Incontri. Anzi, ri-incontri.
Quelli che attendi con un velo di sana agitazione anticipatoria, che ti tiene la mattinata a tratti sospesa.
Quelli che alla fine, di solito, si concludono bene.
La giornata soleggiata aveva trascinato Arianna fuori città, dove aveva ingenuamente sperato di trovare un clima più ventilato e vivibile. Era bastata qualche ora per risvegliare in lei un irresistibile istinto di togliersi i vestiti che aveva addosso – palesemente inadatti alla stagione – ma erano capi nuovi, ed era necessario metterli alla prova per capirlo. La convivialità della giornata aveva alleggerito l’inerzia verso quest’impellenza, ma l’ora del rientro continuava a sembrare irraggiungibile.
In un tavolo all’aperto, all’ombra di un grande albero, Arianna e i commensali si intrattenevano, raccontandosi gli ultimi aggiornamenti di vita. Era trascorso ormai un anno dal loro ultimo incontro, ma poteva sembrare un secondo. Le fasi di vita di ciascuno erano le più diverse, eppure convergevano verso un piacevole volersi raccontare che, ad Arianna, mancava da un po’.

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