, e Arthur prende ciò che c’è, anche se ciò che c’è significa una trasferta in una contea remota.
La giornata è condivisa con Claudette, e il tono con cui Arthur descrive l’interazione è quello della familiarità consolidata. Il rapporto fra i due è uno dei più antichi e più stabili del corpus. Nella #109 dell’ottobre 1923, Arthur li descriveva, Claudette e Cauque, come persone che “son spesso in anticipo” alle riunioni, e notava con sollievo la loro presenza come antidoto alla propria svogliatezza sociale. Nella #110, dello stesso periodo, Arthur scriveva di aver “apprezzato condividere gli spostamenti con Claudette, divagando ‘n una plètora d’argomenti poco mondani”. Nella #118, ancora ottobre 1923, dopo una giornata di prestanza “mediocre”, era Claudette insieme a Tinsteel ad aver “rinvigorito il mio ottimismo fin a un livello ch’oggi non avrei creduto possibile”. Il rapporto ha attraversato tre anni di collaborazione, giornate condivise in fabbrica, uscite con le rispettive figlie, e la confidenza che si è costruita fra i due non ha mai avuto bisogno di dichiarazioni nel diario: si manifesta nei fatti, nelle trasferte scelte insieme, nella naturalezza con cui Arthur ne descrive la compagnia senza sentire il bisogno di giustificarla.[1]
Nella #929, Arthur nota che Claudette opera “principalmente ne’ dintorni di Bolinthos”, zona che lui tende a evitare perché le sue obbligazioni lo portano in contee più distanti. Le giornate condivise, dunque, sono incastri di calendario, non la norma. Sanders è un’eccezione, e il tono della descrizione conferma che Arthur la vive come una pausa di socialità nel lavoro solitario delle contee: “i colloqui con ella tràggonmi sempre piacere e m’è divenuto abitudine rimanere aggiornato sulle quisquilie che circondano la d’ella cotidianità”.
Dell’attività inventariale effettuata in Sanders, Arthur sceglie di non scrivere nulla: “mi ridurrei alle solite ciarle tediose e sin vere lezioni di che rammentare”. La formula merita una nota, perché segna un cambiamento di registro rispetto alle entrate del primo anno. Nella #110, le tabulazioni ricevevano descrizioni dettagliate: luoghi, tempi, procedure, difficoltà. Nella #929, il lavoro è liquidato in una frase. Arthur, nel terzo anno di diario, ha raggiunto il punto in cui la routine operativa non merita spazio nel testo. Il diario ha diritto a materia diversa, e Arthur, ha imparato a distinguere ciò che è degno di cronaca da ciò che è ripetizione.
Il secondo nucleo riguarda Tinsteel. Il superiore gli ha comunicato di essere impossibilitato “pe’ complicazioni fisiche” ad espletare un censimento di carburanti a base organica presso due stabilimenti di Bolinthos il giorno seguente, e Arthur si è proposto come sostituto. L’incarico è di quelli che Arthur detesta: il censimento di carburanti a base organica è un lavoro specifico che il corpus menziona in varie occasioni come attività tecnicamente semplice ma fisicamente sgradevole, e Arthur usa il verbo “aborrire” senza mediazioni.[2] Ma la logica dello stallo di gennaio prevale sulla repulsione: Arthur si offre “date le lacune interminabili d’urgenze di questi dì, colla speranza di non dover utilizzare i mie’ preziosi congedi dall’impiego già ne’ primi giorni del primo mese dell’anno”. Il calcolo è pragmatico. Le giornate pagate che la Frontprice non assegna diventano congedi a carico del venditore, e Arthur, nel clima finanziario documentato dalla #928, non può permettersi di consumare ferie nei primi quindici giorni dell’anno.
La descrizione della condizione finanziaria è condensata in un’immagine che il corpus ha consegnato una sola volta fino a questa data: “la fatica economica aleggia sin pietà, ‘n codesto periodo di riassestamento delle condizioni contrattuali d’ogni gestore di servizi dell’individui della società e ogni minima opportunità pe’ colmare un poco la cisterna debitoria è ben accetta”. La cisterna debitoria è l’immagine di un serbatoio di debiti che si riempie goccia a goccia, e Arthur la usa con una naturalezza che suggerisce un rapporto di lunga data con la ristrettezza. Non è un’emergenza improvvisa: è una condizione stagionale, il “riassestamento delle condizioni contrattuali” che ogni inizio d’anno impone ai venditori della Frontprice. Il dato è strutturale e va collocato nel quadro più ampio del ciclo finanziario che il corpus documenta fin dai primi mesi del 1924, dove la #193 del gennaio di quell’anno registrava già un bilancio di “non un anno stellare” e una ristrettezza che pesava sulla pianificazione dei mesi a venire. La differenza, nel gennaio 1926, è che Arthur ha imparato a gestire la ristrettezza senza il panico che le prime entrate del corpus gli attribuivano: non dispera, calcola.[3]
Il passaggio su Tinsteel contiene anche un dettaglio che va registrato per ciò che rivela del rapporto fra Arthur e il superiore. Arthur scrive che domani avrà modo di “stabilire coll’occhi l’effettiva impossibilità fiisca” di Tinsteel, e immediatamente si corregge: “non ch’ì ne dubiti, più p’una calibrazione empatica del sottoscritto”. La “calibrazione empatica” è una formula che Arthur non ha mai usato altrove nel corpus fino a questa data, ed è precisa nel suo significato: Arthur non sta verificando una giustificazione, sta cercando un pretesto per accertarsi delle condizioni di un uomo che gli importa. Il rapporto con Tinsteel è documentato fin dalla #102 dell’ottobre 1923, dove il nome del superiore compariva fra le prime figure della Frontprice, e ha attraversato tre anni di collaborazione quotidiana senza che il diario registri mai un conflitto serio fra i due. Il meccanismo della #929, il bisogno di controllare di persona mascherato da passaggio di consegne, ne è la conferma operativa: Arthur vuole guardare Tinsteel in faccia non per diffidenza ma per premura.
Il terzo nucleo riguarda Annie. La missiva ricevuta nella mattinata riguarda il rinnovo del contributo di sostegno domiciliare per Lily, una pratica burocratica annuale che richiede documentazione da entrambi i genitori. Arthur ne sbriga la parte che gli compete e approfitta dell’occasione per inserire un dato che, nella cronologia della pianificazione familiare, è rilevante: nel luglio corrente avrà modo di ottenere un lungo congedo dall’impiego e ha in programma “la prolungata visita della pargola presso April Street”. Annie non ha obiettato. Il dettaglio conta per almeno due ragioni. La prima è cronologica: Arthur, al quattordicesimo giorno dell’anno, sta già disegnando il proprio calendario intorno alla figlia con sei mesi di anticipo. È un grado di pianificazione che nel primo anno di corpus sarebbe stato impensabile. Nella #52 dell’agosto 1923, Arthur parlava di relazioni e solitudine in termini generici, con una vena filosofica che non toccava mai il terreno della logistica familiare. Nella #929, il padre che emerge è un uomo che programma i congedi in funzione della permanenza di Lily, negozia con Annie, e ne registra il risultato con la soddisfazione misurata di chi ha imparato a ottenere ciò che vuole senza generare frizioni. La seconda ragione è relazionale: la gestione del rapporto con Annie richiede una tecnica che Arthur ha sviluppato nel corso degli anni. L’assenza di rigetti o confutazioni non è casuale: è il prodotto di una comunicazione calibrata sull’umore della destinataria, come la #995 del 21 marzo 1926 documenterà quando Arthur spiegherà che “col tempo ho appreso che la maniera migliore di gestire e confortare ‘l carattere vivace e spinoso d’Annie è concederle l’attenzione celere e precisa ch’esige subliminalmente co’ suo’ modi esclamativi”.
Il quarto nucleo è la produzione letteraria. Arthur constata che, mantenendo il ritmo attuale, “entro la fine del ciclo lunare ‘n corso” avrà completato una mira annuale che non avrebbe creduto di raggiungere in così poco tempo. Il “ciclo lunare in corso” colloca la scadenza intorno alla fine di gennaio o ai primi di febbraio, il che significa che Arthur, in due settimane dall’inizio dell’anno, ha quasi terminato un progetto che nella pianificazione occupava dodici mesi. Le entrate circostanti confermano la produttività del periodo: la #925 del 10 gennaio parlava di articoli “terminati ed adornati a punto”, la #926 dell’11 gennaio del riordino degli appunti sparsi e della riflessione sulla loro natura deliberatamente criptica, la #928 del 13 gennaio della bussola puntata sulle mire annuali. Il “libercolo” cui Arthur dedica le proprie giornate libere è il progetto editoriale che il corpus menziona fin dalle prime entrate. Nella #6 del luglio 1923, Arthur usava il termine in senso generico, quasi sprezzante. Nella #282 del marzo 1924, vi lavorava con Lilian sulle “miniature di contorno”. Nella #929, il libercolo è una macchina produttiva funzionante, e Arthur, per la prima volta nel Libro Quarto fino a questa data, si concede un bilancio positivo senza correzioni immediate.
L’ultima frase chiude l’entrata con un interrogativo che va letto nel suo registro: “E se la calle sia per vero la corretta, al voltare di quest’anno?” Arthur non sta dubitando. Sta formulando come domanda ciò che non si concede ancora di affermare: che questa, al cambiare dell’anno, possa essere la direzione giusta. Il condizionale è prudenza, non scetticismo. Dopo anni di cammini imboccati e abbandonati che il corpus documenta fin dal Preambolo del giugno 1924, dove Arthur descriveva il proprio “vagabondare pe’ viottoli ch’han sol di ch’incipiare ma ‘n sembrano mai giunger in loco”, la cautela è il massimo della fiducia che Arthur si permette. La frase non è un dubbio: è un barlume che si affaccia, e che Arthur tiene al riparo dall’enfasi per non bruciarla. In definitiva, la #929 è un’entrata di stasi operosa. Arthur è in una contea che non frequenta, fa un lavoro che detesta, conta le monete per arrivare a fine mese, e tuttavia scrive più del previsto, pianifica l’estate con la figlia, e si concede la domanda più pericolosa che un uomo in costruzione possa farsi: se questa volta sia quella giusta. Il giorno è grigio su Sanders. L’inverno non è finito. Ma la cisterna, per quanto ancora vuota, ha smesso di sembrare infinita.
[1] Claudette Blotte è stata la persona che ha affiancato Arthur nei suoi primi tempi alla Frontprice, e da quel momento in poi la loro collaborazione ha attraversato tutte le fasi della vita lavorativa di Arthur: dalla #109 dell’ottobre 1923, dove li vediamo insieme per la prima volta in attesa di una riunione, alla #110 dello stesso mese, dove condividono spostamenti e divagazioni; dalla #118, ancora ottobre, dove Claudette e Tinsteel risollevano Arthur da una giornata di prestanza mediocre, alla #267 del marzo 1924, dove Arthur, Claudette e Cauque si ritrovano alla taverna dell’Activa Corp. in Barrel Street; dalla #273 dell’aprile 1924, dove un quarto d’ora di intermezzo con Claudette “allieta particolarmente” Arthur, alla #285, dove Arthur dedica ore alla fabbrica di Whogburg per alleggerire il carico della collega; dalla #309 del maggio 1924, dove Claudette e Cauque affiancano Arthur durante la prima stagione Kryomont, fino alla #359 del giugno 1924, dove Claudette, Arthur, Cauque e le rispettive figlie condividono un pranzo e una passeggiata per le strade di Bolinthos. È un rapporto che non ha mai avuto bisogno di dichiarazioni nel diario: si manifesta nella presenza costante, nella complicità operativa, e nella naturalezza con cui Arthur descrive la compagnia di Claudette senza sentire la necessità di giustificarla.
[2] Il censimento di carburanti a base organica è un’attività ricorrente nel corpus, distinta dalle tabulazioni assortimentali che Arthur esegue quotidianamente per la Frontprice. La #563 del Libro Secondo documentava un “censimento inventariale presso due grosse fabbriche della zona”, indicando che l’attività è tecnicamente semplice ma fisicamente gravosa. Nella #929, Arthur dichiara di “aborrirla”, il che conferma che la componente sgradita non è intellettuale ma sensoriale: il censimento richiede manipolazione diretta degli ingredienti organici nei reparti di stoccaggio, attività che nella #1020 del 15 aprile 1926 verrà descritta nel dettaglio operativo come lavoro lungo le “lunghe strutture pe’ lo stoccaggio dell’ingredienti e del combustibile a freddo a base organica e animale”. Che Arthur si offra volontario per un lavoro che detesta è il segnale più chiaro dello stallo finanziario di gennaio: la necessità di guadagnare prevale sul disgusto, e la preoccupazione di consumare congedi prevale sulla repulsione.
[3] Il ciclo finanziario della Frontprice, per come emerge dal corpus, presenta uno sfasamento sistematico fra attività e retribuzione che si acuisce nei mesi di transizione contrattuale. I compensi di dicembre, presumibilmente già esauriti, dovevano coprire le spese di gennaio, ma il rinnovo dei contratti coi clienti del settore blocca le nuove obbligazioni e, con esse, il flusso di lavoro retribuito. La #193 del gennaio 1924, due anni prima della #929, documentava una condizione analoga: Arthur disponeva un rimborso di “almeno due ori” per Allison in un contesto di “non un anno stellare”. Il meccanismo è ricorrente e Arthur lo conosce. L’immagine della cisterna debitoria nella #929, per la quale la #976 del marzo 1926 offrirà un’immagine speculare parlando di “una singola casella dinnanzi a una cisterna d’olio bollente”, è la rappresentazione visiva di un problema strutturale con cui Arthur convive dall’inizio del suo lavoro alla Frontprice: il denaro arriva dopo il lavoro, le spese arrivano prima, e il vuoto intermedio deve essere colmato con espedienti, pazienza e prestiti.
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