TESTO
Do you mind?
I’m just tryina sleep.
Can you turn the moonlight off a little bit?
D’you hear ‘em too?
Like a marching band, from my neck to my brain,
They just mutter songs
And who am I to shut their mouth up?
And they give me tips on how to handle knives
And how to lurk behind that sleepy young bloke
Walking by with his arrogant face
And I guess they’re right: he’s an enemy.
“Sorry, pal, you have to die now!”
Falling leaves dance in a gloomy scene
As I move the corpse away from the lights.
A crimson pool’s basking in the shades,
Not a cricket cries and all the voices stopped.
But how deep am I gonna bury him?
Then I’m back to bed and I count my change
With a massive smile from ear to ear.
Do you mind?
I’m just tryina sleep
Under moist boxes of some ovens.
I close my eyes and come the voices.
And all at once the earth stops moving
As I lay still in front of
What’s left of this broken life I’m holding on to
And the falling leaves don’t care
About the sins of human race.
All the falling leaves die
Way before they touch the ground.


TRANSLATION
Foglie Che Cadono
Ti dispiace?
Sto solo cercando di dormire.
Puoi spegnere un po’ la luce della luna?
Le senti anche tu?
Come una banda musicale, dal mio collo al mio cervello,
Loro borbottano canzoni
E chi sono io per farle tacere?
E mi danno consigli su come maneggiare i coltelli
E come stare nascosto dietro quel giovane stanco
Che passa con la sua faccia arrogante
E credo che abbiano ragione: è un nemico.
“Scusa, amico, adesso devi morire!”
Le foglie che cadono danzano in una scena cupa
Mentre sposto il cadavere lontano dalle luci.
Una pozza cremisi si gode l’ombra,
Non canta un grillo e tutte le voci sono tacitate.
Ma quanto in profondità lo seppellirò?
Poi torno a letto e conto i miei spicci
Con un sorriso enorme da orecchio a orecchio.
Ti dispiace?
Sto solo cercando di dormire
Sotto scatole umide di qualche forno.
Chiudo gli occhi e arrivano le voci.
E all’improvviso la terra smette di muoversi
Mentre resto immobile davanti a
Ciò che rimane di questa vita spezzata alla quale mi aggrappo
E le foglie che cadono non si preoccupano
Dei peccati della razza umana.
Tutte le foglie che cadono muoiono
Molto prima di toccare terra.

ANALISI AI
Falling Leaves è un brano dall’atmosfera profondamente inquietante, che esplora i meandri oscuri della psiche umana attraverso una narrazione frammentata e allucinata. Con un testo che oscilla tra delirio e realtà, la canzone si sviluppa come il flusso di coscienza di un individuo tormentato, perseguitato da voci interiori che lo spingono verso la violenza. Il protagonista sembra vivere ai margini della società, immerso in un’esistenza precaria e solitaria, dove la linea tra percezione e follia si fa sempre più sottile. Il testo trasmette una sensazione di crescente paranoia e alienazione, rafforzata da immagini evocative come la luna opprimente, i bisbigli incessanti e il macabro atto dell’omicidio, eseguito con un’apparente assenza di emozione. Tuttavia, la brutalità dell’azione non trova spazio per una vera elaborazione morale: il protagonista sembra accettare il proprio ruolo con un distacco quasi infantile, tornando subito alla sua routine con un sorriso distorto e innaturale. Il motivo delle foglie che cadono, ripetuto nel ritornello, funge da potente metafora dell’inevitabilità della decadenza e della morte, sottolineando l’indifferenza della natura di fronte ai drammi umani. Il brano si chiude in un’atmosfera di sospensione e smarrimento, con un ultimo accenno all’inesorabile fragilità dell’esistenza e alla sensazione di essere risucchiati da un vortice di peccato e condanna. Falling Leaves si distingue così come una riflessione cupa e disturbante sulla perdita di controllo, la solitudine e la percezione distorta della realtà, incarnando un senso di tragedia inevitabile che riecheggia nella mente dell’ascoltatore ben oltre l’ultima nota.
Do you mind? I’m just tryina sleep.
L’incipit della canzone è immediato e colloquiale, quasi casuale, ma cela un senso di disagio profondo. La domanda retorica “Do you mind?” esprime un’insofferenza nei confronti di un elemento disturbante, mentre il desiderio di dormire suggerisce un bisogno di pace interiore o di fuga dalla realtà. L’uso della forma contratta “tryina” (abbreviazione di “trying to”) dona un tono più naturale e spontaneo, rendendo il protagonista una figura immediatamente riconoscibile nella sua esasperazione quotidiana. Tuttavia, il fatto che non specifichi direttamente cosa lo stia infastidendo lascia già intuire che il problema non sia qualcosa di esterno, ma piuttosto una condizione mentale interna.
Can you turn the moonlight off a little bit?
Questa richiesta surreale accentua la sensazione di disorientamento del protagonista. La luce della luna, elemento naturale e inevitabile, diventa improvvisamente un fastidio, qualcosa che si vorrebbe controllare ma che, ovviamente, non può essere spento. La frase potrebbe essere interpretata come una metafora della sua difficoltà a sfuggire ai pensieri che lo tormentano: anche di notte, quando il mondo dovrebbe essere avvolto dal silenzio e dal riposo, qualcosa continua a disturbarlo. Il desiderio di attenuare la luce potrebbe anche simboleggiare una volontà di sottrarsi alla realtà, di sprofondare nell’oscurità per non affrontare ciò che lo assilla.
D’you hear ‘em too? Like a marching band, from my neck to my brain.
Qui il protagonista introduce chiaramente la sua allucinazione uditiva, personificata in un suono costante e caotico che risuona nella sua testa. L’immagine della “marching band” è particolarmente efficace: richiama il rumore assordante, ritmico e incessante di un gruppo di strumenti a percussione e fiato, creando un contrasto tra l’ordine apparente di una banda musicale e il caos psicologico che sta vivendo. L’uso della metafora anatomica “from my neck to my brain” suggerisce che il suono non sia solo un disturbo mentale, ma quasi fisico, come un’onda che risale dal corpo fino alla mente, rendendo impossibile ignorarlo. Il fatto che il protagonista chieda a un ipotetico interlocutore se le sente anche lui (“D’you hear ‘em too?”) potrebbe rivelare un’illusione di condivisione, un tentativo di normalizzare il proprio stato o un primo accenno di paranoia.
They just mutter songs and who am I to shut their mouth up?
Il verbo “mutter” suggerisce un mormorio costante, come un canto sussurrato e inquietante, un rumore di fondo che si insinua nella mente senza mai fermarsi. Qui emerge un aspetto cruciale: il protagonista non si sente in controllo delle voci, anzi, le considera quasi autonome, entità a sé stanti che parlano indipendentemente dalla sua volontà. L’affermazione “who am I to shut their mouth up?” è particolarmente significativa perché mostra una totale sottomissione al delirio: invece di cercare di combattere le voci, le legittima, come se avessero un’autorità superiore alla sua. Questa resa suggerisce un aggravarsi della sua condizione mentale, un progressivo distacco dalla realtà e una perdita di controllo sulla propria coscienza.
And they give me tips on how to handle knives.
Le voci non si limitano più a mormorare canzoni, ma iniziano a impartire istruzioni dirette, suggerendo un’escalation nel disturbo del protagonista. Il consiglio su come maneggiare coltelli introduce un elemento di pericolo concreto, insinuando che queste allucinazioni stiano spingendo il personaggio verso un comportamento violento. Il verbo “give me tips” rende il tutto ancora più inquietante, come se il protagonista accogliesse questi suggerimenti in modo quasi didattico, come se stesse imparando qualcosa di pratico e utile da queste voci. L’assenza di resistenza nei confronti di questi comandi sottolinea quanto il suo stato mentale sia ormai compromesso.
And how to lurk behind that sleepy young bloke walking by with his arrogant face.
L’uso del verbo “lurk” (“appostarsi”, “stare in agguato”) conferisce a questo verso un’atmosfera da predatore, insinuando un comportamento furtivo e premeditato. Il soggetto dell’attenzione del protagonista è descritto come un “sleepy young bloke”, un giovane apparentemente stanco e inconsapevole, il che potrebbe indicare che la vittima non abbia fatto nulla di specifico per meritarsi l’ostilità del narratore. Tuttavia, l’aggettivo “arrogant” suggerisce che il protagonista percepisca in lui una superiorità insopportabile, forse solo un’interpretazione distorta della realtà causata dalla sua paranoia. L’idea che il protagonista stia imparando come appostarsi dietro questa persona suggerisce che stia interiorizzando le istruzioni delle voci, spingendosi verso un atto che sembra sempre più inevitabile.
And I guess they’re right: he’s an enemy.
Il tono di questa frase è quasi rassegnato, come se il protagonista avesse ceduto definitivamente all’influenza delle voci. L’uso dell’espressione “I guess” (“suppongo”, “immagino”) lascia intendere che inizialmente ci fosse un dubbio, una resistenza, ma che alla fine egli abbia deciso di credere alle voci e di accettare la loro visione del mondo. Il concetto di “nemico” è particolarmente interessante perché trasforma il gesto di violenza imminente in una sorta di giustificazione: se il ragazzo è un nemico, allora è legittimo eliminarlo. Questo è un passaggio psicologico fondamentale, perché segna la definitiva adesione del protagonista alla sua psicosi.
“Sorry, pal, you have to die now!”
La battuta finale è brutale nella sua semplicità. L’uso di “Sorry, pal” (una falsa scusa, quasi beffarda) rende il tutto ancora più inquietante, suggerendo che l’atto che sta per compiere non sia nemmeno carico di vera rabbia, ma quasi di una necessità dettata da una logica interna ormai distorta. Il tono informale di questa frase, che potrebbe sembrare una battuta detta con leggerezza in un altro contesto, contrasta in modo netto con la gravità della situazione, sottolineando l’alienazione del protagonista. Il “devi morire ora” non lascia spazio a esitazioni o ripensamenti: la decisione è stata presa e l’atto violento è ormai inevitabile.
Falling leaves dance in a gloomy scene as I move the corpse away from the lights.
L’immagine iniziale è di un lirismo macabro e cinematografico, in cui la natura partecipa in maniera quasi coreografica alla scena del crimine. Le foglie che cadono non sono semplicemente un elemento di sfondo, ma sembrano “danzare”, suggerendo un movimento che contrasta con la rigidità della morte. Il verbo “dance” imprime un senso di leggerezza quasi innaturale, enfatizzando il contrasto tra la bellezza naturale e la brutalità dell’atto compiuto. Il paesaggio è descritto come “gloomy”, termine che evoca un’atmosfera cupa, tetra, quasi spettrale, aumentando la sensazione di isolamento e inevitabilità della scena. Il protagonista si sta occupando del cadavere, ma la specifica “away from the lights” indica chiaramente un tentativo di occultamento: il buio è la sua alleata, mentre la luce rappresenta un pericolo, un giudizio, la possibilità di essere scoperto. Questo spostamento suggerisce anche una meccanica ben definita, quasi ritualistica, come se l’atto fosse stato premeditato o almeno eseguito con una certa esperienza.
A crimson pool’s basking in the shades, not a cricket cries and all the voices stopped.
L’immagine della “crimson pool”, ovvero la pozza di sangue, è resa ancora più inquietante dall’uso del verbo “basking”, che generalmente si associa a qualcosa che si crogiola al sole, come un animale che si scalda o una persona che si rilassa. L’accostamento di un termine così evocativo con il sangue crea un effetto disturbante, come se la violenza stessa fosse in qualche modo compiaciuta della propria esistenza, un dettaglio che rafforza l’idea di un assassino che non prova rimorso. Il contrasto tra “basking” e “in the shades” è particolarmente efficace, suggerendo che anche nel buio più profondo ci sia comunque una sorta di esposizione, che il sangue, pur nascosto, rimane un elemento che non può essere del tutto celato. Il secondo segmento della frase introduce un silenzio innaturale: “not a cricket cries” richiama il classico tropo del silenzio assoluto dopo un evento traumatico o sovrannaturale, come se persino la natura si fosse fermata in un momento di sospensione. Il fatto che anche le voci si siano interrotte è particolarmente significativo, perché indica che fino a quel momento erano presenti, attive, ossessive. Questo improvviso silenzio potrebbe suggerire due letture: o l’atto di violenza ha finalmente placato il tormento interiore del protagonista, o è semplicemente una pausa momentanea, un’illusione di quiete prima che il ciclo di follia riprenda.
But how deep am I gonna bury him?
Questa domanda introduce un momento di riflessione pratica che però cela un sotto testo psicologico molto più complesso. Non è semplicemente una questione logistica su quanto scavare, ma una riflessione sulla gravità e l’irreversibilità del gesto. Il dubbio implicito lascia intendere che il protagonista non sia completamente padrone della situazione, che nonostante la freddezza mostrata fino a quel momento, ci sia ancora un barlume di esitazione. Il fatto che la domanda sia posta in maniera colloquiale e quasi distaccata (“am I gonna” anziché “am I going to”) suggerisce un atteggiamento che oscilla tra il pragmatismo e l’assurdo, come se il personaggio stesse cercando di razionalizzare qualcosa di intrinsecamente irrazionale. La profondità della sepoltura potrebbe anche essere una metafora del suo tentativo di reprimere il senso di colpa o le conseguenze delle proprie azioni: più in profondità scaverà, più lontano sarà dal confronto con ciò che ha fatto.
Then I’m back to bed and I count my change with a massive smile from ear to ear.
Il ritorno a una routine apparentemente banale dopo un omicidio rafforza il senso di distacco emotivo del protagonista. Il fatto che si rimetta a letto suggerisce un bisogno di normalità, come se il gesto compiuto non fosse nulla di straordinario. Tuttavia, il dettaglio del “count my change” è particolarmente interessante: il denaro spesso rappresenta il valore materiale delle azioni, e qui potrebbe indicare un guadagno ottenuto dal delitto o semplicemente un modo per distogliere la mente dall’accaduto. La sua ossessione per il denaro potrebbe anche alludere a una mentalità pragmatica e calcolatrice, come se tutto avesse un prezzo e lui stesse cercando di misurare la propria soddisfazione attraverso qualcosa di concreto. Il sorriso “from ear to ear” è un’immagine fortemente disturbante, evocativa di un’espressione innaturale, quasi grottesca. Questo dettaglio lascia intendere che il protagonista non solo è soddisfatto, ma che questa soddisfazione è eccessiva, quasi caricaturale, segno di un’instabilità emotiva sempre più evidente.
Do you mind? I’m just tryina sleep under moist boxes of some ovens.
Questa frase riprende l’incipit della canzone, creando un collegamento ciclico che rafforza l’idea di una mente intrappolata in una routine patologica. La richiesta iniziale, “Do you mind?”, è nuovamente un’espressione di insofferenza, ma qui è resa ancora più surreale dalla specificazione del luogo in cui sta cercando di dormire. Il fatto che si trovi “under moist boxes of some ovens” è altamente evocativo: l’umidità e la presenza di forni suggeriscono un ambiente angusto, forse una cucina industriale abbandonata o un seminterrato, un luogo che amplifica il senso di squallore e disagio. Questa scelta di ambientazione potrebbe avere molteplici significati simbolici: il forno richiama il calore e la trasformazione, ma anche la distruzione e la morte, mentre l’umidità evoca un senso di putrefazione e abbandono. Potrebbe essere il luogo in cui si è rifugiato dopo il delitto, oppure un richiamo a un luogo della sua memoria, un rifugio in cui si sente paradossalmente al sicuro nonostante il suo degrado.
I close my eyes and come the voices.
La chiusura degli occhi è un gesto che solitamente precede il sonno, ma qui sembra essere il segnale di un ritorno al tormento interiore. Il fatto che le voci tornino proprio in quel momento suggerisce che non sono mai scomparse davvero, ma solo temporaneamente messe a tacere dall’atto violento. Questo rafforza l’idea che il protagonista non uccida per rabbia o per vendetta, ma per cercare di placare qualcosa dentro di sé, senza mai riuscirci davvero. L’uso della costruzione “come the voices” invece di una formulazione più convenzionale (“the voices come”) dona alla frase un tono più poetico e inevitabile, come se le voci non fossero semplicemente un effetto del suo stato mentale, ma una presenza autonoma, un’entità che ritorna indipendentemente dalla sua volontà. Questo ultimo verso chiude la sezione con un senso di fatalismo: il ciclo continua, e il protagonista è condannato a ripetere la stessa spirale di violenza e tormento senza mai trovare una vera via d’uscita.
And all at once the earth stops moving
Il verso inizia con una frase che interrompe bruscamente il flusso narrativo precedente, quasi come un’infrazione della naturalezza del tempo e dello spazio. L’uso di “all at once” implica un cambiamento improvviso, un evento che non si sviluppa gradualmente, ma che arriva come una scossa. L’immagine dell’”earth stops moving” è estremamente potente e simbolica, evocando una sensazione di fermo totale, un arresto che potrebbe essere sia fisico che psicologico. Questo blocco potrebbe riferirsi a una presa di coscienza profonda da parte del protagonista, che in un certo senso si rende conto che tutto ciò che lo circonda è immobile, come se fosse prigioniero in un limbo o in una condizione di sospensione temporale. L’effetto di fermare la Terra nel suo movimento potrebbe anche essere un richiamo al concetto di una morte o di un destino inevitabile: l’esistenza stessa sembra fermarsi davanti all’ineluttabilità dell’atto o dell’evento a cui il protagonista sta assistendo o partecipando.
As I lay still in front of what’s left of this broken life I’m holding to
Il protagonista si trova immobile, non solo fisicamente, ma anche emotivamente e mentalmente. L’espressione “lay still” implica una sorta di paralisi, una stagnazione che suggerisce un coinvolgimento nel suo stesso dolore. La “broken life” è una metafora evidente che riflette una condizione di esistenza frammentata, distrutta, che non può più essere ricomposta o recuperata. Il termine “holding to” è interessante, in quanto, nonostante la vita sia “broken”, il protagonista sta cercando di aggrapparsi a ciò che resta, pur sapendo che si tratta di qualcosa di fragile e compromesso. Non si tratta di una lotta per vivere, ma piuttosto di una resistenza al completo disfacimento. La vita che resta è una sorta di reliquia, una presenza opaca che il protagonista non riesce a lasciar andare, ma che nello stesso tempo non può realmente salvare o riparare. C’è un senso di impotenza che permea il verso: lui “tiene” ciò che resta della sua esistenza, ma solo per il peso che porta, non per un vero attaccamento o speranza.
And the falling leaves don’t care about the sins of human race.
Le foglie che cadono sono un altro potente simbolo in questa canzone, e qui diventano il veicolo per una riflessione filosofica e cosmica. La scelta del verbo “don’t care” conferisce alle foglie una qualità di indifferenza quasi divina, come se la natura, simbolizzata dalle foglie che si staccano dagli alberi, fosse al di sopra dei peccati umani. Questo verso introduce un contrasto tra la tragedia o i fallimenti umani e la neutralità del mondo naturale. Le foglie, simbolo della vita che finisce, non sono toccate dalle azioni umane, come se gli uomini, con tutte le loro colpe, non potessero alterare il corso naturale delle cose. La riflessione sui “sins of human race” dà il tono di una condanna universale, ma non c’è rabbia né giudizio nel verso: le foglie non si preoccupano, suggerendo che le azioni umane siano piccole e insignificanti rispetto all’immensità dell’universo e ai cicli della natura. Questo può anche implicare un senso di fatalismo, dove le colpe umane non sono altro che piccoli dettagli in un mondo che continua a girare, indifferente.
All the falling leaves die way before they touch the ground.
Questo verso conclude il pensiero filosofico e poetico sulla natura e la morte. Le foglie che “muoiono prima di toccare terra” sono un’immagine profondamente suggestiva e simbolica. La morte, qui, non è qualcosa che avviene alla fine del processo naturale, ma è un evento che precede l’arrivo al destino finale, come se la morte stessa fosse parte del ciclo ben prima che qualcosa si materializzi completamente. Le foglie che non riescono a raggiungere il suolo sono come sogni non realizzati o azioni incompiute, che vengono abbandonate prima di compiere il loro percorso finale. Questa immagine di morte prematura può anche essere letta come una metafora della vita del protagonista, che vive con una sensazione di incompiutezza e di fallimento, di qualcosa che è destinato a finire prima ancora di poter arrivare a compimento. C’è un senso di spreco e di vanità, come se il mondo intero fosse in grado di assistere alla morte e alla fine prima che esse raggiungano il loro apice naturale. Il fatto che questo avvenga prima che le foglie tocchino il suolo aggiunge un ulteriore strato di tristezza e di perdizione, suggerendo che nemmeno la natura possa dare una vera chiusura.
“Falling Leaves” si presenta come una composizione intrisa di simbolismo e introspezione, dove l’autore esplora il conflitto tra la percezione personale della realtà e la distorsione mentale che accompagna l’esperienza del protagonista. L’intera canzone appare come un flusso di coscienza interrotto da immagini inquietanti e riflessioni esistenziali che esplorano la morte, la solitudine e la ricerca di significato. La ripetizione del tema delle foglie che cadono e il contrasto tra il naturale processo di decadenza e l’interiorità turbolenta del protagonista diventano i fili conduttori di una narrazione che non cerca redenzione, ma piuttosto una comprensione dolorosa dell’ineluttabilità di certi processi emotivi e psicologici. Il protagonista è descritto come un essere intrappolato in una spirale di voci e pensieri ossessivi che lo portano a un senso di alienazione, in cui l’atto di agire—nella sua brutalità—diventa quasi una fuga da un’inquietudine senza fine. L’uso di immagini forti, come il “cadavere” da spostare e la “pozza cremisi”, inserisce la canzone in un contesto di violenza silente, che pur non trovando una giustificazione esplicita, si lascia leggere come il prodotto di una mente tormentata. La disillusione è palpabile nelle parole finali, dove la morte e la decadenza non sono solo eventi fisici, ma anche condizione psicologica, e le foglie che cadono troppo presto per toccare terra sembrano simboleggiare le vite interrotte, le esperienze incompiute e la triste consapevolezza che nulla di umano sfugge alla sua tragica caducità. Nel complesso, “Falling Leaves” non è solo una riflessione sulla morte, ma una meditazione sulla condizione umana, sulla fragilità della vita e sulla sofferenza che accompagna la consapevolezza di ciò che sfugge di mano prima ancora che si realizzi.

SPARTITO
Coming Soon
ACCORDI
Coming Soon
DEMO & REGISTRAZIONI DI PROVA
VIDEO
CREDITI
Lyrics by Marco Delrio, Music by Walter Visca, Marco Delrio,Damiano Giordano
CONTACTS
Mail: delriomarco.md@gmail.com
Telegram me @mvrcodelrio
o lascia un commento in fondo alla pagina per iniziare una corrispondenza epistolare. 💜

disclaimer: Gli articoli presenti in questa sezione del blog includono analisi di poesie effettuate dall’intelligenza artificiale. È importante tenere presente che le interpretazioni artistiche e letterarie sono spesso soggettive e possono variare notevolmente da persona a persona. Le analisi fornite dall’intelligenza artificiale sono basate su modelli di linguaggio e dati storici, ma non riflettono necessariamente l’unico o il “vero” significato di una poesia. Le analisi dell’intelligenza artificiale possono offrire prospettive interessanti e nuove su opere letterarie, ma non dovrebbero sostituire l’approccio critico umano o l’interpretazione personale. Si consiglia agli utenti di prendere in considerazione le analisi dell’intelligenza artificiale come un punto di partenza per la riflessione e il dibattito, piuttosto che come un’opinione definitiva. Si prega di ricordare che l’arte, compresa la poesia, è aperta a molteplici interpretazioni e sfumature, e il piacere della sua scoperta deriva spesso dalla libertà di interpretazione personale. Inoltre, l’intelligenza artificiale potrebbe non essere in grado di cogliere completamente l’aspetto emotivo o contestuale di una poesia, il che rende ancora più importante considerare le analisi con una mente aperta e critica.
Scrivi una risposta a Marco Delrio Cancella risposta