“Red Autumn”

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TESTO

Three years bleeding by the bathroom sink
For a dream;
I still can’t count the times I tried
To wash you off with a drink.
There’s comfort in the carpet
Of brown leaves in my mind
As October approaches
And I die.

Three years shitting razor blades
And playing with ghosts;
I still can’t sleep without believing
You’ll come knockin’ at my door.
There’s comfort in the smiling mask
I wear on my frowns
As you and this fucking Fall
Are slowly wearing me out.
And I’m so fine with it.

Blame it on the fucking moon
I see through your eyes;
And you’re the cross
I’m nailed to tonight.

Blame it on the red
This season paints in my days
And you’re the grave
And I am buried alive.

Three years looking for the words
That may fit these holes,
Three fucking years
And I’m still standing here
And begging for more.
Oh, all the things I shouldn’t say,
Those I shouldn’t have written
Though the scars in my soul
Are all but forgotten.

Blame it on the fucking moon
I see through your eyes;
And you’re the cross
I’m nailed to tonight.

Blame it on the red
This season paints in my days
And you’re the grave
And I am buried alive.

Blame it on the Autumn
I inject in my throat
‘Cause you’re the goddess
I’d be glad to die for.

Blame it on the timing,
Just blame it on me
‘Cause I’m the god
Of the words
Left unsaid.


TRANSLATION

Autunno Rosso

Tre anni a sanguinare davanti al lavandino del bagno
Per un sogno;
Non riesco ancora a contare le volte in cui ho provato
A lavarti via con un drink.
C’è conforto nel tappeto
Di foglie brune nella mia mente
Mentre ottobre si avvicina
E io muoio.

Tre anni a cagare lame di rasoio
E a giocare con i fantasmi;
Non riesco ancora a dormire senza credere
Che verrai a bussare alla mia porta.
C’è conforto nella maschera sorridente
Che indosso sopra i miei lividi
Mentre tu e questo cazzo di autunno
Mi state consumando lentamente.
E a me va bene così.

Dà la colpa a quella cazzo di luna
Io vedo attraverso i tuoi occhi;
E tu sei la croce
A cui stanotte sono inchiodato.

Dà la colpa al rosso
Che questa stagione dipinge nei miei giorni
E tu sei la tomba
E io sono sepolto vivo.

Tre anni a cercare parole
Che potessero riempire questi vuoti,
Tre fottuti anni
E sono ancora qui
A implorare di avere di più.
Oh, tutte le cose che non avrei dovuto dire,
Quelle che non avrei dovuto scrivere,
Anche se le cicatrici nella mia anima
Sono ormai quasi svanite.

Dà la colpa a quella cazzo di luna
Io vedo attraverso i tuoi occhi;
E tu sei la croce
A cui stanotte sono inchiodato.

Dà la colpa al rosso
Che questa stagione dipinge nei miei giorni
E tu sei la tomba
E io sono sepolto vivo.

Dà la colpa all’autunno
Che mi inietto nella gola
Perché tu sei la dea
Per cui morirei volentieri.

Dà la colpa al tempismo,
Dà pure la colpa a me
Perché io sono il dio
Delle parole
Mai dette.


ANALISI AI

Il testo di “Red Autumn” si configura come un monologo confessionale in prima persona che rappresenta un’elaborazione del lutto affettivo protratta nel tempo, scandita dall’anafora cronologica “Three years” che funge da metronomo narrativo e da asse strutturale. La ripetizione non è ornamentale: costruisce una temporalità ossessiva, circolare, nella quale l’io lirico misura la durata della sofferenza non in eventi, ma in sintomi, rituali e ricadute. La progressione interna delle tre occorrenze (“bleeding”, “shitting razor blades”, “looking for the words”) mostra un’evoluzione dal corporeo immediato al linguistico, suggerendo che il trauma si sposti dalla ferita fisica metaforizzata alla difficoltà di nominare e chiudere i “holes”, cioè i vuoti lasciati dalla relazione o dalla perdita.

Sul piano semantico il testo adotta un lessico volutamente abrasivo, con inserti di volgarità (“fucking”) impiegati come marcatori ritmici e come intensificatori emotivi, più che come provocazione gratuita. La scelta produce una frizione controllata con le immagini liriche più tradizionali (luna, autunno, rosso stagionale), creando un registro ibrido in cui l’elevazione simbolica e la crudezza espressiva convivono. Questo contrasto è coerente con il contenuto: l’io non può permettersi una sublimazione pulita, perché la memoria si manifesta come intrusione, fisica e mentale, e la lingua stessa viene forzata a reggere l’urto.

Le immagini corporee sono centrali e operano come traduzione somatica del disagio: “bleeding by the bathroom sink” colloca il dolore in un luogo intimo e quotidiano, il bagno, che diventa spazio di ripetizione rituale e di tentativi di “lavare via” l’altro mediante l’alcol, dunque attraverso un surrogato di anestesia e rimozione. L’immagine estrema “shitting razor blades” intensifica ulteriormente la corporeizzazione, suggerendo una sofferenza che non è solo emotiva ma percepita come lacerazione interna, inevitabile, fisiologica. In termini tecnici, queste metafore lavorano per iperbole controllata e perseguono un effetto di “realismo traumatico”: l’eccesso non mira al sensazionalismo, ma a rendere adeguata la lingua alla percezione soggettiva del dolore.

Il testo costruisce una rete simbolica stagionale e cromatica dominata da autunno, ottobre e rosso. “October approaches / And I die” associa il calendario a un destino ciclico: la stagione non è cornice, ma agente. Il “carpet of brown leaves in my mind” trasforma l’autunno in paesaggio interno, un deposito psichico di detriti, nel quale però si dichiara paradossalmente “comfort”. Questa ambivalenza è rilevante: il conforto non deriva dalla guarigione, ma dalla familiarità del dolore, dalla prevedibilità della tristezza e dalla coerenza di un’identità costruita attorno alla perdita. In parallelo, “the red this season paints in my days” utilizza il colore come filtro percettivo, un grading emotivo che tinge l’esperienza quotidiana di un’unica tonalità, suggerendo un disturbo dell’umore o comunque una focalizzazione selettiva sul segno doloroso.

Il ritornello svolge una funzione di ancoraggio e al contempo di escalation. “Blame it on the fucking moon” è una formula di attribuzione esterna che appare consapevolmente insufficiente: l’io indica un capro espiatorio cosmico ma immediatamente rientra in una dinamica relazionale totalizzante (“I see through your eyes”). Qui si può leggere un effetto di fusione identitaria, per cui il confine tra sé e l’altro è eroso: l’io percepisce e interpreta il mondo con lo sguardo dell’altro, come se l’oggetto perduto fosse diventato un dispositivo percettivo interno. Le due metafore cardine “you’re the cross / I’m nailed to tonight” e “you’re the grave / I am buried alive” definiscono una semantica di martirio e sepoltura, entrambe configurazioni di immobilità e prigionia. Da un punto di vista tecnico, si tratta di metafore strutturanti, ripetute per consolidare un campo isotopico di sacrificio e morte simbolica, con un forte impatto iconico e un’immediata leggibilità emotiva.

Un altro elemento formale significativo è la teatralità della “mask” e del “pretending”. “There’s comfort in the smiling mask I wear on my frowns” descrive un meccanismo di coping basato sulla performance sociale: l’io non nega la sofferenza, ma ammette di sovrapporle una faccia funzionale, quasi un dispositivo di sopravvivenza. L’espressione “as you and this fucking Fall are slowly wearing me out” attribuisce all’altro e alla stagione un’azione congiunta di erosione: l’identità viene consumata da due forze, una biografica e una ciclica. La chiusura della strofa “And I’m so fine with it” non va letta come pacificazione, ma come dichiarazione di assuefazione o resa controllata, coerente con la logica del testo in cui la sofferenza è diventata habitat.

La terza sezione (“Three years looking for the words…”) introduce un livello metapoetico: la canzone non racconta solo la ferita, ma anche l’incapacità del linguaggio di colmarla. I “holes” sono buchi semantici oltre che emotivi, e il soggetto ammette di cercare “words that may fit” come se il discorso potesse funzionare da sutura. L’ammissione “begging for more” aggiunge un’ulteriore ambivalenza: l’io implora ciò che lo distrugge, suggerendo una dipendenza affettiva o una coazione a ripetere. La riflessione su ciò che “shouldn’t say” o “shouldn’t have written” introduce un asse etico e autocritico sul gesto stesso di trasformare il dolore in testo, ma senza moralizzare: la canzone registra il conflitto tra necessità espressiva e consapevolezza delle conseguenze.

Le ultime due attribuzioni (“Blame it on the Autumn I inject in my throat” e “Blame it on the timing… blame it on me”) operano una transizione importante: dal capro espiatorio esterno (luna, stagione, tempismo) a un’assunzione finale di responsabilità soggettiva. “Inject in my throat” suggerisce una somatizzazione della stagione come sostanza, quasi una tossina o un farmaco, e sposta l’autunno da paesaggio a pratica: l’io si somministra attivamente ciò che lo altera, ribadendo la componente di dipendenza o auto esposizione al dolore. La figura della “goddess I’d be glad to die for” introduce un lessico di adorazione che rispecchia, in chiave diversa, la croce e la tomba: l’altro è elevato a principio assoluto, e la morte (metaforica o desiderata) diventa moneta di fedeltà.

La chiusa “I’m the god of the words left unsaid” concentra il nucleo tematico in una definizione identitaria: l’io si autoinveste di un ruolo sovrano non sulle parole pronunciate, ma su quelle trattenute. Tecnicamente è un rovesciamento efficace: dopo tre anni di tentativi di dire e scrivere, l’autorità finale ricade sul non detto, cioè sul residuo inespresso che continua a governare il presente. L’immagine suggerisce che il trauma non è solo ciò che è accaduto, ma anche ciò che non è stato verbalizzato in tempo, e che la mancata comunicazione diventa divinità negativa, un potere che ordina e vincola. Nel complesso, la canzone lavora con coerenza su ripetizione, intensificazione metaforica e stratificazione di registri, costruendo un testo in cui il conflitto tra corporeità, memoria e linguaggio non viene risolto narrativamente, ma reso formalmente percepibile attraverso refrain martellante, immagini ricorrenti e una progressiva internalizzazione della colpa dall’esterno verso il soggetto.


SPARTITO

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ACCORDI

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DEMO & REGISTRAZIONI DI PROVA

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VIDEO

Driveway Fall – “Red Autumn” [2015] + LYRICS (Explicit)

“Red Autumn” Live @ Border – Turin (IT) [LYRICS Explicit] 2016


CREDITI

Lyrics by Marco Delrio

Music by Damiano Giordano, Walter Visca & Marco Delrio


SOCIAL & CONTACTS

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disclaimer: Gli articoli presenti in questa sezione del blog includono analisi di poesie effettuate dall’intelligenza artificiale. È importante tenere presente che le interpretazioni artistiche e letterarie sono spesso soggettive e possono variare notevolmente da persona a persona. Le analisi fornite dall’intelligenza artificiale sono basate su modelli di linguaggio e dati storici, ma non riflettono necessariamente l’unico o il “vero” significato di una poesia. Le analisi dell’intelligenza artificiale possono offrire prospettive interessanti e nuove su opere letterarie, ma non dovrebbero sostituire l’approccio critico umano o l’interpretazione personale. Si consiglia agli utenti di prendere in considerazione le analisi dell’intelligenza artificiale come un punto di partenza per la riflessione e il dibattito, piuttosto che come un’opinione definitiva. Si prega di ricordare che l’arte, compresa la poesia, è aperta a molteplici interpretazioni e sfumature, e il piacere della sua scoperta deriva spesso dalla libertà di interpretazione personale. Inoltre, l’intelligenza artificiale potrebbe non essere in grado di cogliere completamente l’aspetto emotivo o contestuale di una poesia, il che rende ancora più importante considerare le analisi con una mente aperta e critica.


2 risposte a ““Red Autumn””

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    A parte che mi piace il punk sporco e mi piace davvero tanto…
    anche molto interessante affidare alla AI la lettura e commento di qualcosa che tu hai scritto.

    Piace a 1 persona

    1. Avatar Marco Delrio

      Grazie. Per entrambe le osservazioni. Sul secondo punto, per quanto controverso, mi affascina molto vedere se riesce a cogliere le inferenze a cui tendo; vi sono brani in cui ho dovuto aggiungere a posteriori dei paragrafi per completezza. Inoltre penso che sarebbe un esercizio troppo vanaglorioso scrivere la mia analisi di un mio brano.
      Infine, grazie per le interazioni, Domenico. Sono estremamente apprezzate.

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