Permanenze #71

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In una giornata dal cielo incostante, Arianna stava passeggiando nel quartiere. Si dirigeva verso la piccola bottega poco oltre la via, con l’intento di fare scorta di viveri per i giorni successivi.

Era sul punto di attraversare la strada quando, fermandosi in attesa del passaggio, lasciò lo sguardo perdersi verso l’autobus che le stava transitando davanti. La colpì il contrasto tra il movimento rumoroso della zona e l’immobilità quasi irreale custodita all’interno del mezzo. Somigliava alla quiete dei pensieri più profondi: quella sospensione inattesa che riesce a esistere nel caos, quel perdersi nell’osservazione di un quadro ignorando del tutto il brusio della sala.

In quei pochi secondi di contatto, nessuno dei passeggeri parve realmente muoversi. Tutti conservavano la propria postura: studenti assorti, persone di mezza età in viaggio per qualche commissione, anziani seduti accanto ai finestrini. L’intera scena sembrava avvolta da un’atmosfera di stasi silenziosa, come se il tempo, per un istante, avesse smesso di scorrere.

Dopo il passaggio dell’autobus, Arianna rimase immobile ancora per qualche momento: quell’immagine sospesa era ormai impressa nella memoria e continuava a chiamare la sua attenzione.

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