06/01/1926 – ore 16:02
L’echi d’emicrania che rimbalzano d’un lato l’altro delle tempie mi lassano a interrogarmi se siano stati i ripetuti gotti di rosso del medio dì durante un pasto frugale o se, ebbene ‘sì probabile al gittarlo quivi, quissà l’insostenibile volume dei mercanti ch’han preso dimora ‘n April Street. Com’aveo di che maginare ierdì, la calle transennata m’avea lassato poco di che divinare pe’ casistica, sebbene ‘n nessun luogo v’era l’avviso della caciara impellente. Dall’appannate serrate stritte ne vengono musiche sin ritegno alcuno pe’l necessario reposo dell’inquilini di torno, e urlanti mercatari d’altre regioni – ov’ì a codesto punto tendo a credere ch’abbiano soglie di rumore preferenziale ben dissimili dalle mie. Quissà ‘l paese abbisognava d’un ultimo sfogo socio-commerciale pe’ incipire il ciclo lunare coll’ultim’istinti primordiali satolli e paghi. Non sta a me far loro colpa di cotanta baldoria, di contro, che sia l’Arthur bronciato a necessitarne a botti e vangate ‘n tal corso gelido e crudele della stagione? La mane m’ha rivelato ben meno dello ch’aveo programmato ma debbo le colpe alla mia flebile natura ancora difettosa – vi sto travagliando parecchio, ne conviene che ‘n biàsimomi oi. Il meriggio, di fatto, in vero, ha vìstomi ripigliare ‘n mano molti dell’appunti che celo d’in tra tomi e borsecchi. N’ho riscritti in bella grafia una mezza dozzina e ho prontamente inserìtoli ov’han millior aspetto, a sella d’una serie d’entrate obsolete e dissimili dallo che scrivo orora. Ch’il mio discorrere, in fondo, s’evolva seguendo leggi – e l’opposto d’esse – dettate dallo ch’intorno occorre? ‘Sì tante quistioni ‘n questi dì ch’han di ch’esigere il simbolo interrogativo al termine; tendo a limitare le dimande al cranio e l’abbozzi di risposte a codesti paragrafi. Vi sarebbe di che porle avanti, ben ne trae ‘l senno della lettura, ma, com’ormai ben m’è chiaro, cotanta fatica letteraria non è stata partorita pe’ lettori o critici; qual unguento miracoloso porrìa mai estrarsi da tale pila di vanvere, falli e contraddizioni? Aimè, l’ennesimo interrogativo. Vi sono ancora molte ore a venire e confido d’aver di che scribacchiare ancor molto pe’ ‘n lassare spazi al respiro. L’umore oggidì è nerito e flaccido. Non dògli importanza.
dai Diari di Arthur Parker, Libro Quarto, “Cardialgie Acroniche”

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