Di tutto ciò che abitava le giornate di Arianna, i momenti di quiete e introspezione le apparivano i più degni di essere custoditi. Erano elaborazioni silenziose che, talvolta, riuscivano a restituire dignità a interi periodi di smarrimento e incertezza, traducendo cumuli di nuvole grigie, dense, e indecifrabili, in una forma più limpida.
Per la prima volta, forse, la primavera concedeva un respiro più ampio, un’aria più tersa, insieme a una volontà discreta ma concreta di progettare e ricostruire.
A tratti, Arianna volgeva ancora lo sguardo indietro, nel tentativo di sciogliere nodi rimasti impigliati nella ragnatela del tempo: il baule delle memorie da risolvere era ancora da svuotare.

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