Al risveglio di Arianna, un delicato profumo di ginestre aveva dolcemente invaso la stanza. La primavera e le ultime belle giornate avevano accompagnato la fioritura dell’albero che si trovava nel cortile dell’ufficio. Con pazienza meticolosa, il signor Giancarlo si era dedicato a potarne alcuni rami ormai cresciuti notevolmente. Sapeva che non sarebbe stato il momento opportuno per farlo, anzi forse quello meno adatto, ma il taglio si rendeva necessario anche a causa di un lieve malessere mostrato dalla pianta.
Tagliò una quarantina di rametti, lunghi circa un metro, che portò in ufficio chiedendo se qualcuno volesse portarne un mazzo a casa. Arianna esitò inizialmente, ma la vivacità che le trasmettevano quei fiori, unita al senso di familiarità che evocavano, ripensando al nonno che la nominava spesso, la convinsero a portarla a casa.
Rientrata a casa, si adoperò per trovare al mazzo un vaso di dimensioni e struttura adatte: i rami erano piuttosto pesanti, e un supporto poco stabile si sarebbe rovesciato facilmente. Optò per un vaso che sistemò in un angolo tra due pareti, affinché la presenza del muro aiutasse a tenerle in piedi.
Fu soltanto il mattino seguente che si rese conto della discreta presenza di quella pianta: aveva regalato all’aria un profumo inconfondibile, e all’umore una sfumatura nuova.

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