“Ciò Che Ne Resta”

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TESTO

Era il 23 di agosto; menta, sale, carte e inchiostro;
Scarabocchio quel sorriso che ho smarrito e non conosco.
E’ già settembre, o così sembra, e gira a vuoto l’impazienza,
A stemperare una distanza troppo stretta e che non parla
Ed ogni mese ch’è passato a stento è saldo dentro il mio bagaglio,
Al fianco d’un ricordo stanco e l’eco d’un rimorso e, forse,
Tutto fu banale, in fondo, siedo sulle scale e, in grembo,
Ho solo un cannocchiale e cerco il bene nel male.

Ricomincio da me o da ciò che ne resta,
Da una pagina bianca e una storia diversa;
Ti racconto di me o di quel che ne resta
Dopo l’ultima volta che ho detto mi basta
Questa inutile speranza, sa di noi tutta la stanza
E, in fondo, forse, non è tanto
Ma oggi grido e mi rialzo da me.

Era il 23 di agosto; caffè, salvia e un cielo terso,
E ho rimesso tutto a posto, anche quell’urlo che m’hai tolto.
E’ già settembre e non m’importa, intorno è tutto un’assonanza,
Ho cancellato la tua assenza e niente, infine, mi spaventa
Ché ogni mese ch’è passato a stento è stato solo un altro sogno
E, in fondo, ne avevo bisogno, solo dell’ombra d’uno sbaglio,
E tutto fu banale, guardo ‘l mondo dal balcone,
E lascio l’abito sul palco del teatro del passato.

Ricomincio da me o da ciò che ne resta,
Da una pagina bianca e una storia diversa;
Ti racconto di me o di quel che ne resta
Dopo l’ultima volta che ho detto mi basta
Questa inutile speranza, quest’eterna dissonanza
E, in fondo, forse, non è tanto
Ma oggi grido e mi rialzo da me.

Ricomincio da me o da ciò che ne resta,
Da una pagina bianca e una storia perfetta;
Ti racconto di me o di quel che diventa
Questa voce distorta che ha detto che basta
La più piccola speranza, la più stupida vittoria
E, in fondo, forse, è già qualcosa:
Oggi grido e mi rialzo da me.


TRANSLATION

What Remains

It was August the twenty third; mint, salt, paper and ink;
I scrawl that smile I have lost and no longer know.
It’s already September, or so it seems, and impatience spins in place,
Trying to close a distance that’s too tight, and doesn’t speak.
And every month that barely passed now sits firm in my luggage,
Beside a weary memory and the echo of a regret and, perhaps,
Everything was trivial, after all; I sit upon the steps and, on my lap,
I hold only a spyglass, searching for good inside the bad.

I start again from myself, or from what remains of me,
From a blank page and a different story;
I speak of myself, or of what remains of me
After the last time I said that I’m content with
This useless hope, the whole room tastes like us,
And, in the end, perhaps, it isn’t much,
But today I scream and I rise again, from myself.

It was August the twenty third; coffee, sage and a flawless sky,
And I set everything back in place, even that scream you took from me.
It’s already September and I no longer care, everything around is assonance,
I erased your absence and, at last, nothing frightens me.
For every month that barely passed was nothing but another dream,
And, in truth, I needed it, just the shadow of a mistake,
And everything was trivial; I watch the world from the balcony,
And leave the costume on the stage of the theatre of the past.

I start again from myself, or from what remains of me,
From a blank page and a different story;
I speak of myself, or of what remains of me
After the last time I said that I’m content with
This useless hope, this endless dissonance,
And, in the end, perhaps, it isn’t much,
But today I scream and I rise again, from myself.

I start again from myself, or from what remains of me,
From a blank page and a perfect story;
I speak of myself, or of what becomes
This distorted voice that finally said it’s content with
The smallest hope, with the stupidest victory,
And, in the end, perhaps, it is already something:
Today I scream and I rise again, from myself.


ANALISI AI

Il testo di “Ciò Che Ne Resta” si sviluppa come un dispositivo narrativo di ricostruzione progressiva del soggetto dopo una frattura affettiva, adottando una scrittura che combina precisione temporale, materialità sensoriale e riflessione metalinguistica. La ricorrenza ossessiva della data “il 23 di agosto” non ha una funzione puramente cronologica, ma agisce come punto di condensazione simbolica, un istante sospeso che segna l’origine del processo di disgregazione e, al tempo stesso, il luogo da cui prende avvio il tentativo di riorganizzazione. Il passaggio da agosto a settembre non è soltanto stagionale: settembre rappresenta uno spazio liminale, una zona di transizione in cui il dolore non è più acuto ma non è ancora completamente elaborato. Questo scarto temporale è accompagnato da un mutamento semantico e percettivo, evidente nella diversa qualità delle immagini sensoriali, che passano da una dimensione più frammentata e incerta (scarabocchi, distanza che non parla, ricordi stanchi) a una più ordinata e consapevole (“ho rimesso tutto a posto”, “ho cancellato la tua assenza”).

Sul piano linguistico, il testo fa un uso sistematico di enumerazioni concrete — odori, sapori, oggetti, spazi domestici — che funzionano come ancore mnemoniche e strumenti di controllo della narrazione. Menta, sale, inchiostro, caffè, salvia non sono meri dettagli decorativi, ma elementi che restituiscono corporeità all’esperienza emotiva, opponendo la tangibilità delle cose alla volatilità del sentimento. Questa strategia consente al soggetto lirico di restare ancorato a una realtà osservabile mentre affronta un processo interiore potenzialmente disgregante. In parallelo, l’uso di immagini ottiche e spaziali — il cannocchiale, il balcone, il palco teatrale — introduce una riflessione implicita sullo sguardo e sulla distanza: guardare il mondo dall’esterno diventa un atto necessario per prendere misura di sé, mentre “lasciare l’abito sul palco” suggerisce una presa di distanza dalla versione passata della propria identità, trattata come ruolo recitato più che come essenza.

Dal punto di vista strutturale, il brano si regge su una reiterazione controllata del ritornello, che non è mai identico a se stesso ma viene progressivamente modificato. L’anafora “Ricomincio” costituisce l’asse portante del testo e introduce un movimento dichiaratamente attivo, contrapponendosi alla passività implicita nella perdita. La dicotomia “da me o da ciò che ne resta” è particolarmente significativa perché rifiuta una visione unitaria e stabile del soggetto: l’io è presentato come un residuo, un insieme di frammenti sopravvissuti, e il ricominciare non implica un ritorno all’integrità originaria, bensì un lavoro di riassemblaggio. La progressione interna del ritornello — da “una storia diversa” a “una storia perfetta” — non va letta come un’escalation idealizzante, ma come una variazione prospettica: la perfezione evocata è funzionale, progettuale, legata alla necessità di ridefinire una narrazione personale coerente più che a un ideale assoluto di compiutezza.

Particolarmente rilevante è l’uso consapevole di termini appartenenti al campo musicale e linguistico, come “assonanza” e “dissonanza”, che svolgono una doppia funzione: descrivono l’ambiente emotivo e, al tempo stesso, riflettono la struttura stessa del testo, basata su riprese foniche, parallelismi e scarti minimi. L’assenza dell’altro viene prima neutralizzata (“ho cancellato la tua assenza”) e poi sostituita da una dissonanza permanente, segno che il conflitto non è del tutto risolto ma è stato integrato in una nuova forma di equilibrio instabile. Anche il concetto di “speranza” viene trattato in modo non retorico: definita inizialmente “inutile”, poi “eterna”, infine ridotta a “la più piccola speranza”, essa subisce un ridimensionamento progressivo che la rende credibile, sottraendola a ogni enfasi salvifica.

Nel complesso, “Ciò Che Ne Resta” costruisce un percorso di auto narrazione in cui la guarigione non è rappresentata come cancellazione del trauma, ma come capacità di attribuirgli una forma dicibile e gestibile. Il testo evita sistematicamente soluzioni definitive o dichiarazioni risolutive, preferendo una chiusura che insiste sull’atto — “oggi grido e mi rialzo da me” — più che sul risultato. In questo senso, la canzone si configura come una messa in scena del processo, non della sua conclusione, e affida alla coerenza formale, alla variazione controllata e alla precisione lessicale il compito di rendere percepibile un avanzamento interiore che resta fragile, ma finalmente attivo.


SPARTITO

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ACCORDI

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DEMO & REGISTRAZIONI DI PROVA

Learning DEMO Video
(Nota di Marco: I Learning Video sono le DEMO che produco di fretta al pc da portare in sala prove per allenarci su una base musicale accettabile.)

LEARNING DEMO – agosto 2025

L’inserimento dell’introduzione attribuita a Hedy Lamarr (il testo originale è una poesia di Kent M. Keith) svolge una funzione strutturale e semantica di preambolo etico che prepara il terreno interpretativo del brano Ciò Che Ne Resta, stabilendo fin dall’inizio una cornice di senso che non è emotiva, ma valoriale. Le frasi citate operano per antitesi ripetuta e imperativo conclusivo (“Love them anyway”, “Do good anyway”, “Succeed anyway”), configurando un sistema di pensiero fondato sulla persistenza dell’azione nonostante la frustrazione, l’incomprensione e la perdita di riconoscimento. Questo impianto dialoga in modo diretto con il testo della canzone, che può essere letto come la declinazione intima e soggettiva di quello stesso principio: se nell’introduzione l’accento è posto sull’agire verso l’esterno, nel brano l’azione si ripiega sull’identità del soggetto, chiamato a “ricominciare da sé o da ciò che ne resta” nonostante il fallimento relazionale e l’esaurimento della speranza. Il passaggio dall’“anyway” della citazione al “ricomincio” del ritornello segna una continuità concettuale chiara: entrambi esprimono una scelta deliberata di resistenza, che non nega la sofferenza né la disillusione, ma le assume come condizioni di partenza. Inoltre, l’idea che il bene compiuto venga dimenticato o travisato trova un’eco diretta nella svalutazione progressiva della speranza all’interno del testo, che da “inutile” diventa “la più piccola speranza” e “la più stupida vittoria”, suggerendo una forma di etica minima, privata, svincolata da riconoscimenti esterni. In questo senso, l’introduzione non funge da commento esplicativo, ma da chiave di lettura: trasforma la canzone da semplice racconto di ricostruzione personale in una risposta esistenziale coerente, in cui il rialzarsi finale non è una reazione emotiva, ma l’applicazione concreta, interiorizzata, di un principio di perseveranza lucida e non idealizzata.


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CREDITI

Lyrics by Federica Baldi [@federobyb]

Music by Federica Baldi & Marco Delrio


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disclaimer: Gli articoli presenti in questa sezione del blog includono analisi di poesie effettuate dall’intelligenza artificiale. È importante tenere presente che le interpretazioni artistiche e letterarie sono spesso soggettive e possono variare notevolmente da persona a persona. Le analisi fornite dall’intelligenza artificiale sono basate su modelli di linguaggio e dati storici, ma non riflettono necessariamente l’unico o il “vero” significato di una poesia. Le analisi dell’intelligenza artificiale possono offrire prospettive interessanti e nuove su opere letterarie, ma non dovrebbero sostituire l’approccio critico umano o l’interpretazione personale. Si consiglia agli utenti di prendere in considerazione le analisi dell’intelligenza artificiale come un punto di partenza per la riflessione e il dibattito, piuttosto che come un’opinione definitiva. Si prega di ricordare che l’arte, compresa la poesia, è aperta a molteplici interpretazioni e sfumature, e il piacere della sua scoperta deriva spesso dalla libertà di interpretazione personale. Inoltre, l’intelligenza artificiale potrebbe non essere in grado di cogliere completamente l’aspetto emotivo o contestuale di una poesia, il che rende ancora più importante considerare le analisi con una mente aperta e critica.


2 risposte a ““Ciò Che Ne Resta””

  1. Avatar Eletta Senso

    Complimenti per l’analisi del testo

    Piace a 1 persona

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