L’aria umida, grigia, e cupa del mattino sembrava posarsi con delicatezza sulla linea di confine tra cielo e paesaggio. I colori del cielo si dissolvevano in tre o quattro tonalità di grigio freddo, rigide e compatte, che poco alla volta avevano attenuato la luminosità di tutto ciò che stava al di sotto.
Il vociare degli studenti diretti a scuola tentava, non senza fatica, di rianimare gli spiriti ancora assopiti della strada.
Arianna aveva da poco concluso le sue consuete azioni mattutine quando, fermandosi davanti alla finestra, si era persa a osservare il cielo. In quel grigiume uniforme iniziò a tracciare, con lo sguardo e con l’immaginazione, una scena che esisteva soltanto per lei. Ne delineava i contorni, ne immaginava i colori e, poco alla volta, lasciava emergere nella mente un sole silenzioso e caldo, capace di rischiarare quel paesaggio spento.
Il suono improvviso di un clacson interruppe quel sogno a occhi aperti, riportandola tra le mura di casa e alla marcia d’avvio della giornata.

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