Cardialgie Acroniche #888

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03/12/1925 – Appunti Sparsi
Mezzo rincantucciato sopra il madìano instorto, coi gropi del bracciuolo ’ncozzati contra ’l gomito che già m’intorpìa, sto quivi, co’ labbri pestati che raspano un mo’ di mascella scalcagnata, e ‘l cogito, ché lo chiamo pur così, ma ’nvero è mucìlago, s’imbroglia ’n un ricoglio sin vertebre. V’è, sopra lo scrittoio, quel cartiglio millantato a principio d’ottobre, con le rubecole d’ogni cosiddetta impresa, quel fardeggio di crìspole e distinte che pur finsi di stimare. Mancaron l’orecchio, la minìa, la briga. Ora, nemmanco ’l coraggio pe’ svolgerne lo spagno e fissare ‘l primo grombo. Di contro, la brama d’un bruciapetto sconquassato s’infilza ’n me come uno sdràffilo: tabacchi che pizzicano i centri e fanno parere vivo ciò ch’è solo meno freddo. Schiantato come ’na bardatura infracidita, co’ ghiribizzi che si sbriciolano come pollóni secchi sul ciànco d’un bastoncello da passeggio, ripenso ai rattoppi d’un anno smangiucchiato: di lune sfinite a clisteri d’albespino e di pomeriggi ronzolanti che sgraffignavano ’l solco d’ogni lena. Che cos’avanza? Sbuffi di stropiciume, litanie spezzate di volontà rattenute, e quella congerie d’occasioni tirate pe’l collarino, poi lasciate marcire sopra ‘l pertugio della smentita. M’avvedo, a mo’ d’un trappolato, ch’anco la pupilla s’incrina d’un tèrboro di rassegnazione taciturna. Tengo lo stilo con due diti d’incerta preghiera, ché ’l tremore s’è fatto zaffo, e solo il gesto di voltare il foglio pàremi strappo. Stremenzito e spugnato vèdomi. Un filamento d’olio anemico ch’arranca sul letto d’una lastra inclinata. Mi basta poggiar lo sguardo su quel fardello di carta intestinata per sentirmi in procinto di collassare ‘n sfiatìo. Allora cavo, senza zelo, la scatoletta delle trìnchere: v’era rimasto solo un mozzicone, già stinto, già fumicato di miserie. Non l’accendo. Lo tengo a giouco d’in fra i denti come simbolo decomposto d’un fervore da bestia in letargo. Odora d’inutilità. Scrivere? Quissà dimani. Stasera s’è consumato l’ultimo lampo di volontà. E questo, or pàremi fosse ’l più onesto degli obiettivi.

dai Diari di Arthur Parker, Libro Quarto, “Cardialgie Acroniche”

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