Permanenze #65

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I giorni di Arianna stavano attraversando una vera e propria ridefinizione delle abitudini.

Una nuova occupazione, ormai prossima, le avrebbe offerto l’occasione di alleggerirsi da alcune attività minori, sulle quali da tempo aleggiava un’incertezza silenziosa. Aveva deciso di accompagnarle ancora per qualche settimana, per poi lasciarle congedare naturalmente con l’arrivo dell’estate. La nuova occupazione era un’attività marginale, che certo non avrebbe sostituito quella principale di Arianna, ma era un contesto volutamente scelto che avrebbe potuto insegnarle molto di nuovo.

I ritmi frammentati delle sue giornate rendevano questo processo di riscrittura disomogeneo, distribuito tra ore sparse e momenti ritagliati. Riprendere il filo non era sempre immediato, e talvolta richiedeva uno sforzo ulteriore per essere nuovamente afferrato.

A tratti, l’urgenza di sistemare ogni cosa in tempi brevi si trasformava in una lieve inquietudine, alimentata dalla consapevolezza che non tutto può essere compiuto subito. Eppure, Arianna sapeva che anche questo avrebbe trovato una sua misura, con il tempo e la costanza.

All’orizzonte si profilava un giorno di pausa inattesa, che intendeva dedicare a una piena immersione in questo processo di riassetto: un momento raccolto in cui ricomporre, con maggiore chiarezza, la direzione delle proprie attività.

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