15/01/1926 – ore 19:14
Sortire prima che le fabbriche ‘n Bolinthos ‘n avessero terminato l’attività di rifocillamento delle cisterne non avrebbe avuto senso. Ho atteso l’undicesima ora della mane prima di farmi vedere al mondo esterno. Il signor Tinsteel, pur zoppicando, riesce a gestire gli spostamenti ‘n autonomia e non necessita alcun supporto veicolare; l’ho incontrato presso la Crosspath di Bolinthos, la situata ‘n Restmount Avenue, pericolosamente prossima alla vecchia dimora di Valerie – essì, ogni crocicchio o platano, ogni passante o nidore, ogni profilo urbano o caciara da calle mi sussurrava ‘l di lei nome; non m’è facile ottemperare all’obbligazioni ‘n que’ quartiere di Bolinthos. Ne son venuto fuori sin drammi, nonostante tutto. Didentro d’una busta ‘n carta, ho consegnato al signor Tinsteel le miscele di tabacchi che m’avea dimandato dalla contea di Augustine, ove ‘l costo al grammo è ben inferiore alli concorrenti quivi di torno. L’obbligazioni d’oi non avevano nulla di complicato o tedioso e ‘n poche ore sono potuto rincasare coi livelli d’energia ancora ben oltre la soglia critica. Ciò non m’ha impedito di concedermi qualche dozzina di minuti coll’occhi serrati in stato di semi-coscienza ‘n tinello; sto tentando, dall’incipio dell’anno d’avere l’orario di veglia uniforme lungo i dì ma ‘l ché implica che rivato ad una certa ora poscia il pasto, necessiti d’un attimo di ricalibrazione. L’attività svolte ‘n codesto periodo ‘n richiedono estreme fatiche fisiche o mentali e sto convincéndomi che il depletare delle forze venga sopra di tutto dall’infinite sessioni di scrittura cui partecipo nel tentativo d’elidere presto una delle mire annuali. La notte, di contro, trae seco svariati scenari immaginifici che tendo a obliare poscia il secondo gotto d’arabica della mane ma che, sul momento, han di che farmi dimandare se ‘n vi sia un qualché di drastico ch’ho di che effettuare pe’ stabilire un ordine e una disciplina reposante che s’addica al mio solitare. Ben ricordo quanti vanti al narrare de’ mie’ sonni ristoratori sin sogni o veglie, alli ch’avean di che ascoltarne. Essìa. Avrò di ch’esplorarne ‘n quest’anno promettente. Oi, ‘l sior Tinsteel m’ha confermato la prossima trasferta lavorativa presso la regione di Lakelike giunto a Stewart, Vincent e Andrew. Era prevista anche la signorina Blotte ma pare vi siano state complicazioni ch’ancora debbo esplorare s’ella gradirà narrarmene. Si prospettano dì d’intenso travaglio e confido di rivare colla motivazione ben salda e una forma fisica invidiabile. Ben viene un fine di settimana sin Lilian, impegni o nulla che mi mantenga distante dalla seggia dello scrittoio.
dai Diari di Arthur Parker, Libro Quarto, “Cardialgie Acroniche”

Analisi – by T. Brooke
La #930 cade di giovedì 15 gennaio 1926. Arthur scrive alle 19:14 da April Street, nel tardo pomeriggio, di ritorno da una mezza giornata di obbligazioni presso la Crosspath di Bolinthos in Restmount Avenue. L’entrata è la terza di una serie quotidiana iniziata il 13 gennaio con la trasferta in Augustine (#928) e proseguita il 14 con la giornata a Sanders con Claudette (#929), e ne continua il registro operativo aggiungendo tre elementi nuovi che il cronista deve scomporre: il dato topografico sulla vicinanza alla vecchia dimora di Valerie, la diagnosi sull’esaurimento causato dalla scrittura, e l’anticipazione della trasferta nella regione di Lakelike.
Il primo nucleo è la cronaca della giornata, e va letta in continuità con la #929 del giorno prima, dove Arthur registrava le “complicazioni fisiche” di Tinsteel che lo avevano reso impossibilitato a espletare un censimento di carburanti organici a Bolinthos. Arthur si era proposto come sostituto. Nella #930, Tinsteel compare in persona, “pur zoppicando”, e Arthur annota che il superiore “riesce a gestire gli spostamenti ‘n autonomia e non necessita alcun supporto veicolare”. La precisazione è significativa perché rivela il modo in cui Arthur calibra la propria attenzione verso Tinsteel. Nella #929 scriveva di voler “stabilire coll’occhi l’effettiva impossibilità fisica” di Tinsteel, correttasi immediatamente in “calibrazione empatica del sottoscritto”: voleva accertarsi delle condizioni del collega, non verificarne l’onestà. La #930 conferma che Tinsteel è effettivamente acciaccato ma operativo, e che Arthur ha visto ciò che voleva vedere: un uomo che zoppica ma cammina.[1]
Arthur ha consegnato a Tinsteel “le miscele di tabacchi” che il superiore gli aveva chiesto dalla contea di Augustine, “ove ‘l costo al grammo è ben inferiore alli concorrenti” locali. Il dettaglio è minuto ma prezioso per la comprensione delle reti commerciali informali che il regime delle trasferte produce. Arthur, che percorre le contee di Hillfoot per lavoro e che nella #928 del 13 gennaio era proprio in Augustine, approfitta degli spostamenti professionali per effettuare acquisti personali per conto dei colleghi, sfruttando il differenziale di prezzo fra contee. È una pratica che il corpus documenta implicitamente nelle trasferte di lunga percorrenza, dove Arthur tende a combinare obbligazioni Frontprice con commissioni private, e che qui viene esplicitata con una concretezza che rivela l’economia minuta del venditore itinerante: non solo il lavoro rende di più quando si combinano i percorsi, ma anche gli acquisti personali costano meno quando si comprano nella contea giusta. La busta di tabacchi di Augustine è, in miniatura, l’intero principio operativo di Arthur: ottimizzare ogni spostamento, non sprecare un chilometro.
Il dato topografico sulla vicinanza della Crosspath di Restmount Avenue alla vecchia dimora di Valerie è il secondo nucleo dell’entrata, e Arthur lo tratta con un’onestà che merita di essere registrata per intero. Il passaggio è costruito come un’irruzione: Arthur sta descrivendo la Crosspath e improvvisamente la frase si apre su una parentesi che non è più lavorativa ma emotiva. “Pericolosamente prossima alla vecchia dimora di Valerie”, scrive, e il “pericolosamente” non è retorica, è una valutazione del rischio psicologico che il quartiere rappresenta per lui. Ciò che segue è un inventario sensoriale di una densità che le entrate del Libro Quarto, normalmente più asciutte di quelle del primo anno, raramente raggiungono: “ogni crocicchio o platano, ogni passante o nidore, ogni profilo urbano o caciara da calle mi sussurrava ‘l di lei nome”. L’elenco è costruito per coppie: un elemento visivo e uno olfattivo-sonoro, intrecciati in modo che lo spazio urbano si trasformi in un catalogo di ricordi involontari. Arthur non sceglie di pensare a Valerie. Il quartiere glielo impone attraverso i sensi.
Il dato va collocato nel contesto delle entrate precedenti del Libro Quarto. Siamo al quindicesimo giorno dell’anno, e il diario non ha ancora prodotto, in questo periodo, una delle sue grandi digressioni su Valerie come quelle che la #358 del giugno 1924 ospitava con il celebre congedo del terzo anniversario dell’incontro. Ma i segnali sono disseminati. La #925 del 10 gennaio, cinque giorni prima, registrava “intemperanze nella quiete” che “trapelano delli scritti” senza che Arthur le ponesse intenzionalmente. La #926 dell’11 gennaio documentava il ritrovamento di frammenti su Berenice negli sparsi e la riflessione sulle omissioni intenzionali del diario. La #927 del 12 gennaio era dedicata interamente al ricordo della serata con Susan alla Foamy Carpet e alla capannina del rapporto lasciata all’intemperie. Le presenze femminili del passato stanno riemergendo con una frequenza che non è casuale: il gennaio del 1926, con le sue settimane vuote di lavoro e le ore colme di scrittura, sta producendo nel diarista una saturazione di ricordi che l’attività ordinaria, nei mesi più densi, tiene normalmente a bada. Il quartiere di Restmount Avenue è il detonatore fisico di una carica che le entrate precedenti avevano già innescato per via letteraria.[2]
La frase con cui Arthur chiude il passaggio, “ne son venuto fuori sin drammi, nonostante tutto”, è una delle sue formule di contenimento: ha attraversato il quartiere, ha fatto il lavoro, non è crollato. Il “nonostante tutto” è la misura di ciò che il contenimento è costato, e il fatto che Arthur lo menzioni è segno che il costo non è stato trascurabile. Ma ha retto. Per un uomo che nella #52 dell’agosto 1923 descriveva la propria facilità nel “recidere” i legami e la difficoltà nel “reggere ciò che ne seguita”, la traversata di un quartiere che sussurra il nome di Valerie senza crollarvi è un dato che va registrato come prova di tenuta, non come prova di guarigione. Arthur non è guarito da Valerie. Ha imparato a camminare nei suoi quartieri senza fermarsi.
Il terzo nucleo riguarda il sonno e la scrittura, e il cronista deve trattarli come un unico sistema perché Arthur li presenta come tali. Il dato è il seguente: Arthur ha tentato, dall’inizio dell’anno, di mantenere un orario di veglia uniforme, il che implica levarsi alla stessa ora ogni giorno indipendentemente dalle obbligazioni. La conseguenza è che, raggiunta una certa ora dopo il pranzo, necessita di “un attimo di ricalibrazione”, qualche dozzina di minuti di semi-coscienza nel tinello. Il regime è quello di un uomo che ha deciso di trattare il proprio corpo come una macchina a orario fisso, concedendo le manutenzioni intermedie necessarie per arrivare alla sera senza crolli.
Ma la diagnosi che Arthur formula sulla causa dell’esaurimento è il dato più rilevante del passaggio, perché rovescia l’equazione che il lettore del diario potrebbe aspettarsi. Le obbligazioni lavorative del periodo “non richiedono estreme fatiche fisiche o mentali”. La #928 del 13 gennaio confermava che il mese di gennaio è uno stallo della Frontprice, con pochi contratti e poche urgenze. Le giornate di fabbrica sono brevi, i rientri sono nel primo pomeriggio, le energie residue sono “ben oltre la soglia critica”. Non è il lavoro a consumare Arthur. Sono le “infinite sessioni di scrittura cui partecipo nel tentativo d’elidere presto una delle mire annuali”. La formulazione è di una lucidità che merita una nota. Arthur sta dicendo che il proprio progetto letterario, quello che le entrate dalla #925 alla #929 documentano come la vera occupazione delle giornate di gennaio, ha un costo energetico superiore a quello del lavoro retribuito.[3]
Il dato è coerente con la cronistoria della produttività letteraria che le entrate del mese hanno tracciato. La #925 del 10 gennaio parlava di articoli “terminati ed adornati a punto” per il libercolo. La #926 dell’11 gennaio documentava il riordino degli sparsi. La #928 del 13 gennaio collocava le “proiezioni pratiche delle mie mire” in una posizione avanzata, con un ciclo lunare in cui Arthur prevedeva di completare un obiettivo annuale. La #929 del 14 gennaio chiudeva con l’osservazione che la produzione letteraria era ai massimi del periodo e con la domanda speranzosa: “e se la calle sia per vero la corretta, al voltare di quest’anno?”. La #930 aggiunge il costo che quella produttività impone. Arthur sta scrivendo a un ritmo che il corpo non sostiene senza i micro-riposi del pomeriggio, e ne è consapevole. La diagnosi non produce un rallentamento, però: Arthur registra il dato e lo archivia, senza annunciare contromisure. La scrittura è la mira annuale, il corpo è il mezzo per raggiungerla, e se il mezzo richiede qualche minuto di “semi-coscienza” nel tinello, si tratta di manutenzione ordinaria, non di un problema.
La nota sul sonno notturno, breve ma significativa, completa il quadro. Le notti portano “svariati scenari immaginifici” che Arthur tende a dimenticare dopo il secondo caffè della mattina, ma che nel momento in cui si verificano lo portano a domandarsi “se ‘n vi sia un qualché di drastico ch’ho di che effettuare pe’ stabilire un ordine e una disciplina reposante”. I sogni disturbano il sonno, e Arthur, che nella #925 del 10 gennaio dichiarava di aver “appreso coll’anni a ‘n flagellarmi” per le inerzie del corpo, qui riconosce che il sonno è un’area della propria vita che non ha ancora padroneggiato. Il riferimento ai “vanti al narrare de’ mie’ sonni ristoratori sin sogni o veglie, alli ch’avean di che ascoltarne” è un flashback a un passato in cui Arthur poteva vantarsi di dormire senza interruzioni, e la formulazione al passato suggerisce che quel vantarsi non è più giustificato. L’anno appena iniziato, conclude Arthur, avrà “di ch’esplorarne”, con un’apertura al futuro che è insieme programma e speranza.
Il quarto nucleo è l’anticipazione della trasferta nella regione di Lakelike, e fornisce dati operativi preziosi per la cronistoria della Frontprice. Tinsteel ha confermato il viaggio, al quale parteciperanno, oltre ad Arthur e Tinsteel stesso, Stewart Cauque, Vincent McNear e Andrew Hankle. Sono cinque venditori in trasferta: un dispiegamento raro nella pratica ordinaria della Frontprice, dove le giornate documentate nel corpus vedono di norma Arthur solo o con un singolo collega. Le trasferte nella regione di Lakelike, documentate nel corpus fin dalla #257 del marzo 1924 e dalla #281 dello stesso mese, dove Arthur veniva inviato a coprire un’urgenza presso uno stabilimento della regione, e dalla #559 del novembre 1924, dove Arthur e colleghi raggiungevano Sageville per tabulazioni trimestrali, richiedono spostamenti di lunga durata e pernottamenti fuori sede, il che spiega la necessità di una squadra più ampia.[4]
La menzione di Claudette è l’ultimo dato dell’entrata, e Arthur la tratta con il riserbo che le entrate circostanti gli hanno insegnato a esercitare sulle vicende altrui. La signorina Blotte era prevista per la trasferta a Lakelike, ma “pare vi siano state complicazioni ch’ancora debbo esplorare s’ella gradirà narrarmene”. Il rapporto fra Arthur e Claudette, consolidato dalla giornata di lavoro condivisa a Sanders il giorno prima (#929), è di quelli che non impongono la confidenza: Arthur aspetta che Claudette decida di parlare, e nel frattempo registra il dato senza forzarlo. La chiusa è asciutta e programmatica: “ben viene un fine di settimana sin Lilian, impegni o nulla che mi mantenga distante dalla seggia dello scrittoio”. Arthur avrà un fine settimana senza Lily, senza obbligazioni, e con l’intenzione dichiarata di stare allo scrittoio. La “seggia” è la sedia del tavolo da lavoro, e il fatto che Arthur la identifichi come destinazione desiderata del fine settimana conferma ciò che l’intera entrata ha documentato: nel gennaio del 1926, in pieno stallo della Frontprice, la vera occupazione di Arthur è la scrittura, e il corpo paga il prezzo che la mente non è disposta a negoziare.
[1] Il rapporto fra le “complicazioni fisiche” di Tinsteel documentate nella #929 e il suo presentarsi “pur zoppicando” nella #930 stabilisce una continuità cronistica che merita di essere notata per la cura con cui Arthur documenta le condizioni del superiore. La #929 registrava l’impossibilità di Tinsteel a espletare il censimento a Bolinthos e il desiderio di Arthur di “stabilire coll’occhi” le condizioni del collega, precisando che la verifica era motivata dall’empatia, non dal sospetto. La #930 completa il quadro: Arthur ha visto Tinsteel, ne ha verificato lo stato fisico, e ne ha tratto una conclusione operativa. L’affetto che lega i due uomini, documentato nel corpus fin dalle prime entrate dell’autunno 1923, si esprime nel modo che Arthur predilige: non attraverso dichiarazioni verbali ma attraverso l’attenzione ai fatti. Arthur non chiede a Tinsteel come sta. Guarda, osserva che zoppica, nota che si muove da solo, e archivia. Il bene, nel sistema parkeriano, si manifesta come osservazione, non come parola.
[2] La vicinanza della Crosspath di Restmount Avenue alla vecchia dimora di Valerie introduce nella cronistoria lavorativa del Libro Quarto un dato topografico che il cronista deve tenere presente per le future giornate di lavoro nella zona orientale di Bolinthos. Ogni volta che Arthur sarà assegnato a questa Crosspath, o a qualsiasi stabilimento del medesimo quartiere, il fantasma di Valerie sarà una variabile della giornata, non solo un dato sentimentale. La #33 dell’agosto 1923 stabiliva l’immagine di Valerie come presenza urbana: “avviluppata ne’ tuo’ dressi fini e cercati”, che “sparisce didietro l’angolo donde n’usciresti tu”. La #358 del giugno 1924 la descriveva in termini di destino e convergenza. La #930 aggiunge la dimensione spaziale concreta: Valerie ha una dimora in un quartiere specifico di Bolinthos, e quel quartiere è nel raggio d’azione professionale di Arthur. La separazione sentimentale non coincide con la separazione geografica, e Arthur deve attraversare il territorio di lei per guadagnarsi la giornata.
[3] L’osservazione di Arthur secondo cui la scrittura produce più affaticamento del lavoro retribuito è un dato che va inquadrato nella cronistoria della produzione letteraria documentata nel Libro Quarto. La #925 del 10 gennaio descriveva una giornata di “stasi produttiva” dove Arthur aveva “terminato ed adornato a punto” articoli per il libercolo e sentiva crescere altri progetti letterari. La #926 dell’11 gennaio documentava il riordino degli sparsi come operazione che richiedeva “tempo triplo” rispetto alla scrittura ordinaria. La #929 del 14 gennaio registrava un ritmo di produzione che avrebbe portato al completamento di una mira annuale “entro la fine del ciclo lunare ‘n corso”. La #930 aggiunge il costo fisico di questa accelerazione. La diagnosi è coerente con ciò che il corpus insegna sul rapporto fra Arthur e la scrittura: il lavoro in fabbrica è un’operazione del corpo governata dalla routine, la scrittura è un’operazione del cranio che non ha routine e che attinge alle riserve nervose con un’intensità che il corpo traduce in spossatezza. Il dato è tanto più rilevante perché Arthur, nella stessa entrata, descrive le obbligazioni lavorative come non impegnative: il confronto fra un lavoro facile che non stanca e una scrittura intensa che esaurisce rivela dove risiede, nel sistema parkeriano, la vera fatica. Non è nei cancelli della fabbrica. È nella sedia dello scrittoio.
[4] I venditori Frontprice menzionati per la trasferta a Lakelike compongono una squadra che il corpus ha documentato in diverse combinazioni. Andrew Hankle e Vincent McNear sono presentati nella #116 dell’ottobre 1923 come colleghi che raggiungono Arthur a Naught Port, e ricompaiono nella #224 del gennaio 1924 durante una giornata di lavoro condivisa a Sanders. Stewart Cauque, il più prossimo ad Arthur fra i colleghi Frontprice, è cofondatore della Fox Reprise e compagno costante di giornate lavorative e riunioni serali. La composizione del gruppo, cinque venditori per una trasferta regionale, suggerisce un’operazione di ampiezza significativa, probabilmente legata alle scadenze contrattuali che il ciclo annuale della Frontprice impone nei primi mesi dell’anno. La menzione di Claudette come membro previsto e poi escluso per complicazioni non specificate aggiunge un dato relazionale che Arthur lascia in sospeso, coerente con la riservatezza che il diario mantiene sulle vicende personali dei colleghi quando Arthur non ne è il diretto interessato.
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