Il Diario delle Vanvere Terapeutiche #165

By

11/12/1923 – Ore 08:29 – #165

Avrei dovuto ritornare su queste pagine molto prima, l’ammetto e, nella quiete lucida ch’ormai mi pervade da giorni, me ne vergogno anche appena. Più l’inesorabile spirale discendente di fanghiglia irrazionale che la sgocciolante procrastinazione tante volte già esorcizzata, lo che m’ha costretto a riconsiderare l’integrità di parecchie colonne di fondamenta che m’han permesso di gestire fin mesi addietro sì tante aggiunte a questo diario. Tuttavia, ottimista verso un’aggiornamento sempre più costante tendente al pluri-quotidiano, mi costringo a ritornare ai miei vaneggiamenti poco mondani, sia per dipingere tale spicchio di mondo ov’incespico a dì alterni, sia per fornire un alone d’immortalità alle figure che compagnano le mie vicissitudini, sia per contestualizzare quest’epoca di bizzarrie e progresso colla quale talvolta combacio davvero a fatica. Il lunedì è famigerato pe’ gl’inizi effimeri, le promesse e l’attacchi di cuore e, l’unico giorno migliore d’un lunedì resta sempre il secondo giorno dell’anno. Ben prima delle cinque del mattino mi trovavo già a sorseggiare un bruciacchiato caffé riscaldato, dubbioso sulle modifiche ch’ho effettuato nei giorni precedenti al mio rituale mattutino, non per svogliatezza quanto per demoralizzazione al veder ricominciar la mia serie di completamenti dalla prima cifra. Tuttavia, ciondolando assopito tra l’appunti e un monitoraggio scrupoloso, non posso negare l’effettiva produttività d’una fedele seguitura del mio elenco, frutto di ormai qualche anno di ricerche, consapevole, in qual caso, che si tratti solo di una danza abbozzata, una versione prototipica e un trampolino di lancio alto pochi gradini. Non andrò ulteriormente a discutere le varie implicazioni, ragioni, scuse accampate, deduzioni e conseguenze interiori ed epifaniche che m’hanno investito nei mesi precedenti in quanto sto covando un altro diario a proposito, ‘ncor più criptico, forse, ma incentrato solo sulle diramazioni introspettive e auto-filosofiche. Qui, d’altro canto, mi rimetto sulla carrozza della cronaca diaria che da innumerevoli stagioni, ormai, mi regala le gioie della poesia del rurale, banale e, sovente, scontato. Così, con rinnovato entusiasmo, ancora tentennante nel più profondo, mi son visto abbandonare ‘l calore della mia altezzosa dimora verso le sette e venti, stamane. La prima tappa, dopo pochi passi, è stata la signora Knowles con la quale non scambiavo qualche convenevole da svariate settimane. Avrei dovuto, col senno di poi, dilungarmi qualche minuto in più sulle inutilezze delle conversazioni di riguardo, cosa alla quale rimedierò nei prossimi giorni, anche solo per solidificare nuovamente un rapporto di confidenza e reciproca stima che forse s’è ito sbiadendosi nel silenzio recente. La seconda colazione della giornata, invece, l’ho fatta alla locanda Carcue, sulla strada verso Chesterville. La scelta mi s’è ritorta contro al primo sorso del caffè servitomi dal simpatico, gigantesco ed elegante proprietario del luogo. Parea di tastar una zolla di terreno ustionato. Nulla che un po’ di odiato tabacco europeo scadente non possa coprire e far scordare. Al momento, sto scarabocchiando questi resoconti davanti alla Crosspath di Chesterville ove mi vedo costretto a sconfiggere la mia omertà dell’ultimi periodi per recuperar l’obiettivi lavorativi ch’ho bellamente trascurato. Una delle mie priorità, oramai, se non “la” priorità è quella di combattere le scorciatoie: non appena il germoglio dell’ozio, della procrastinazione o dell’alternativa farà capolino nei miei pensieri di fronte ad un’attività che reputo necessaria per la crescita – personale e carrieristica – attuerò una coercizione bulla per scaraventarmi a doppia velocità in tale attività. Sconforto e disagio debbon essere, ora, palestra e obiettivo.

Ore 09:28

Dopo una breve chiacchierata introduttiva con George, il responsabile dei carburanti a caldo della Crosspath, mi sono diretto verso la Action Corp., sempre a Chesterville per un monitoraggio e un’aggiornamento informativo dei combustibili a freddo a lor disposizione. La visita è durata poco perchè sono stato interrotto e trascinato via da Sierra, la mia collaboratrice di riferimento per il Ferencz Fuel che, ovviamente, a fine anno si aspetta un rapporto riassuntivo sulle opionioni e le migliorabilità del progetto nell’ambito dell’operazione sul campo. Dopo questa imprevista ma piacevole digressione dai miei programmi, mi sono recato verso una fabbrica minore della zona, dove, più che effettuare i miei soliti compiti di venditore, mi sono limitato a un vagabondaggio offuscato col fine ultimo di racimolar una merenda al carretto di vivande dell’impiegati. Un delizioso intermezzo a base di salmone whelziano hanno ricaricato la mia intraprendenza quel tanto che basta per dirigermi nuovamente verso Lylcoin, ove spenderò le prossime ore in alcuni stabilimenti distrettuali prima di concedermi il ritorno alle mura di casa e un po’ di riposo attivo al qual non m’intrattengo da più d’una settimana, convinto che lo stakanovismo estremo avrebbe potuto domesticar le tempeste emozionali di novembre.

Ore 14:00

Dall’agio tiepido del mio scrittoio avvolto dalla penombra degli infissi ancor chiusi, mi limito ora a lasciar scorrere qust’ultime lunghe ore di veglia dedicandomi alla scrittura, alla riorganizzazione degli appunti giornalieri e alle prime bozze de’ miei prossimi azzardi editoriali. V’è pace, una pace oleosa e spontanea sì facile da ignorare, nella determinazione e consapevolezza d’aver sempre più a portata di mano un vago mormorìo delli scopi del vivere; lassar ogniddì un marchio che po’ essere ricordato, quotato o esaltato. ‘Sì mi par d’esser venuto fuori ieri dal ventre, ‘sì conterò d’una seconda esistenza in le mie approssimative cronache. Veleggia fra l’imprevedibilità delle maree carnali una ciurma di speranzosi ch’apprende nodi e venti al passar d’ogni luna. E i’, capitano, eterno studente, a riparar i franti delli scogli pe’ salpar ogni alba ancora.

Da “Il Diario delle Vanvere Terapeutiche di Arthur Parker”



CONTACT ME

Mail: delriomarco.md@gmail.com




Lascia un commento

Scopri di più da mvrcodelrio.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere