Permanenze #38

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Il suono della sveglia non si era fatto attendere. Era giunto puntuale, interrompendo bruscamente un sogno cupo e inatteso. Come accade per molti eventi sgraditi, il cervello sembrava averne dissolto gran parte dei dettagli. Tentando di ricostruirne la trama, tutto appariva sfocato e incerto.

Al risveglio restava soltanto una traccia corporea: un malessere diffuso, la tachicardia, il respiro breve e irregolare. È curioso come la mente attivi, talvolta, simili meccanismi di protezione. Come se volesse risparmiarci pensieri troppo faticosi. Come se preferisse gestire lei stessa l’emozione, invece di lasciarci imparare ad attraversarla.

Immersa in queste riflessioni, Arianna guardò l’ora. Fortunatamente era ancora presto, e il sole sembrava indugiare dietro l’orizzonte, riluttante a sorgere ma lieto di concederle ancora qualche minuto di riposo mentale.

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