Permanenze #33

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Gli accenni di primavera modificavano lentamente lo scandire delle giornate. La luce pareva apprezzare, alba dopo alba, una permanenza più generosa, salvo poi ritirarsi in fretta durante quelle giornate uggiose in cui il chiarore timido si spegneva prematuramente.

Arianna, che in primavere passate aveva riposto una fiducia smisurata e non ricambiata, faticava ad apprezzarla proprio per la sua natura instabile. La percepiva talvolta come una presenza fastidiosa, quasi fuori luogo. Si rifugiava così in un umore poco estroverso, introspettivo e riflessivo, che a tratti riusciva però a rivelarle un’insolita creatività e una nuova iniziativa.

La lettura del suo romanzo proseguiva, sotto la luce che si affacciava alla sua finestra. Nel carattere della protagonista riconosceva molti dei propri tratti, lineamenti interiori tenui, fragili, bisognosi di rinforzo. Arianna non sapeva ancora che, in silenzio, ci stava riuscendo. Ogni pagina, ogni riga, ogni momento di raccoglimento erano la linfa a cui stava imparando ad attingere.

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