“Metaplasia”

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TESTO

Trialoghi icastici su chaise-longues di satin
Nel nidore di moka a venti alle tre;
Tu una pareidolia nel marmo fumé
E io l’antipatia in una benna di gel
E il solito a cena: déjà-vu e flashbacks
Poi iperico in vena, Light Blue e vin brûlé
Ma sarà colpa mia o del mio viver di “se”
In una poesia di Corbière, dell’apatia demodé
O, forse, va beh, delle tre medie di Chouffe,
Della tua voce da stronza o delle tue Winston Blue
Se non capisco più un cazzo e quoto Cavour
E rido come un pazzo in coda al Carrefour,
Se grido e non senti, se m’accorgo ch’è strano,
Se vivo di stenti in un ricordo malsano
E digrigno i denti e borbotto “Mai più!”
Ma muoio un po’ dentro a ogni puff di Light Blue

Che poi, col senno di poi, c’è un segno di noi
Su una palma emaciati, ricordi?
Se vuoi, ti parlo di noi e del nostro “giammai”
O quando ti ho baciata e tu m’hai preso a morsi.

Rimproveri etilici al bancone di un bar
Mentre mischio la vodka a uno shot di Cynar
E io atarassia – circa – e creatività
E tu la mia litania sulla scala di Fa
E io il solito scemo: Light Blue e post-punk,
Hashtag “Sereno” e poi bestemmio in un pub
A quel solito dio che ha lasciato a metà
Persino l’addio di una decade fa
O, forse, chissà, dovea andare così
E son stupido io a cantarti nei riff
Ed è una terapia questa malinconia
E tu che resti via come in un brutto film
Che non voglio ma scrivo, ormai, per pietà:
È solo un palliativo che adorno di strass
E di un finto sorriso a cui non credi più.
Io divelto e deriso dallo smog di Light Blue

Ché, poi, non ci penso più, ormai,
Non ha senso e lo sai
Ma ho una foto sbiadita di noi che, semmai,
Te la mando se vuoi; era il giorno che, poi,
Ti ho di nuovo baciata e mi hai preso a mazzate.

Myricae e preamboli sulle note di un blues
Che, poi, odio Pascoli e ho gli Offspring in loop
Per la malinconia di quella gioventù
Di cazzate e follia, di vizi e virtù
E tu, vestita di niente, a leggermi Proust;
Era corto il “per sempre” che volevi anche tu
E poi un’altra bugia, io che scappavo giù
E la tua apologia verso tutti i tabù.
Non ci pensi anche tu? Forse non quanto me
Ma eri bella da matti e io non ero granché
E parlavi con tutti, io restavo dappié
Con due stracci malconci a sentirmi il tuo re;
Non ci pensi anche te che ormai non torna più?
Ci siam persi in promesse poco prima del clou
E non nego gli sforzi per scordar quel che fu
E annego in ricordi di noi e Light Blue

Ché poi, col senno di poi, c’è un “me” senza “noi”
Fin dal primo giorno di scuola;
Se vuoi, ti canto di noi e del nostro viavai
O di quando ti ho vista e tu… Buh.

(n.d.a.: registrai questa DEMO durante il periodo di quarantena del 2020 trasformando la camera da letto in una specie di studio, decisamente non insonorizzato. Per registrare le tracce di voce è bastato chiudermi dentro l’armadio, schivando le camicie appese e sperando che anche al vicino piacesse la melodia.)

COMMENTO DELL’AUTORE

INFO AI: La metaplasia è un processo biologico in cui un tipo di cellula si trasforma in un altro tipo di cellula, spesso in risposta a un danno o a una condizione patologica nell’organismo. Questo fenomeno è evidente anche nella canzone “Metaplasia”, in cui il narratore sembra attraversare una metamorfosi emotiva e psicologica. Le immagini e le metafore utilizzate nella canzone riflettono una trasformazione interiore, in cui il narratore si confronta con il suo passato, i ricordi e le relazioni passate. Come le cellule che si adattano e si trasformano per sopravvivere, il narratore si confronta con il proprio dolore, la nostalgia e il senso di perdita, cercando di trovare un senso di comprensione e accettazione. La canzone cattura questa esperienza di metamorfosi emotiva, in cui il narratore cerca di riadattarsi e trasformarsi per affrontare il presente e il futuro, mentre riflette sulle sue esperienze passate e il significato che esse hanno nel suo percorso di vita.


ANALISI AI [BETA]

L’analisi dell’IA fornita in questo blog ha lo scopo di offrire una prospettiva interessante e di stimolare la riflessione sulla musica e sul suo significato. Tuttavia, si consiglia di considerarla come un punto di partenza per ulteriori esplorazioni e discussioni, anziché come una valutazione definitiva. La bellezza dell’arte musicale risiede nella sua diversità di interpretazioni, e invitiamo gli utenti a condividere le proprie opinioni e riflessioni sulle canzoni in discussione.


“Metaplasia” si apre con un dipinto vivido e suggestivo, trasportandoci in un contesto di intimità e riflessione. I trialoghi icastici su chaise-longues di satin e il profumo di moka alle tre del mattino delineano un’atmosfera di malinconica contemplazione. Il protagonista si ritrova immerso in un dialogo interiore, una sorta di viaggio nel proprio io più profondo, confrontandosi con sé stesso e con le proprie esperienze. Attraverso immagini e sensazioni coinvolgenti, il testo ci conduce in un labirinto di ricordi, rimpianti e speranze spezzate. La narrazione si dipana tra riflessioni filosofiche, riferimenti letterari e dettagli quotidiani, offrendo uno sguardo intimo e struggente sulla condizione umana e sulle relazioni. La presenza costante del Light Blue, come simbolo di nostalgia e rimpianto, permea il testo di un senso di struggente malinconia, evidenziando il conflitto interiore del protagonista. La canzone si rivela un viaggio emotivo attraverso il passato e il presente, un’ode alla fragilità dell’esistenza umana e alla ricerca di significato in un mondo intriso di ambiguità e incertezza.

Verso 1: Trialoghi icastici su chaise-longues di satin Il verso si apre con una descrizione pittoresca che evoca un’atmosfera di intimità e dialogo profondo. I “trialoghi icastici” suggeriscono un confronto dialettico intenso e articolato, mentre il riferimento alle chaise-longues di satin suggerisce un ambiente lussuoso e raffinato, in contrasto con il tono introspettivo della situazione.

Verso 2: Nel nidore di moka a venti alle tre; La scena si sviluppa ulteriormente, con il profumo del caffè che permea l’aria e contribuisce a creare un’atmosfera accogliente e familiare. Il dettaglio del momento specifico, “a venti alle tre”, aggiunge un tocco di realismo e immediatazza alla situazione.

Verso 3: Tu una pareidolia nel marmo fumé Il verso introduce un’immagine metaforica intrigante, descrivendo il “tu” come una pareidolia nel marmo fumé. Questa immagine suggerisce una percezione soggettiva e ambigua della persona amata, che appare come un’illusione o un riflesso nell’opacità del marmo.

Verso 4: E io l’antipatia in una benna di gel Il narratore si descrive come “l’antipatia in una benna di gel”, suggerendo un senso di isolamento e disconnessione emotiva. Questa immagine contrasta con l’atmosfera di intimità della scena iniziale, evidenziando la solitudine e l’estraniamento del narratore.

Verso 5: E il solito a cena: deja-vu e flashbacks Il verso introduce un ritornello di routine nella vita del narratore, caratterizzato da sensazioni di déjà-vu e flashbacks. Questi elementi suggeriscono un senso di ripetizione e monotonia, indicando una mancanza di novità o sorpresa nella vita quotidiana del narratore.

Verso 6: Poi iperico in vena, Light Blue e vin brulé Il verso fa riferimento a una serie di sostanze o abitudini utilizzate dal narratore per affrontare le proprie emozioni o stati d’animo. L’iperico è un’erba utilizzata tradizionalmente come antidepressivo, mentre Light Blue potrebbe riferirsi a una fragranza o a un profumo associato a ricordi o emozioni specifiche. Il vin brulé aggiunge un tocco di calore e conforto alla scena.

Verso 7: Ma sarà colpa mia o del mio viver di “se” Il narratore si interroga sulla responsabilità delle proprie azioni e scelte di vita, suggerendo un senso di autoanalisi e autocritica. L’uso della frase “viver di ‘se’” suggerisce una tendenza a riflettere sul passato e a rimuginare sui “se” e sui “ma”, indicando una sorta di ossessione per ciò che avrebbe potuto essere diverso.

Verso 8: In una poesia di Corbière, dell’apatia demodé Il verso fa riferimento a Corbière, un poeta francese del XIX secolo noto per la sua poetica malinconica e introspezione. L’”apatia demodé” suggerisce un’indifferenza emotiva o un distacco dalle emozioni, in contrasto con la profondità delle emozioni esplorate nelle poesie di Corbière.

n.d.a.: sapevo che sarebbe stato frainteso facilmente il concetto di apatia e ho tentato di accostarlo a quello che intendevo con la parola “demodé” ma nemmeno l’AI pare aver compreso. Non la biasimo, avrei potuto essere più chiaro sul fatto ch’intendevo il concetto di apatia stoica, lo stato di perfezione contemplativa dello spirito, in cui nulla si aborre e nulla si desidera che, quasi, coincide sostanzialmente con l’adiaforia e l’atarassia ed è l’ideale del saggio. L’atarassia farà capolino nella seconda parte.

Verso 9: O, forse, va beh, delle tre medie di Chouffe, Il verso introduce un’immagine di casualità e casualità, facendo riferimento a tre medie di Chouffe, un marchio di birra belga. Questa immagine contrasta con la profondità delle riflessioni precedenti, suggerendo un senso di disorientamento o di sfida nel trovare un significato nelle esperienze quotidiane.

Verso 10: Della tua voce da stronza o delle tue Winston Blue Il narratore riflette sulle influenze e sulle relazioni nella propria vita, facendo riferimento alla voce della persona amata e alle sue sigarette Winston Blue. Queste immagini evocano ricordi e emozioni specifiche legate al rapporto tra il narratore e il “tu”.

Verso 11: Se non capisco più un cazzo e quoto Cavour Il verso esprime una sorta di confusione o disorientamento del narratore, che si trova a cercare un senso nel caos della propria vita. L’atto di “quotare Cavour” suggerisce un tentativo di trovare una guida o un punto di riferimento nelle parole di un altro, anche se il significato è oscuro o incomprensibile.

Verso 12: E rido come un pazzo in coda al Carrefour, Il narratore descrive un momento di straniamento o alienazione, ridendo “come un pazzo” in una situazione quotidiana, come la fila al supermercato Carrefour. Questa immagine suggerisce un senso di disconnessione dalla realtà circostante e una sorta di follia interiore.

Verso 13: Se grido e non senti, se m’accorgo ch’è strano, Il narratore riflette sulle proprie esperienze di comunicazione e interazione con gli altri, esprimendo un senso di frustrazione o impotenza nel non essere compreso o ascoltato. Questo verso evidenzia la distanza emotiva tra il narratore e il “tu”, e il senso di estraneità che ne deriva.

Verso 14: Se vivo di stenti in un ricordo malsano Il verso suggerisce un senso di dolore o tormento derivante dai ricordi passati, che continuano a influenzare la vita del narratore in modo negativo. Questo contribuisce alla creazione di un’atmosfera malinconica e introspettiva, in cui il narratore è intrappolato nei ricordi del passato.

Verso 15: E digrigno i denti e borbotto “Mai più!” Il narratore esprime un senso di rabbia o frustrazione, digrignando i denti e giurando di non ripetere gli errori del passato. Questo verso riflette una volontà di cambiamento e crescita personale, anche se il narratore è consapevole delle difficoltà nel farlo.

Verso 16: Ma muoio un po’ dentro a ogni puff di Light Blue Il verso si conclude con un’immagine potente e simbolica, suggerendo che ogni momento di nostalgia o ricordo associato al profumo di Light Blue contribuisce a una sorta di morte interiore o perdita di sé. Questo contribuisce a creare un senso di tensione e conflitto nel narratore, evidenziando la complessità delle sue emozioni e delle sue esperienze.

Verso 17: Che poi, col senno di poi, c’è un segno di noi Il ritornello inizia con una riflessione sul passato, suggerendo che con il passare del tempo diventa evidente la presenza e l’impatto della relazione passata. L’uso della frase “col senno di poi” implica una prospettiva retrospettiva, suggerendo che solo guardando indietro il narratore riesce a cogliere pienamente la portata della relazione.

Verso 18: Su una palma emaciati, ricordi? Il verso introduce un’immagine di intimità fisica, con riferimento a “una palma emaciati”, suggerendo un momento di tenerezza e vicinanza tra il narratore e il “tu”. Il termine “emaciati” potrebbe suggerire una sensazione di fragilità o vulnerabilità, aggiungendo un’atmosfera di malinconia alla scena.

Verso 19: Se vuoi, ti parlo di noi e del nostro “giammai” Il narratore offre al “tu” la possibilità di rivisitare insieme i ricordi della loro relazione e delle promesse mai mantenute. L’uso della parola “giammai” suggerisce una sorta di idealizzazione del passato, insieme a un senso di rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere. Questo verso riflette un desiderio di riconciliazione o di comprensione reciproca.

Verso 20: O quando ti ho baciata e tu m’hai preso a morsi Il ritornello si conclude con un momento di intimità fisica e passione tra il narratore e il “tu”, evocando un ricordo vivido di un momento condiviso. L’immagine del bacio seguito da morsi suggerisce una connessione intensa e passionale tra i due, mentre il narratore sembra afferrare questi ricordi come unica consolazione nel presente.

n.d.a.: na, erano morsi e basta.

Verso 21: Rimproveri etilici al bancone di un bar Il verso introduce una scena di confusione e disperazione, con il narratore che affronta i suoi conflitti interiori in un ambiente di consumo di alcolici. L’immagine del “bancone di un bar” suggerisce un senso di intimità e familiarità con il luogo, mentre i “rimproveri etilici” indicano una forma di auto-flagellazione o auto-critica.

Verso 22: Mentre mischio la vodka a uno shot di Cynar Il verso continua a descrivere l’azione del narratore, che cerca di annegare i propri pensieri mescolando bevande alcoliche. La vodka e lo shot di Cynar possono essere interpretati come un tentativo di sfuggire alla realtà o di sopprimere le emozioni negative.

Verso 23: E io atarassia – circa – e creatività Il narratore riflette sul proprio stato mentale, descrivendo una sorta di calma apparente (“atarassia”) e la presenza di creatività nonostante la situazione difficile. Tuttavia, l’uso del termine “circa” suggerisce una certa incertezza o ambiguità nella percezione del narratore.

Verso 24: E tu la mia litania sulla scala di Fa Il verso fa riferimento alla persona amata come la “mia litania sulla scala di Fa”, suggerendo che la sua presenza o la sua assenza sono costanti nella vita del narratore. La “scala di Fa” può essere interpretata come un simbolo di un ciclo infinito di desiderio e dolore.

Verso 25: E io il solito scemo: Light Blue e post-punk, Il narratore si descrive come il “solito scemo”, suggerendo una sorta di auto-derisione o auto-svalutazione. L’uso di “Light Blue” come elemento ricorrente nella vita del narratore suggerisce la persistenza della nostalgia e dei ricordi legati a questa fragranza. Il riferimento al “post-punk” potrebbe indicare un’adesione a uno stile di vita o a una cultura giovanile alternativa.

Verso 26: Hashtag “Sereno” e poi bestemmio in un pub Il verso introduce un contrasto tra l’apparenza di serenità (“Hashtag ‘Sereno’”) e la reale angoscia interiore del narratore, che si manifesta attraverso il gesto di bestemmiare in un luogo pubblico. Questo suggerisce una lotta interna tra l’immagine proiettata e la realtà vissuta.

Verso 27: A quel solito dio che ha lasciato a metà Il narratore esprime un senso di abbandono o rifiuto da parte di una figura divina, suggerendo un’esperienza di dolore o tradimento spirituale. L’immagine del “solito dio” che ha lasciato a metà suggerisce una delusione profonda e persistente.

Verso 28: Persino l’addio di una decade fa Il verso fa riferimento a un momento passato di separazione o addio, che continua a pesare sul narratore nonostante il tempo trascorso. Questo indica una sorta di cicatrice emotiva o un trauma non risolto nel passato del narratore.

Verso 29: O, forse, chissà, dovea andare così Il narratore riflette sul destino o sulle scelte che hanno portato alla situazione attuale, esprimendo una certa ambivalenza o incertezza riguardo al proprio percorso di vita.

Verso 30: E son stupido io a cantarti nei riff Il verso suggerisce un senso di rimpianto o autocritica da parte del narratore, che si considera “stupido” per continuare a pensare al “tu” e alle emozioni associate a questa persona. Il riferimento ai “riff” potrebbe indicare un tentativo del narratore di esprimere le proprie emozioni attraverso la musica o la creatività.

Verso 31: Ed è una terapia questa malinconia Il narratore riflette sulle emozioni contrastanti che sperimenta, suggerendo che la malinconia e il dolore possono essere vissuti come una forma di terapia o autoconsolazione.

Verso 32: E tu che resti via come in un brutto film Il verso esprime un senso di frustrazione o disillusione nei confronti del “tu”, che sembra distante o inaccessibile al narratore. L’immagine del “brutto film” suggerisce una sensazione di irrealità o insoddisfazione rispetto alla situazione attuale.

Verso 33: Che non voglio ma scrivo, ormai, per pietà: Il narratore riflette sulla propria necessità di scrivere e esprimere le proprie emozioni, anche se non vuole farlo, quasi per compassione verso se stesso o per trovare una qualche forma di sollievo.

Verso 34: È solo un palliativo che adorno di strass Il verso suggerisce che l’atto di scrivere e riflettere sulle proprie emozioni è solo un modo temporaneo per affrontare il dolore o la tristezza, simile a un “palliativo” che offre un sollievo momentaneo. L’immagine degli “strass” suggerisce una sorta di falsità o artificio nella ricerca di conforto.

Verso 35: E di un finto sorriso a cui non credi più. Il narratore ammette che il suo sorriso è diventato finto e privo di significato, suggerendo una sorta di perdita di fiducia o speranza nel trovare vera gioia o felicità. Questo verso riflette una profonda disillusione o desiderio di autenticità da parte del narratore.

Verso 36: Io divelto e deriso dallo smog di Light Blue

Il verso conclude la sezione con un’immagine evocativa che simboleggia l’impatto persistente e dannoso del profumo di Light Blue sulla vita del narratore. Lo “smog” rappresenta una sorta di inquinamento emotivo o psicologico che avvolge il narratore, impedendogli di trovare pace o chiarezza mentale. La scelta del profumo come simbolo di questa “smog” è significativa, poiché indica che il narratore è intrappolato nei ricordi e nelle emozioni legate a questo profumo, che continuano a tormentarlo e a ostacolarlo nel suo percorso verso la guarigione o il superamento delle difficoltà.

Verso 37: Ché, poi, non ci penso più, ormai, Il ritornello inizia con una dichiarazione di rassegnazione e distacco emotivo da parte del narratore. Il ripetersi del “poi” suggerisce una riflessione sul passato e un atteggiamento di accettazione nei confronti di ciò che è stato. L’uso di “non ci penso più, ormai” indica che il narratore ha raggiunto un punto in cui non vuole più rimuginare su determinati eventi o situazioni.

Verso 38: Non ha senso e lo sai Il verso continua a enfatizzare il senso di futilità o insignificanza delle riflessioni del narratore sul passato. L’aggiunta di “e lo sai” suggerisce che il narratore sta parlando con qualcun altro, forse la persona a cui si rivolge la canzone, e che questa persona condivide la stessa consapevolezza riguardo alla situazione.

Verso 39: Ma ho una foto sbiadita di noi che, semmai, Il narratore introduce il concetto di una foto sbiadita come simbolo dei ricordi del passato condiviso con l’altra persona. L’uso di “semmai” suggerisce un senso di incertezza o dubbio sul significato o sull’utilità di condividere questa foto con l’altra persona. Potrebbe anche implicare un’apertura a una possibile ricomposizione della relazione o una volontà di condivisione nonostante le circostanze.

Verso 40: Te la mando se vuoi; era il giorno che, poi, Il narratore offre alla persona amata la possibilità di ricevere la foto sbiadita, lasciando la decisione a lei. L’uso di “era il giorno che, poi,” suggerisce che la foto raffigura un momento significativo, forse il giorno in cui si sono riavvicinati o hanno condiviso un momento intimo.

Verso 41: Ti ho di nuovo baciata e mi hai preso a mazzate. Il verso conclude il ritornello con un’immagine contrastante e potente: il narratore ricorda di essere stato baciato dalla persona amata, ma subito dopo è stato colpito o ferito da lei, rappresentando un conflitto emotivo o una situazione di amore e odio. L’uso di “mazzate” suggerisce un’azione violenta o aggressiva, aggiungendo un elemento di turbolenza e conflitto alla relazione tra i due personaggi.

Verso 42: Myricae e preamboli sulle note di un blues Il verso evoca un contrasto tra la poesia di Giovanni Pascoli, rappresentata dalla raccolta “Myricae”, che riflette su temi di natura e nostalgia, e l’atmosfera più cupa e malinconica del blues. Questa combinazione suggerisce una profonda riflessione interiore del narratore, che si muove tra la nostalgia dei ricordi e il senso di tristezza rappresentato dalla musica blues.

Verso 43: Che, poi, odio Pascoli e ho gli Offspring in loop Qui, il narratore ribadisce il proprio disgusto per la poesia di Pascoli, un contrasto con la preferenza per la musica degli Offspring, che rappresenta un’energia più ribelle e contemporanea. Questa contrapposizione indica una lotta interna tra il desiderio di abbracciare la tradizione e la cultura letteraria e il bisogno di esprimere se stesso attraverso forme più moderne di espressione.

n.d.a.: non è che “odio” Pascoli, eh, si badi bene. Diciamo che v’è un’atavica repulsione anche solo al nome, per quanto Myricae sia una delle mie raccolte di liriche preferite. Probabilmente, da qualche parte in fondo alle stanze del mio cervello v’è qualche trauma legato a Pascoli che non riesco a dissotterrare. Vai a capire.

Verso 44: Per la malinconia di quella gioventù Il verso riflette sul senso di malinconia che accompagna la giovinezza del narratore, suggerendo che il passato è associato a sentimenti di tristezza e rimpianto.

Verso 45: Di cazzate e follia, di vizi e virtù Qui, il narratore riflette sulla natura contraddittoria della giovinezza, caratterizzata da azioni impulsive e comportamenti audaci, ma anche da momenti di saggezza e crescita personale. Questa dualità contribuisce alla complessità del ricordo della gioventù.

Verso 46: E tu, vestita di niente, a leggermi Proust; Il verso dipinge un’immagine intima del “tu” che legge Proust, suggerendo un’aura di intelligenza e sensualità. La scena suggerisce un momento di intimità condivisa tra il narratore e il “tu”, che si svolge in un ambiente tranquillo e rilassante.

Verso 47: Era corto il “per sempre” che volevi anche tu Qui, il narratore riflette sulla fugacità delle promesse romantiche fatte nella relazione, suggerendo che la durata del “per sempre” non corrispondeva alla realtà dei fatti.

Verso 48: E poi un’altra bugia, io che scappavo giù Il verso suggerisce un senso di colpa del narratore per aver mentito e per aver evitato di affrontare i problemi nella relazione, preferendo la fuga rispetto alla responsabilità.

Verso 49: E la tua apologia verso tutti i tabù. Qui, il narratore riflette sul fatto che il “tu” sembrava giustificare o difendere comportamenti considerati tabù o moralmente discutibili, suggerendo una mancanza di moralità o di giudizio da parte del “tu”.

Verso 50: Non ci pensi anche tu che ormai non torna più? Il verso riflette sul senso di perdita e di irrimediabilità della situazione attuale della relazione. Il narratore si chiede se anche il “tu” condivide questo senso di mancanza e di impossibilità di ritornare al passato.

Verso 51: Ci siam persi in promesse poco prima del clou Qui il narratore riflette sul momento critico in cui le promesse fatte nella relazione sembrano essersi disgregate e non essere state mantenute. Questo momento segna un punto di svolta nella storia d’amore, quando le speranze e le aspettative si sono infrante.

Verso 52: E non nego gli sforzi per scordar quel che fu Il narratore ammette di aver cercato di dimenticare il passato e gli eventi dolorosi della relazione, facendo uno sforzo conscio per lasciarsi alle spalle ciò che è stato.

Verso 53: E annego in ricordi di noi e Light Blue Qui, il narratore riflette sul fatto di essere costantemente sommerso dai ricordi della relazione passata, simboleggiati dal profumo Light Blue, associato a ricordi dolorosi o (e) nostalgici.

Verso 54: Ché poi, col senno di poi, c’è un “me” senza “noi” Il verso riflette sul senso di consapevolezza che si acquisisce guardando al passato. Il narratore riconosce che ora, con il senno di poi, si rende conto che la sua identità è cambiata senza la presenza dell’altro nella relazione. La frase “un ‘me’ senza ‘noi’” sottolinea la mancanza di quell’unione che definiva la relazione.

Verso 55: Fin dal primo giorno di scuola; Questo verso evoca un senso di nostalgia per il passato, suggerendo che la mancanza dell’altro nella vita del narratore sia qualcosa che si fa sentire fin dai primi ricordi e dalle prime esperienze di vita.

Verso 56: Se vuoi, ti canto di noi e del nostro viavai Qui il narratore offre al destinatario della canzone la possibilità di raccontare la storia della loro relazione, con tutte le sue sfumature e alti e bassi. Questa offerta può essere vista come un tentativo di riconciliazione o di condivisione dei ricordi passati.

Verso 57: O di quando ti ho vista e tu… Buh. Il verso terminale si interrompe bruscamente, suggerendo un senso di inadeguatezza nel tentativo di ricordare il momento in cui il narratore ha visto l’altro per la prima volta. La parola “Buh” potrebbe essere interpretata come una espressione di confusione o di difficoltà nel trovare le parole per descrivere quel momento.


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Coming Soon


ACCORDI


DEMO & REGISTRAZIONI DI PROVA



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CREDITI

Music and Lyrics by Marco Delrio


CONTACTS

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disclaimer: Gli articoli presenti in questa sezione del blog includono analisi di poesie effettuate dall’intelligenza artificiale. È importante tenere presente che le interpretazioni artistiche e letterarie sono spesso soggettive e possono variare notevolmente da persona a persona. Le analisi fornite dall’intelligenza artificiale sono basate su modelli di linguaggio e dati storici, ma non riflettono necessariamente l’unico o il “vero” significato di una poesia. Le analisi dell’intelligenza artificiale possono offrire prospettive interessanti e nuove su opere letterarie, ma non dovrebbero sostituire l’approccio critico umano o l’interpretazione personale. Si consiglia agli utenti di prendere in considerazione le analisi dell’intelligenza artificiale come un punto di partenza per la riflessione e il dibattito, piuttosto che come un’opinione definitiva. Si prega di ricordare che l’arte, compresa la poesia, è aperta a molteplici interpretazioni e sfumature, e il piacere della sua scoperta deriva spesso dalla libertà di interpretazione personale. Inoltre, l’intelligenza artificiale potrebbe non essere in grado di cogliere completamente l’aspetto emotivo o contestuale di una poesia, il che rende ancora più importante considerare le analisi con una mente aperta e critica.



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7 risposte a ““Metaplasia””

  1. Avatar Federica Baldi
    Federica Baldi

    Decisamente una delle tue canzoni più belle e versatili. 😘

    Piace a 1 persona

    1. Avatar Marco Delrio - mvrcodelrio.com
      Marco Delrio – mvrcodelrio.com

      Aw. Eh ma tu sei di parte!

      "Mi piace"

      1. Avatar Federica Baldi
        Federica Baldi

        No, sono solo obiettiva. 🙂

        Piace a 1 persona

  2. Avatar Simon James Terzo

    Davvero un bel pezzo, mi piace. Ha una poetica musicale di un classico che può farsi moderno, sento una potenzialità notevole. Complimenti. (Ed io non sono di parte 🙂)

    Piace a 1 persona

    1. Avatar Marco Delrio - mvrcodelrio.com
      Marco Delrio – mvrcodelrio.com

      Sono onorato, mi hai regalato un grosso sorriso. Un abbraccio!! grazie mille 💜

      Piace a 1 persona

  3. Avatar “Vaneggiamenti” – mvrcodelrio.com

    […] (n.d.a: vedasi “Metaplasia“) […]

    "Mi piace"

  4. Avatar “Controvento” – mvrcodelrio.com

    […] di note prevedibili non rende giustizia a uno dei miei testi preferiti, forse in coda solo a “Metaplasia” e “Aglais Io“. Ma va beh, basta ché paio Narciso chinato sullo specchio […]

    "Mi piace"

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