Permanenze #55

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Seduta al tavolo del soggiorno, Arianna osservava il sole levarsi lentamente oltre la finestra. Negli ultimi giorni, le albe avevano iniziato a offrirle panorami inattesi, capaci — almeno per qualche istante — di compensare la fatica accumulata durante la settimana appena trascorsa. Nella densità di lavoro che si stava creando, e nella curiosità di apprendere cose nuove e talvolta inconsuete, si ritrovava a rientrare a casa quasi per inerzia, al termine di giornate dense e dispendiose.

Quei mattini, però, erano una reale boccata d’ossigeno, soprattutto se vissuti nel silenzio di una città ancora assopita. Si udiva appena il canto discreto di qualche uccello, il richiamo sommesso di un paio di galline nell’orto sottostante, e il suono lieve dei propri passi tra le stanze.

La giornata che stava per iniziare si annunciava densa di impegni, ma avrebbe fortunatamente lasciato spazio a due giorni di sospensione. Casa era l’unico luogo in cui Arianna ambiva a ristorarsi, per raccogliere lo spirito e restituire vigore alle energie, ormai in esaurimento.

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