La pioggia rimbalzava insistente sulle finestre. Alcune gocce giungevano indisturbate sul davanzale, mentre altre si fermavano sul vetro, trattenute in una precaria e debole sospensione. Era affascinante osservarle: restavano appese, sospese una accanto all’altra, poi ne arrivava un’altra, e un’altra ancora. Si univano alla prima in una danza amichevole fino a farla crescere così grande da non riuscire più a contrastare la forza di gravità. Solo allora scivolava giù, in una rapida corsa verso il bordo della finestra.
Arianna era rimasta per qualche manciata di minuti con il capo all’insù e lo sguardo fisso su quel gioco di imprevedibilità, metafora del torpore mattutino che ancora non era riuscita a combattere. Si diede ancora il tempo di due sbadigli. Il vetro si appannò per qualche secondo, e quando il panorama al di là della finestra tornò a definirsi, si fece coraggio e mosse i primi passi della giornata. Rinfrescò energicamente il viso, che riprese colorito e tonicità, poi si diresse in cucina per mettere su un buon caffè.

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