Cardialgie Acroniche #932

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17/01/1926 – ore 22:58
I trialoghi coi Parker divergono sovente pelli soliti: incongruenze nelle solitanze, stabilità finanziarie e ‘l poco mondano che s’ha di che esperire cotidianamente. Poche nuove arrivano da Newbrick ov’ora sono stanziati fino a primavera inoltrata e poche nuove aveo io di che dire oi. Abbiamo, tuttavia, confabulato un poco più profonditamente sull’ipotesi d’un cambio d’appartamento p’il sottoscritto. I recenti aumenti nel valore domestico potrebbero palesarsi com’enorme opportunità p’una vendita del mio nido ‘n April Street e la ricerca d’una nuova caverna di quiete per me e Lilian. Solo ‘l pensiero delle carriole di burocrazia mi demotiva non poco ma ne sto ciarlando poscia un lungo dì sin pause e, per certo, avrei di che vederne piute i lati positivi s’avessi la lucidità solita ch’ho alla mane. In codesto momento, pur maginare ch’i primi tre dì della settimana ch’ha di che venire sarà costretto lontano da Lylcoin mi sbriciola un poco l’umore ch’ultimamente pare aver trovato un sentiero pianeggiante e dall’attrito ridotto. Lilian, dimani, ha di che perusare una succursale dell’Accademia ‘n vista dell’anno scolastico ch’ha da venire poscia l’estate, ov’ella attende di scoprire s’il palinsesto d’argomenti propostivi sia lo ch’ella s’aspetta di ricevere pel prossimo lustro. La scelta è di enorme importanza ‘n questo periodo e, compagnata da Annie, sta vagando pe’ Gersburg e dintorni raccogliendo più informazioni possibili. Il mio compito s’allinea con lo d’un supporto più morale ch’intellettuale, datasi la quantità di dettagli che rìvami filtrata dall’impressioni delle due. È tardi. Debbo coricarmi.

dai Diari di Arthur Parker, Libro Quarto, “Cardialgie Acroniche”

Cortile Accademico, Gersburg, 1926

Analisi – by T. Brooke

La #932 cade di sabato 17 gennaio 1926. Arthur scrive alle 22:58, quasi le undici di sera, in un orario che nel corpus del Libro Quarto è il più tardo della giornata che Arthur si conceda di registrare. La stanchezza dichiarata nella chiusa, “è tardi, debbo coricarmi”, non è formulare: è il dato che governa l’intera entrata, scritta dopo un giorno che Arthur definisce “lungo” e “sin pause”, e che condensa in poco più di un paragrafo tre argomenti distinti, nessuno dei quali riceve lo sviluppo che in un’entrata diurna avrebbe preteso. L’analisi deve tenerne conto: ciò che Arthur scrive alle undici di sera, dopo una giornata di obbligazioni e una serata con i genitori, è la coda di una giornata che ha già consumato tutte le risorse disponibili.

L’entrata si articola su tre nuclei: il colloquio con i Parker sulla possibilità di vendere l’appartamento, le notizie su Lily e il suo percorso accademico, e la proiezione sui giorni a venire che incrina un umore altrimenti stabilizzato.

Il primo nucleo è il più denso e il più gravido di conseguenze per la cronistoria del Libro Quarto. Arthur scrive che i “trialoghi coi Parker”, le conversazioni a tre con Samuel e Dalila, “divergono sovente pelli soliti: incongruenze nelle solitanze, stabilità finanziarie e ‘l poco mondano che s’ha di che esperire cotidianamente”. La formula è sbrigativa e tradisce la fatica, ma il contenuto è preciso: i colloqui coi genitori ruotano sempre intorno ai medesimi argomenti, le differenze nelle abitudini quotidiane, le questioni economiche, e le scarse novità della vita sociale.[1] Poche notizie arrivano da Newbrick, dove i Parker sono stanziati fino a primavera inoltrata, e poche Arthur ne aveva da comunicare. La cornice è quella di un rapporto che si mantiene attraverso la ripetizione, dove ciascuna visita ricalca la precedente nei contenuti e nel tono, e dove la familiarità non produce profondità ma consuetudine.

La #931 del giorno prima documentava i preparativi per questa visita: la collaborazione con Ada per un riordino generale dell’appartamento e l’acquisto di cibarie per non presentare “una dispensa vuota”. Il fatto che Arthur prepari l’appartamento e la cucina prima dell’arrivo dei genitori è un dato di relazione che il cronista deve registrare: è il gesto di un figlio che non vuole mostrare trascuratezza, anche quando la condizione delle proprie finanze è precaria. La #928 del 14 gennaio, tre giorni prima, parlava esplicitamente di “cinghia da stringere” e di “buchi addizionali” nel bilancio di gennaio, e la #929 del giorno stesso menzionava la “cisterna debitoria” da colmare. Arthur, in questo contesto, fa la spesa per i genitori e pulisce l’appartamento: è la medesima dinamica di pudore economico che il corpus documenta fin dal Preambolo, dove Arthur dichiarava che le mura di April Street dovevano offrire “ordine e funzionalità” a prescindere dalle condizioni interne di chi le abitava.

Ma il colloquio ha toccato un argomento nuovo, e Arthur lo registra con una concisione che il cronista deve scomporre. Padre, madre e figlio hanno “confabulato un poco più profonditamente sull’ipotesi d’un cambio d’appartamento”. La formulazione è cauta: “ipotesi”, non piano; “confabulato”, non deciso. I “recenti aumenti nel valore domestico” hanno creato un’opportunità: vendere l’appartamento di April Street, dove Arthur vive dal 1921, in un momento in cui il mercato immobiliare è favorevole, e cercare “una nuova caverna di quiete per me e Lilian”. L’espressione “caverna di quiete” è importante per due ragioni. La prima è che Arthur concepisce la nuova dimora non come un miglioramento ma come un rifugio, un luogo definito dalla sottrazione piuttosto che dall’aggiunta: non una casa più grande, non un appartamento più comodo, ma una caverna, cioè uno spazio essenziale, naturale, protetto.[2] La seconda è che la nuova dimora è concepita “per me e Lilian”, il che implica che Arthur sta progettando uno spazio dove Lily abbia una collocazione stabile, non più il divano del tinello o la brandina nell’ufficetto durante i fine settimana alterni. Il progetto è familiare prima che immobiliare.

La reazione immediata di Arthur al proprio stesso progetto è il freno della burocrazia: “solo ‘l pensiero delle carriole di burocrazia mi demotiva non poco”. L’immagine delle carriole è concreta e rivela la percezione che Arthur ha del processo: non una serie di passaggi ordinati ma un ammasso di pratiche da trascinare manualmente, un lavoro fisico più che intellettuale. Arthur aggiunge, con l’onestà che la fatica serale impone, che “avrei di che vederne piute i lati positivi s’avessi la lucidità solita ch’ho alla mane”, ammettendo che il giudizio negativo sulla burocrazia è almeno in parte prodotto dall’orario in cui scrive. La mattina porterebbe una valutazione diversa. È una delle rare occasioni in cui il diarista dichiara esplicitamente il condizionamento dell’ora di scrittura sul contenuto del testo, un dato metodologico che chi legge il corpus non dovrebbe mai dimenticare: ciò che Arthur scrive alle undici di sera non ha lo stesso peso analitico di ciò che scrive alle sette della mattina, e la #932 lo dice.[3]

Il secondo nucleo riguarda Lily e la scelta dell’istituto scolastico per l’anno successivo alla pausa estiva. Domani, domenica, Lily visiterà “una succursale dell’Accademia” per valutare se il programma offerto per il prossimo lustro corrisponda alle sue aspettative. La visita è accompagnata da Annie, e la coppia madre-figlia sta “vagando pe’ Gersburg e dintorni raccogliendo più informazioni possibili”. Il dato cronologico è significativo: Arthur colloca la scelta dell’istituto come evento di “enorme importanza ‘n questo periodo”, il che indica che Lily, a tredici anni, si trova di fronte a un bivio formativo, la selezione del percorso di specializzazione che occuperà i prossimi cinque anni della sua vita. La #918 del 3 gennaio, quattordici giorni prima, menzionava già il “previsto rientro ‘n Accademia poscia i fermi d’inizio anno” e le preoccupazioni di Arthur sulle prestazioni della figlia dopo le vacanze. La #932 fa un passo avanti: non si tratta più del rientro ordinario, ma della scelta dell’indirizzo, con visite a succursali e comparazioni fra programmi.

Il ruolo che Arthur si attribuisce nella decisione merita attenzione per la sua modestia. Scrive che il proprio compito “s’allinea con lo d’un supporto più morale ch’intellettuale, datasi la quantità di dettagli che rìvami filtrata dall’impressioni delle due”. Arthur non sta prendendo le decisioni per Lily, e non sta nemmeno partecipando attivamente alla raccolta di informazioni. Il suo contributo è di sostegno emotivo, non di valutazione tecnica. Le informazioni gli arrivano “filtrate” dalle impressioni di Annie e Lily, il che implica che le due hanno già elaborato un giudizio prima di comunicarglielo, e Arthur riceve il prodotto della loro analisi, non i dati grezzi. La distribuzione dei ruoli genitoriali è qui esplicita: Annie è il genitore operativo, quello che accompagna, visita, confronta, seleziona; Arthur è il genitore di sfondo, quello che ascolta, sostiene, e lascia che la propria figlia e la madre di lei conducano il processo. Non è una rinuncia. È il riconoscimento, maturo e non privo di un certo sollievo, che il proprio contributo migliore non sta nella logistica ma nella presenza.[4]

Il terzo nucleo è la proiezione sui giorni a venire, ed è il più breve ma il più indicativo dello stato emotivo di Arthur alla data della #932. L’umore, scrive, “ultimamente pare aver trovato un sentiero pianeggiante e dall’attrito ridotto”. La metafora è di quelle che nel corpus vanno prese alla lettera: Arthur sta camminando su un terreno che non sale e non scende, dove i piedi non incontrano resistenza. È un’immagine di neutralità, non di felicità: il sentiero è piano, non panoramico. Dopo i mesi del Libro Terzo, dove le entrate del secondo semestre del 1925 documentavano la ripresa lenta dopo il lungo silenzio della primavera, e dopo le prime settimane del Libro Quarto, dove il rientro alla quotidianità diaristica dal dicembre 1925 in poi ha prodotto una sequenza ininterrotta di entrate con un tono operativo e relativamente stabile, il “sentiero pianeggiante” è la descrizione di una condizione che Arthur non vuole celebrare per paura di comprometterla. Non dice di stare bene. Dice che il terreno è piano. La distinzione, nel lessico di un diarista che ha attraversato voragini documentate, è fondamentale.

E il sentiero si incrina subito. La prospettiva dei tre giorni della prossima settimana lontano da Lylcoin “sbriciola un poco l’umore”. Il verbo è preciso: non distrugge, non demolisce, sbriciola. È un’erosione minuta, granulare, che produce non un crollo ma una perdita di compattezza. La ragione non è dichiarata esplicitamente ma è desumibile dal contesto: i tre giorni lontano significano tre notti fuori dall’appartamento, tre mattine senza la routine di April Street, tre giornate di obbligazioni nelle contee senza il rientro serale nel proprio spazio. Per un uomo che nella #22 del luglio 1923 descriveva il proprio appartamento come un “modesto nido” dal quale usciva solo per necessità, e che nella #53 dell’agosto 1923 definiva la propria socialità come una maschera indossata per rendere “docili l’ore e scorrevoli le trattative”, tre giorni consecutivi di trasferta sono una violazione delle abitudini che il sentiero pianeggiante aveva reso tollerabili. L’equilibrio di gennaio, costruito sulla sequenza quotidiana di rientri in April Street, sulla pulizia dei quarti con Ada, sulla scrittura produttiva documentata dalla #925 alla #929, vacilla non per un evento traumatico ma per la semplice prospettiva di un’interruzione della routine. È la fragilità di un equilibrio fondato sulla ripetizione: basta la previsione di tre giorni diversi per sbriciolarlo.

La chiusa, “è tardi, debbo coricarmi”, è la frase più breve e più funzionale che Arthur abbia scritto nelle entrate del Libro Quarto fino a questa data. Non c’è commento, non c’è digressione, non c’è il consueto inciso meta-diaristico su ciò che il diario ha ricevuto o non ricevuto dalla giornata. Arthur ha esaurito le parole come ha esaurito le ore, e chiude con l’unica azione che resta disponibile: dormire. La domenica porterà Lily e la visita all’Accademia. Il lunedì porterà la partenza per le contee. La caverna di quiete, quella nuova, quella che Arthur e i genitori hanno cominciato a immaginare questa sera intorno al tavolo di April Street, è ancora un’ipotesi pronunciata a mezzanotte, fra la stanchezza e le carriole di burocrazia. Ma è stata pronunciata.


[1] L’uso del termine “trialoghi” nella #932 porta con sé una risonanza che il cronista deve notare pur senza sovracaricarla. Il Libro Secondo del diario si intitola “Il Diario dei Trialoghi Icastici”, dove il trialogo è elevato a forma strutturale della scrittura: il dialogo a tre fra Arthur, il proprio io scrivente e il proprio io giudicante. Nella #932, il termine è usato nel senso letterale della conversazione a tre con i genitori, ma la scelta lessicale non è del tutto innocente. Arthur sta conversando con Samuel e Dalila, e il fatto che definisca queste conversazioni con lo stesso termine che ha dato il titolo al secondo libro del diario, suggerisce una consapevolezza, magari ironica, del proprio lessico diaristico: i trialoghi coi Parker “divergono sovente pelli soliti” proprio come i trialoghi interiori del Libro Secondo divergevano pelli soliti, fra il sentimento, la ragione e il giudizio. La differenza è che i trialoghi interiori producevano pagine di elaborazione; questi producono un paragrafo stanco scritto a mezzanotte.

[2] La metafora della “caverna di quiete” per la nuova dimora è la prima formulazione nel Libro Quarto di ciò che nelle entrate successive diventerà il progetto Powles. La scelta del termine “caverna” è significativa nel contesto del rapporto che Arthur ha con il proprio spazio abitativo. Nella #22 del luglio 1923, Arthur descriveva l’appartamento di April Street come un “modesto nido di tre quarti e una toeletta”, usando un’immagine aviaria, domestica, costruita. La caverna, al contrario, è uno spazio naturale, non costruito, primordiale. Il passaggio dal nido alla caverna riflette una traiettoria di spoliazione che le entrate del gennaio 1926 stanno cominciando a tracciare: Arthur non cerca un luogo migliore, cerca un luogo più essenziale. Il nido del 1921 era un approdo; la caverna del futuro è un rifugio. La differenza è nella direzione dello sguardo: chi approda guarda avanti, chi si rifugia guarda intorno cercando protezione.

[3] Il condizionamento dell’orario sulla qualità della scrittura diaristica è un dato metodologico che il corpus solleva raramente in forma esplicita. Le entrate del mattino, come la #925 del 10 gennaio scritta alle 14:50 o la #926 dell’11 gennaio scritta alle 17:49, tendono a essere più analitiche, più distese, più inclini alla digressione e alla riflessione. Le entrate serali, come la #932, tendono alla compressione, al dato nudo, alla chiusura rapida. Arthur nella #932 dichiara che la propria valutazione negativa della burocrazia immobiliare è almeno in parte un effetto della stanchezza, il che equivale ad ammettere che il diario, in certi orari, registra non lo stato reale del diarista ma lo stato depleto del diarista, una versione meno generosa e meno lucida di ciò che Arthur penserebbe a mente fresca. Il cronista che lavora sul corpus deve tenere presente questa ammissione quando incontra entrate serali: la brevità e il tono negativo non sono necessariamente indicativi della gravità della condizione, possono essere indicativi dell’ora.

[4] La distribuzione dei ruoli genitoriali fra Arthur e Annie nella #932 va collocata nella cornice di un rapporto di co-genitorialità che il Libro Quarto ha cominciato a documentare con crescente dettaglio. La #918 del 3 gennaio registrava Arthur che vegliava sul sonno di Lily e ne programmava la visita alla biblioteca di Bolinthos, un ruolo attivo e operativo. La #929 del 14 gennaio documentava la comunicazione epistolare con Annie sul rinnovo del contributo domiciliare, dove Arthur sbrigava la propria parte burocratica e coglieva l’occasione per pianificare il congedo estivo con la figlia. Nella #932, il registro cambia: Arthur non è il genitore che programma ma il genitore che ascolta. La differenza non è di impegno ma di contesto: quando Lily è a Lylcoin, Arthur è il genitore presente e operativo; quando Lily è a Gersburg, Arthur è il genitore a distanza che riceve le impressioni filtrate dalle due donne e fornisce “supporto morale”. La distribuzione è funzionale e priva di risentimento: Arthur riconosce che la vicinanza geografica di Annie a Gersburg la rende il genitore più adatto alla logistica della scelta scolastica, e accetta il proprio ruolo di sfondo con una serenità che il corpus dei primi due libri, dove la separazione da Lily produceva regolarmente pagine di strazio, non avrebbe concesso.


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