Ah, finalmente il reset day.
Non c’era compagno migliore di una mattinata di pioggia scrosciante per affrontare la pila di faccende domestiche rimandate da giorni.
Il risveglio di Arianna aveva incontrato qualche lieve resistenza, ma una volta superata l’inerzia iniziale, l’avvio della giornata si era rivelato sorprendentemente produttivo.
Da diverse albe, alcuni panni attendevano pazienti davanti alla lavatrice, quasi sul punto di tuffarvisi da soli. Anche il consueto riassetto settimanale della casa aveva accumulato un certo ritardo, ma ad Arianna bastò un’ora per riprendere le redini dell’ordine e dell’armonia.
Le ultime settimane erano state dense, attraversate da impegni urgenti che avevano preso il posto delle attività ordinarie. Ora, finalmente, le incombenze più gravose erano alle spalle.
C’è un significato intimo e sottile nella cura del proprio spazio. È curare se stessi rendendo piacevole e confortevole l’ambiente in cui si vive. È un atto di gentilezza, un rituale di costanza e attenzione da curare e coltivare ogni giorno.
O almeno così era, per Arianna.

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