Arranco, all’ultimo gradino.
Ne ho salito un infinito numero, di gradini.
Stento a contare quanti ne sto lasciando alle spalle.
Eppure questo è il più faticoso di tutti.
E’ il più alto, ripido e ostile che abbia mai affrontato.
E’ piccolo, precario e irregolare, quasi a scongiurarne la salita.
Sollevo la gamba con tutta la forza. Non basta.
Nel mio zaino pesano tutti i macigni che mi hai lasciato.
Una volta mi avresti aiutata a portarli, ma adesso non ci sei più.
Adesso echeggia il vuoto nei miei passi.
Rimbomba il suono sordo delle pagine che hai scritto.
L’onda d’urto della tua assenza mi spinge inesorabilmente indietro.

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