Quanto di me, in vero, è veramente mio,
E quanto è fatto dello ch’è già stato,
Dello ch’avvenne in nostro disio,
E di ciò ch’in fondo mai fu nato?
Forse ‘l tempo il corso suo arrestò,
Forse sol un respiro da quel bacio
È fuggito, l’ultimo che portò
Più senso che ‘l partir senza commiato;
E vano è tal patire di rime e astanti,
Ch’io riempio d’una vita che non è tale,
Onde ti spolio, ogniddì, de’ mie’ tormenti
Finché ‘l resto di te ‘n si fa nulla in quale.
Null’altro vien che brama quan chino scrivo,
E null’altro che rimorso quan dubbi vengono,
Benché ‘l peccato sia purgato e dal mio viso schivo,
Pur con me stesso momenti ‘n prendo.
Quissà pe’ tal cagione tutto me stesso è sfatto,
Da quel folle dì del giunio ch’or narri sin voce ,
Quando, a ben considerare ciò che fu fatto,
Fui io dal paradiso che sin causa fuggìi veloce.

Lascia un commento