(n.d.r.: Le “Note sull’Appunti Sparsi” paiono essere state scritte molti mesi dopo l’inizio del primo libro, e successivamente inserite all’inizio del manoscritto, prima del preambolo alle “Vanvere Terapeutiche”.)
Note sull’appunti sparsi
Le entrate del presente libello che, successivamente alla solita numerazione, recano l’appellativo di appunti sparsi, si riferiscono a riscritture. Che sì, riscritture furono, e peggio, raccatti, rattoppi, reincastri. Inserite in capo al plico molto tempo dopo ch’ebbero visto la luce ‘n lor veste primitiva. E ciò secondo l’ordine cronologico che, con sforzo e molto arbitrio, m’adopero a mantenere fra ‘sti foglietti slabbrati e cenciosi che, nonostante tutto, continuo a denominare agenda. Appunti che allignarono, a lor tempo, in altri spazi, sopr’altre superfici, e che poco avevano del piglio diaristico consueto. Non nacquero pe’ darsi ‘n parvenza d’ordine, né pe’ contare fra l’effemeride cotidianamente appuntate, ma più tosto pe’ gettar fuori con urgenza, con scompenso e con febbre. Riflessi, escandescenze mentali, scarabocchi d’alma che premeano alla gola e alle palme, e ch’a nulla avrebbero trovato appiglio se non sopra qualche brandello di carta d’occasione. Dimoravano lìvi. Sparsi. Fuori margine. In su tabulati da buttare via, sopra plichi da macero, su cartoncini frusti, sopra margini strappati di moduli dismessi, oppure tovaglioli ruvidi a grana spessa, rimediati in locande di quarta, sopra frammenti di pacchi da spedizione o paginette esuli di libri ch’oramai non possiedo più. Alcuni persi, altri ceduti, altri spariti, dissolti, lassiati a mani ch’oramai manco saprei dire di chi. Qualsivoglia superficie, in fine, purché reggesse il peso d’un cogito storto e distorto, d’un motto tirato via di bocca, d’un garbuglio che o si scrivea o si facea piaga. Necessità diaristica, necessità mentale, necessità d’imbrattare ‘l nulla e ‘l tutto, ‘l poco e ‘l troppo, ‘l dettaglio smarrito e l’astrazione che sovrasta, l’accadimento e ‘l suo rovescio, la cosa e la sua ombra. Eccola dunque la natura de’ cosiddetti appunti sparsi. Frattaglie. Residui. Scarti diventati documento. Pezzame cartaceo ch’oi trova posto e parvenza di corpo didentro il corpo stesso, orbene già sdrucito e mai saldo, del presente diario. Tali non prendon sitto ‘n la cronistoria coll’esatto loco ove furono piccicate piute ch’un tentativo d’aver un mosaico satollo al vedersi ch’una bisogna di mantenere rigore. Sovente e sin cagione, ‘n tali sbratte corsive, vi sono acrobazie, sperimenti, illogicità pe’l sol amore del motto e nulla piute, quandanche d’un barlume fine n’è venuto a corniciarsi il vuoto, ma romanzato e criptico, a mo’ d’edera boriosa ch’avviluppa sin dar compenso.
(n.d.r.: viene inserito un “appunto sparso” per completezza del segmento)
15/08/1923 – ore 21:21 – appunti sparsi
Vegno d’un rimarcarmi della medesima impermanenza ch’ì già visitai vacuo ‘n vari atti dell’anni_iti eppur v’è un qualché avulso e acido ‘n tal riflesso contemporaneo, quissà pe’ le mialgie ‘n gregge ch’han di che belare or bene, essì, quissà pe’ le sferzanti piogge di spilli ch’or sì e or meno la solitudine lassa imperviare fin d’in tra ‘l tinello. Da tale, deduco, s’è fondato e profonda ‘l mio recente vezzo nel barcamenare d’un libello l’altro in la perusa d’un formulario comprensivo pe’ guadare l’acque del venir passiti. Pe’ quant’addietro han tenuto scudo alli medesimi timori fin che le palme potean brandire il pennino, or restanomi bisbigli asettici che san di polvere e pessimismo ed ì di fondo ch’or miromi dressarmi d’essi, colla brama d’aver sussurri anch’ì di che lassare all’anni_innanzi.
dai Diari di Arthur Parker, Libro Primo, “Vanvere Terapeutiche”

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