I primi capitoli di Rose avevano rapito Arianna, che aveva trascorso quasi un intero pomeriggio immersa nella lettura.
Rose non era soltanto il titolo del libro, ma anche il nome della figlia maggiore della famiglia protagonista. Attraverso il suo sguardo, l’autrice raccontava la storia di una famiglia che, all’inizio del Novecento, si trovava improvvisamente a fronteggiare una carestia severa e implacabile.
Il distacco dalla casa, dalle tradizioni e dalle radici era stato una scelta dolorosa, sofferta fino all’ultimo, ma si era rivelato l’unico varco possibile verso nuove speranze e una vita diversa. Ciascuno dei fratelli di Rose si era allontanato dalla famiglia: chi per inseguire un’opportunità, chi per un conflitto irrisolto, chi per il rifiuto netto di una povertà che aveva segnato l’infanzia.
Le vicende si alternavano a lunghe e suggestive sequenze descrittive, capaci di rendere quasi tangibili, nella mente di Arianna, i luoghi della storia. Il fascino della campagna e di quel mondo semplice, sincero, e inciso nel tempo aveva il sapore di casa, di famiglia, e di affetto custodito.

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