Cardialgie Acroniche #923

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08/01/1926 – ore 16:09
Debbo mantenermi fedele allo ch’annùnciami l’agendina per l’ora corrente ‘sì che sittarmi m’è d’uopo e tenterò di cronacare ‘n la millior forma possibile anche ‘l dì ‘n corso, nonostante le mie facoltà cognitive siano palesemente sopite dalla veglia brusca ch’ho esperito stamane. Quissà, v’era un poco d’auto-impòstami pressione nello dover sbrigare l’obbligazioni nella contea di Naught Port nella maniera più efficiente possibile pe’ tornare a un regime impiegatizio soddisfacente sotto tutti i punti di vista; quissà, non trovo ancora ‘l reposo ch’anelo ormai da mesi e la fragilità del periodo speso ad occhi serrati ha, pe’ coincidenza, colliso coll’orario previsto del trillo mattutino – quest’ultimo sfugge a ogni mia memoria odierna, non debbo per vero averlo udito. Com’ho introdotto, Naught Port m’ha accolto colle stesse temperature polari ch’ho avuto di che constatare ‘n Lylcoin mentre dirigèvomi verso la vettura. L’obbligazioni tabulative presso Naught Port e paesini attigui non sono mai eccessivamente dimandanti nel campo mentale ma i continui trasferimenti d’una fabbrica all’altra chiedono dazio troppo spesso all’arti e l’impalcatura sana che sostiènemi, sìcche sovente ‘n tali mani ‘n zona mi pare che l’ore scorrano colla frenesia dimezzata ‘n paragone al solito. Ho giostrato con sapienza le varie tappe, tuttavia, e ‘l torpore muscolare avrà di che gittarmi al giaciglio ad un’ora presta poscia l’ultimo pasto del dì – cosa ch’in fondo contavo accadesse, colla speme recente d’acquisire una somma salutare d’ore di sonno. Ho spostato lo scrittoio ove macero su codesti libelli; or spinge contro ‘l muro che dà a destra dell’uscio, venèndone addentro. Da quivi posso discernere ch’il volume dell’inquilino del quarto con tal muro ‘n comune è oltre lo ch’il mio livello di tolleranza riesce a sopportare fuori d’una certa tascata d’ore. Il beneficio del cangiamento del loco, di contro, pàremi continuo, per quanto temporaneo, dàtisi l’ampi spazi ch’han vedùtosi liberarsi pe’ ottimizzare la gestione di Lily. Il tino, ormai è adibito solamente ai pasti e alle funzioni sociali, per quanto ridotte. Ada approva nonostante lo scetticismo. Temo ch’il tempo e null’altro possa darci un esito finale. Vi saranno ancora cangiamenti, l’avverto nell’aere ogniqualvolta paio cercar d’annusarmi le terga nelli spazi or occupati dal mobilio.

dai Diari di Arthur Parker, Libro Quarto, “Cardialgie Acroniche”

Naught Port, 1926

2 risposte a “Cardialgie Acroniche #923”

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Il bello di chi scriveva così già all’epoca è che
    1 si vede che si caricavano info ad cacchium soprattutto per mostrare che si era bravi a scrivere.
    2 si vede che si veniva pagati a parole quindi, melius abundare – e io sarei morto poverissimo perchè less is more
    3 si vede che terremoto sia stato lo show don’t tell nella letteratura.

    Però ammiro assai la tua capacità.
    Sarei morto pazzo al secondo capitolo.

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    1. Avatar Marco Delrio

      Beh siamo al giorno 923 in questo articolo; la funzione terapeutica dello scrivere quotidiano per Arthur è andata scemando con gli anni una volta esorcizzati i principali demoni che lo hanno portato a incominciare una tale impresa letteraria. Inoltre, in vari brandelli recuperati del suo diario vi era proprio esplicitato il suo tentativo di rimanere il più faceto, materiale e triviale possibile.
      Oh, ma io mi limito a decifrare i suoi appunti manoscritti goffamente. Nulla più.

      Ed effettivamente, leggendo gli articoli che posti, appari quasi l’esatto opposto in approccio. Tagliente, a lampi ermetico ma non criptico, senza remore lessicali e col diritto di prelazione sul contenuto e meno la forma.
      Arthur sarebbe morto pazzo al secondo articolo ;)

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