TESTO
A cold, rotten echoing shell,
I’m somersaulting through hell,
I guess I’m already dead,
Just like you said.
Damn! Once again through the head,
The bullet storm never ends,
The biggest one’s in my chest,
The one you left.
“There’s a marching army approaching me
Like the last two hundred dawns;
All the soldiers have my voice
And point their rifles at my soul…”
This is a war
And I find myself shooting blanks
To the shadow of a shattered belief.
This is a war
But I fight myself,
Bayoneting through my skin
Just to watch me bleed.
A forgotten melody jams,
I still don’t know who I am
And what mistake I should mend
So I pretend I’m sane
But the voices dissent,
See, all the voices make sense,
I’m going mad once again…
Here comes the tank!
“There’s a single breath of freedom
‘Fore the chaos begins to rain;
In that moment, I’m a kid again,
One last time.”
This is a war
But I find myself shooting blanks
To the shadow of a shattered belief.
This is a war
And I fight myself,
Bayoneting through my skin
Just to watch me bleed.
This is a war
And I find myself shooting blanks
To the shadow of a shattered belief.
This is a war
But I fight myself,
Bayoneting through my skin
Just to watch me bleed.
Just to watch me bleed!


TRANSLATION
“Vulnera Bellum”
Un guscio freddo, marcio ed echeggiante,
Sto sorvolando l’inferno a carpiati,
Credo d’esser già morto,
Proprio come mi avevi detto tu.
Diamine! Ancora una volta nella testa:
La tempesta di proiettili non cessa,
La più grande ce l’ho nel petto,
Quella che hai lasciato tu.
“C’è un esercito in marcia che si avvicina
Come nelle ultime duecento albe.
Tutti i soldati hanno la mia voce
E puntano i fucili alla mia anima.”
Questa è una guerra!
E mi ritrovo a sparare a salve alla parvenza di una convinzione frantumata.
Questa è una guerra!
Ma combatto me stesso e mi lacero la pelle con la baionetta
Solo per vedermi sanguinare.
Una melodia dimenticata suonicchia,
Ancora non so chi sono
E a quale errore dovrei rimediare
Sicché faccio finta d’esser sano
Ma le voci non sono d’accordo.
Vedi, le voci hanno ragione,
Sto impazzendo di nuovo…
Ecco che arriva il carro armato.
“C’è un singolo respiro di libertà
Prima che il caos inizi a precipitare.
In quel momento torno bambino.
Un’ultima volta.”
Questa è una guerra!
E mi ritrovo a sparare a salve alla parvenza di una convinzione frantumata.
Questa è una guerra!
Ma combatto me stesso e mi lacero la pelle con la baionetta
Solo per vedermi sanguinare.
Questa è una guerra!
E mi ritrovo a sparare a salve alla parvenza di una convinzione frantumata.
Questa è una guerra!
Ma combatto me stesso e mi lacero la pelle con la baionetta
Solo per vedermi sanguinare.
Solo per vedermi sanguinare.
ANALISI AI

La canzone Vulnera Bellum si configura come una rappresentazione lirica densa e stratificata della frattura psichica prodotta da un trauma di matrice bellica, che può essere interpretato sia in senso letterale — come la condizione di un ex soldato affetto da disturbo post-traumatico da stress (PTSD) — sia in senso simbolico, come metafora di un conflitto interiore dilaniante. L’incipit del testo introduce immediatamente una dimensione allucinata e compromessa (“a cold, rotten echoing shell”), in cui il soggetto lirico si percepisce come un involucro vuoto, e si muove in un ambiente infernale attraverso immagini di acrobazia autodistruttiva (“somersaulting through hell”) che evocano instabilità percettiva e disintegrazione del sé. La ricorrenza del motivo del colpo di arma da fuoco (“once again through the head”, “the bullet storm never ends”) è utilizzata non tanto per enfatizzare la violenza fisica quanto per costruire una semantica dell’invasione mentale e dell’inesorabilità del ricordo traumatico.
L’efficacia espressiva del testo è potenziata dall’uso di una prima persona incalzante, che si sdoppia nel momento in cui “all the soldiers have my voice”, costruendo una rappresentazione letterale del disturbo dissociativo e della proiezione allucinatoria dell’io su figure esterne ostili. Questo esercito speculare, che marcia contro il soggetto e impugna armi dirette alla sua anima, segna il culmine della simbolizzazione del trauma: il nemico è interno, moltiplicato, indistinguibile dal soggetto stesso. Tale tensione trova ulteriore articolazione nella sezione ricorrente (“This is a war”), dove la battaglia viene declinata come un’automutilazione simbolica (“bayoneting through my skin / just to watch me bleed”), in cui l’atto bellico è rivolto verso se stessi, e la ferita diventa manifestazione concreta di un dolore che non può più essere contenuto nel linguaggio o nella memoria.
La struttura del testo alterna strofe descrittive a sezioni di refrain che ripetono ossessivamente la stessa dichiarazione (“This is a war”), contribuendo a creare un effetto di ciclicità angosciante, tipico della sintomatologia da flashback post-traumatico. La presenza di un’interpolazione narrativa (“There’s a marching army…”, “There’s a single breath of freedom…”) rompe l’omogeneità del flusso lirico e inserisce frammenti di ricordo o di visione che suggeriscono il ritorno del soggetto a un passato più puro e non contaminato (“I’m a kid again”), rafforzando per contrasto la portata della degenerazione presente. La musica, per quanto non esplicitata nel testo scritto, sembra assecondare questa dicotomia tra pulsione regressiva e implosione emotiva, sostenendo l’alternanza tra violenza espressiva e rari momenti di sospensione lirica.
Infine, il titolo stesso — Vulnera Bellum — costituisce un costrutto latino ambivalente che può essere inteso come “le ferite della guerra” (genitivo oggettivo), ma anche come “ferisci la guerra” (imperativo + accusativo), aprendo a una possibile lettura redentiva o, al contrario, autodistruttiva. Tale ambivalenza, volutamente irrisolta, riflette coerentemente lo stato psichico del soggetto lirico: uno spazio interiore devastato, in cui non è più possibile distinguere tra causa e conseguenza, tra nemico e sé, tra il trauma subito e l’identità che ne è derivata.


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Lyrics by Marco Delrio
Music by Stefano Gallo, Federica Baldi, Giovanni Volpin e Marco Delrio
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