09/01/1926 – ore 17:14
Yeworld, stamane, non m’ha ferito ‘n le gote co’ dardi di gelo ch’aveo divinato ‘l dì anteriore; colla compagnia della signorina Blotte e della signorina Kurtz’s, l’attività di tabulazione inventariale presso l’enorme stabilimento Active Corp. del luogo ha visto ‘l termine ben prima dello sperato limite ch’aveomi previsto. Ben ne sia. Oltre ciò, non mi dispiace recuperare le dinamiche sociali colle suddette poscia mesi di mancati contatti e tribolazioni giunti. N’ha patito un poco ‘l corpo, ancora malfermo a seguito dell’incipio impiegatizio dell’anno corrente. L’arti inferiori hanno di che tribolare ancora p’un poco, dìcomi, prima ch’il regime solito torni a ser cotidianità. L’ultime ore d’ierdì videro un breve comincio dell’ennesimo tentativo di sistematizzare le solitanze diarie, di modo d’aver di che poggiarmi quand’anche i dì paiono grigiati dall’insidia della procrastinazione e dell’ozio. Mi sento d’aver di che ser fiero dell’imperitura scintilla motivazionale che m’inietto cada mane, ‘n la speme talvolta traballante d’aver di che fondare a novo un fondamento dal qual operare nell’efficienza massima possibile. Dimani e ‘l dì appresso, avrò modo di testare tale mia superbia d’orora, avulso dall’obbligazioni ed aimè pur da Lily, ch’ha di che crogiolarsi un poco presso Gersburg e le facezie che ne conseguono. Ada mi raggiungerà poco dopo l’alba, lasserò ch’ella s’occupi del dovuto sin pressioni o confini, e ‘l resto del dì nidorerà dell’infinito mio incespicare nel cacciare le mire; l’agenda ch’in l’anno appena sorto consulto sfoggia uno scheletro ben concepito ch’offre non poche prospettive ottimistiche. In questo ho di che cesellare ancora molto ‘l fine di rendere il corso de’ dì più melassa che ghiaiume. Vi sono parecchi appunti sparsi ch’ho di che collezionare e revisionare prima di piccicarli ‘n qualche fugiglio del plico di fogliame che fa ‘l corpo di codesto diario; vi sono anche tomi ch’ossèrvanomi giudiziosi del bordo dello scrittoio, coll’ansimante smania d’essere spulciati e tenuti; vi sono anche lagune sin colore o inchiostri tra le pagine numerate del calendario ch’ormai debbo frontare colle buone intenzioni ch’in questi dì han caratterizzato l’ore di rimugino. Vero è ch’il cogito mio s’appolaia satollo poscia poche fatiche, mentendosi sull’effettivo traguardo – s’ì lo comparo colla sacralità delle mire annuali. E ciò debbo intaccare ‘n tali meriggi colmi di potenziale. Giacere sull’allori avrà di che venire – per ora, eventuali sdraio di foglie aromatiche son solamente scomode e maleodoranti.
dai Diari di Arthur Parker, Libro Quarto, “Cardialgie Acroniche”

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