Permanenze #68

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Il percorso verso il negozio si rivelò semplice, quasi sospeso.
La città non si era ancora destata del tutto, e le presenze incontrate lungo il tragitto furono rare: qualche sportivo intento nella corsa mattutina, qualcuno in attesa alla fermata dell’autobus.

Superato il ponte, una piccola via pedonale si apriva su una fila ordinata di case. Fu lì che un cartello attirò la sua attenzione: un gatto stilizzato, nero, accompagnato dalla scritta “Qui vive una piccola colonia di gatti”.

Ecco spiegata la presenza sempre più frequente di nuovi piccoli incontri, oltre alle sue consuete conoscenze. Probabilmente provenivano da quel cortile. Si domandò chi si prendesse cura di loro: erano esili, ma non denutriti. E, in effetti, anche nei pressi della sua casa, qualcosa per loro non mancava mai.

Si affacciò al cancello, ma non scorse alcun movimento. Solo all’andata, un piccolo gatto arancione, nell’orto lungo la strada, le si era avvicinato miagolando. Aveva persino acquistato delle crocchette, con l’idea di portargliele al ritorno — ma non incontrò nessuno a cui offrirle.

“Che pace la vita qui”, pensò.

Ogni dettaglio sembrava suggerirle, con naturalezza, che forse era proprio quella la dimensione che più le apparteneva.

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