Cardialgie Acroniche #916

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01.01.1926
Le risoluzioni son molteplici, come ben si potea divinare; tuttavia, m’è giunto casi a monito il tanagliar in gola del frenare le palme nel momento dedito alla stesura vera e propria d’esse. L’inconclusione delle che furono, nell’anno ch’or d’oi è finito per vero, han costrettomi a bilanciare di maniera dissimile le mire pe’ le prossime lune. Cotali, di contro, permangono audaci, idealistiche e un poco fantasiose, s’ì m’azzardo alla nomea demotivante, ma vantano un qualché di confortevole che quissà mai scavai delle mire remote. Chessìa l’intrinseca tangibilità dell’averle addirittura casi già alla portata de’ diti or che ne scorro frettoloso l’appuntatura listata sulla paginetta ad esse dedita. Mi dimando se, fra ch’il resto_occorre, possederò lo ch’abbisogno pe’ mantenere in fine una cronistoria diaria come bramo fin dall’alba di codesti libri: sovente m’ho sentito sgretolarmisi in dosso ‘l soffitto d’aspettative riguardo e paio austero, oramai, al permettere che tale sconvenienza succeda ancora. Vero è che le probabilità reali del mio costante incidere del dì un sufficiente quantitativo di giri di lancetta pe’ pormi a scribacchiare non è per nulla elevata. Non dispero. Confido esponenzialmente più ‘n tale mira a fronte dell’anni iti, sopra di tutti, lo ch’appena è spéntosi. Oi m’arresto, seguitandone ‘l filo, colla fiduciosa vibrazione ottimista che poco s’addice al nichilismo apocalittico a me ‘sì caro ma che quissà merita l’occasione d’un contrargomento ‘n codesto disparitario dibattito casi quarantennale.

dai Diari di Arthur Parker, Libro Quarto, “Cardialgie Acroniche”

April Street, Lylcoin, 1925.

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