Permanenze #18

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La giornata appena trascorsa era stata densa, forse meglio dire colma. Incombenze lavorative, grattacapi da sciogliere, di cui il più importante era uno: quando sarebbe arrivata la pace di quella giornata? Sì, insomma, quel momento in cui i rumori si spengono e l’unico suono a sopravvivere è il silenzio, un accogliente e ospitale silenzio.

La pioggia aveva cominciato a scendere con delicata costanza, quasi capace di accompagnare senza infastidire, come un attore non protagonista senza il quale lo spettacolo non sarebbe così piacevole.

Arianna rientrò nel tepore domestico, abbandonò borse, cappotto e qualche altro oggetto sul letto per dirigersi sul divano, sedendosi con gli occhi chiusi e il respiro leggero, in ascolto. Che pace! Le gambe, affaticate da giorni di lavoro trascorsi in piedi, reclamavano tregua, ma in quell’istante non importava: quel silenzio sapeva guarire ogni cosa.

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