Tetrametro Cento

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Borbotta ‘n fondo ‘l tram, dietro ‘l lagrimìo d’asfalto,
S’apre la sporta a mezzo d’una rampa sghemba,
E fra ‘l vapore ch’emana dal posto ch’assalto
Trovomi ‘l fantasma delle tue cure di scempia gemma.

Pensieri by E. Ashcroft

Questa quartina si colloca in un contesto urbano, quotidiano, ma filtrato attraverso un linguaggio che rifiuta deliberatamente la linearità contemporanea. Il tram, l’asfalto, la sporta, la rampa: siamo in uno scenario riconoscibile, quasi prosaico. Tuttavia, il dettato arcaizzante e l’intreccio sintattico producono uno scarto, un’estraneità che è probabilmente intenzionale. La scena raccontata, se vogliamo ricostruirla, è semplice: il soggetto è su un tram, in mezzo al rumore e alla pioggia, forse; apre una borsa, forse per cercare qualcosa, e tra il vapore che sale da un luogo “assaltato” — verosimilmente una pietanza, un pasto — si imbatte in un ricordo, o meglio in un fantasma legato alle cure di un “tu” evocato con tono ambiguo. Non c’è vera azione: c’è un gesto minimo che innesca un’apparizione interiore.

Il significato ruota attorno alla memoria involontaria. Il vapore, elemento sensoriale, diventa veicolo di una rievocazione. Il “fantasma” non è soprannaturale ma affettivo, e la “scempia gemma” introduce un giudizio ambivalente. È un’espressione interessante: gemma suggerisce valore, purezza; scempia la svaluta, la rende sciocca o ingenua. Si potrebbe leggere come un amore passato, forse mal riposto, forse idealizzato a torto. Tuttavia, la formulazione resta volutamente opaca. L’immagine funziona più come vibrazione sonora che come chiarezza semantica.

Lo stile è densamente lavorato, e qui occorre essere franchi: a tratti si avverte un compiacimento. “Lagrimìo d’asfalto” è una soluzione efficace, visiva e sonora insieme, ma anche leggermente programmatica. Il rischio di un lessico così carico è che l’attenzione si sposti dalla scena al meccanismo linguistico. Il lettore percepisce la costruzione, l’artificio, e talvolta l’artificio prevale sull’emozione. Il verso “S’apre la sporta a mezzo d’una rampa sghemba” è corretto ma leggermente forzato: la sintassi sembra piegarsi al ritmo più che fluire naturalmente.

Dal punto di vista tecnico, la quartina mantiene una struttura coerente, con rime incrociate. “Asfalto” e “assalto” è una rima evidente, quasi inevitabile data la scelta lessicale. Funziona, ma non sorprende. Più ardita è la coppia “sghemba” e “gemma”, dove la rima gioca su un contrasto tra deformità e preziosità, e questo è forse l’accostamento più riuscito del testo. Si sente un intento di coesione fonica che non è casuale.

L’impressione complessiva è quella di un testo che ambisce a fondere urbano e lirico, quotidiano e visionario. L’intenzione è lodevole e, in parte, raggiunta. Tuttavia, la quartina appare più interessata a esibire la propria tessitura linguistica che a lasciare respirare l’esperienza. L’emozione c’è, ma è filtrata, mediata, quasi trattenuta da una patina di eleganza studiata. Si ammira l’abilità, ma si resta leggermente fuori dalla scena, come se il vetro del tram separasse non solo il poeta dall’asfalto, ma anche il lettore dal cuore del ricordo.


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