Un accenno di stagione, nella sua espressione più profonda, aveva dato il benvenuto al mattino seguente. Arianna aveva più volte scrutato il panorama oltre la finestra. Quel manto tenue e delicato sembrava acquietare tutto: i suoni, i pensieri, persino le inquietudini notturne che avevano faticato a sciogliersi. Talvolta, nelle sue giornate, affioravano meditazioni più profonde — nodi ancora da decifrare e lavorare con pazienza. Nulla di insormontabile, s’intende, nulla che non possa essere lentamente plasmato in una nuova forma.
La giornata era poi trascorsa sotto il segno di una creatività inattesa, di un’ispirazione generosa tanto desiderata in altri momenti quanto allora sorprendentemente presente.
Sul calare della sera, Arianna passò a salutare Carla, una conoscenza di lunga data. Si trattennero qualche minuto in chiacchiere leggere, tra gli abbracci del suo bimbo più grande e le manifestazioni di buonumore di Mina, che a meno di cinque mesi sembrava già aver imparato a sorridere alla vita.

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