Contraddizioni Epifaniche #737

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06/07/1925 – ore 21:44 – #737 – appunti sparsi
Sento ch’ì tengo didentro come d’uno o pur tanti strilli ch’han di che sfuggire la pace ch’ebbi concordato col costume; ed ì che vago e spulcio ‘n dì com’oi pe’n fugiglio di lato la calle ch’abbia il nero fresco d’un ontano secolare, li mattoni d’angolo d’un mezzadro assente oppur un qualche vallo che scenne e coperchia la sosta ch’abbisogno pe’ serrare le pugna di contro lo sterno e far ch’il tono ne venga a sanare lo che fitto pressa quivi. Ma di cotanta fetida sponta m’intrisi nelli dì miseri ch’ancor proso, de’ gridi e blasfemie empierosi i quarti, lo strozzo e le recchie e qual prodigio divenne ma che’l soffio d’un nulla inniorato da nessuno. E nondimeno, d’un guizzo sbilenco, mi pare talora ch’un sfilaccio d’assisa vògliami signalare ch’è tempo di smettere d’urlare didentro e pigliar fiato, ma ‘l fiato già s’imbosca d’in fra le rughe del tartufo e lo strido mio si riveste di spine. Né la mascella frastagliata né lo pettine de’ denti stanchi riescono più a rattener lo squarcio: si spalanca com’un chiaviccio rotto in lo catrame, e sfocia in me d’un grido che più non s’ode ma rammòlla ogni pensiero che da lì vorrebbe sortire. Lo passo si storce, lo collo si scardina, e ciò che credeo mi reggesse ora trema qual chiodo rugginito ficcato ‘n malta friabile. Ho tentato, l’or ite, di soffiare via ‘l nubilìo col bisbiglio d’un salmo, ma la lingua s’è avvolta e la gola m’ha sputato cenere. V’è ‘n me l’ingorgo d’un vesicante che ‘n scoppia, e la chetezza ch’io credeo d’aver mercantato co’ giorni di mansuetudine m’ha ora presentato ‘l conto: un fardello d’urli sgrammaticati, scagliati da ogni pertugio della memoria. Non v’è luogo ove ripiegare le giunture. Le soglie, le piode, i sassi ch’avrei voluto bastassero per poggiare la testa son ora calvari sfibrati, e li santuari mentali, i murelli del rimando, l’ortiche ch’ho di che leccare pur di tacere, diamine, lè, tutto s’è guastato ‘n un rigurgito di falsata tregua. M’adombro.

dai Diari di Arthur Parker, Libro Terzo, “Contraddizioni Epifaniche”

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