Il tempo stava cambiando. Le giornate umide e fredde dell’ultima settimana stavano lentamente cedendo il passo a un’aria meno rigida. Si avvertivano sentori di neve in avvicinamento, anche se la pianura sembrava esserne immune. Eppure, quella sera, il cielo si era tinto di quel particolare grigio aranciato, presagio tipico delle notti nevose. Arianna si era addormentata con una vaga speranza, ma al mattino, al risveglio, constatò con un lieve dispiacere che il suolo era rimasto intatto, privo di ogni traccia bianca su di esso.
La giornata si rivelò piuttosto faticosa. La catalogazione del magazzino proseguiva con crescente lentezza, soprattutto perché Arianna era ormai, di fatto, l’unica a dedicarsi con costanza a quel compito. Il collega, apparentemente sempre assorbito da altre incombenze, sembrava trovare ogni pretesto possibile per sottrarsi a quel lavoro. Non si può negare che la cosa la infastidisse. Avvertiva anche qualche lieve dolore fisico, acuito dal freddo e dall’atmosfera rigida del magazzino, tuttavia cercò di darvi il minor peso possibile e di proseguire senza lasciarsi scoraggiare. Credeva nell’utilità di quel lavoro, e restava convinta che, una volta concluso, tutti ne avrebbero raccolto i benefici.

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