Le parole di Olina avevano lasciato un’impronta sottile nella mente di Arianna.
Si è portati a credere che figure come la sua, operose anche nelle ore notturne, illuminate soltanto da una lampada discreta, appartengano più alla letteratura che alla realtà. Eppure, in lei, quella dedizione prendeva forma concreta: una presenza raccolta, concentrata, profondamente fedele al proprio fare.
Arianna la immaginava ora in una casa antica, dalle pareti chiare e dagli arredi in legno scuro d’altri tempi. Al centro della stanza si apriva un grande tavolo: da un lato, stoffe sparse in un disordine composto; al centro, una macchina da cucire; dall’altro lato ancora, piccoli astucci e cuscini appena terminati, allineati con cura.
Una lampada antica diffondeva una luce calda e raccolta. Le sue mani si muovevano con precisione e leggerezza, come se ogni gesto fosse misurato per non turbare il silenzio della casa e il riposo del compagno, che dormiva nella stanza accanto.

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