Sgocciava tra sfili e rampolli l’orlatura d’una cimasa sfibrata, ché ‘l cadìo quivi ‘n s’avverte, si trasuda; l’infisso, già molliccio in guaina flessa, scolava da un’imbibizione da chiusura, e ‘l nerofondo del selciume pareva disincerato, ché più non tingeva: spolpava; ogni frangia d’asfalto si facea crosta traspirata, ché l’addentramento non penetrava, colmava. E dallo sbalzo del soprabito, laddove ‘l tessile s’era slentato da impuntura e tenuta, scivolava un rinfaccino d’umore stantio, ché ‘l tatto non si segnava, si spargeva; né vibrazione, né rimescolo, ché l’andatura stava da parte, raggricchiata in posizione d’attesa; ed era il trafilo stesso a impaccarsi, a farsi addensato, ad allinearsi ‘n strati di compattura che più non fuggivano, ma rimasero appesi, in trasmigrazione da interstizio che non trapela, e grava.

Mane di baci ingelati in le brine
Mane che zuppa pe’ bui claudica
E tu tal qual questa pioggina fine
Che, sin rumore, in fondo m’infradicia.
Quasafrasi – by E. Ashocroft
A seguire una versione meno “parkeriana” del testo.
L’acqua gocciolava tra fessure e piccoli germogli lungo il bordo di una cornice ormai consumata. La caduta non si percepiva come uno scroscio, ma come una lenta trasudazione. L’infisso, già molle e deformato nella sua guaina piegata, colava per un’umidità accumulata nel tempo, come se fosse rimasto chiuso troppo a lungo. Il fondo scuro del selciato sembrava svuotato di colore: non assorbiva più, ma si sfaldava. Ogni crepa dell’asfalto diventava una crosta che traspirava; l’acqua non penetrava in profondità, riempiva e ristagnava. Dal bordo del soprabito, là dove il tessuto si era allentato nelle cuciture, scivolava un odore umido e stantio. Al tatto non lasciava segni netti, si diffondeva. Non c’era vibrazione né movimento: il passo restava fermo, raccolto in un’attesa immobile. Era il filo stesso dell’acqua a ispessirsi, ad addensarsi, a disporsi in strati compatti che non scivolavano via, ma rimanevano sospesi, trattenuti in interstizi che non lasciavano filtrare nulla e appesantivano l’insieme.
Lascia un commento