C’è un varco tortuoso postomi innanzi
Che svolta aspro verso la destra china,
E par che poco conto faccia s’ì avanzi
Pe’ quant’orma già segni la sua ruina.
Le radici sporgenti ch’il sentiero offre,
Mi fissano con sfida, mormorando,
Placide e liete della scorza che soffre,
E il peggio suo mi porgono vantando,
E se ne gloria come fosse tratto
Da millenni di studio, inchiostro e cura,
E forse, senza dirlo, io ne son fatto
Complice muto e penso una lode oscura.
S’attende ch’io giunga con passo ratto
Come molti già fecero a piè e voce,
E forse spera ch’io, alla curva atroce,
Frenetico, m’allontani dall’assetto,
Che pieghi fuor dal cammino segnato
E finisca diritto al margine strale,
Dov’altri, ben lo so, han sostato
In fiato paziente e attesa uguale.
C’è odore di castagna resa molle
E di finocchio aspro, muse per me,
Che vengo da pozze di fango e zolle
E da panni di foglia povera in sé.
Il sentiero mi guarda dritto all’occhi,
Ma so ch’egli mira in luogo diverso,
Come io non lo guardo ne’ suo’ ginocchi;
Son uno di quelli che lèco va traverso.

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