Cardialgie Acroniche #891

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06.12.1925
Un poco mi vien di che rammaricarmi dell’essermi destato_oltre l’ora che solgo accettare d’incipire sebbene vienemi casi a conforto ‘l fatto ch’oi ‘l resto dell’ore potranno ser adoperate pei crucci ch’affliggonomi, di compagnia a Lily, serrata ‘n le mura tepide ch’or titubano ancora a mostrarmi ‘l poco di conforto ch’abbisogno. Di torno ‘l paesino pare sopito ancora e rare sono le ciance de’ carri di sotto ‘n April Street. M’è giunta una missiva della signorina Vermeer alla quale vedomi conflitto nello stilare un rimando: bene comprendo le vicissitudini ch’han fattola latitare nell’ultimi due dì e n’apprezzo la consapevolezza ch’in la lettera inferisce su la d’ella mancanza, eppure didentro non paio incline alla grazia celere e incondizionata che sì tanto mostraille addietro, or che ‘sì tanti ammenicoli d’uso cotidiano permettono d’evitare tali dimenticanze. Non ch’il genetliaco dello sottoscritto debba vestirsi a celebrazione del regno ma se v’erano due individui dalle quali avrei gradito un gratuito paragrafo d’apprezzamento erano proprio la signorina Vermeer e la signorina Rommer. Stolto ì, quissà, nel fiduciare. E stolto piute nella primordiale convinzione ch’un tale riscontro potesse di qualche maniera sobillare le mie bisogne di nulla catenate a tali costumi. Ne derivano rinnovati contatti coll’altri ch’han fatto sì ch’il dì scorresse sin ulteriori malumori e d’una parte debbo gaiarmi d’ei. La mane ha di che dare ancora e valuterò nell’ore a venire quant’avrò di che battermi sulla spalla dimani osservando ‘l corso del dì ch’oi va. Sovente paio questionarmi sul fine di tale cotidiano rimugino iscritto ed oramai va casi d’istinto la sensazione ch’abbia fine per sé, sin prerogative di pubblico o forma, qualsivoglia tali possan parere, e ch’in fine uno spicchio della cagione mia_assoluta sia codesto apparentemente futile impiego cronacante. Per vero, ogni uno, foglio innanzi, faticherebbe a lassarlo privo ‘n motti e, critico in dosso, privo ‘n morali e indizi estrapolabili; ma v’è quissà una chiocciola gerarchica sull’influenze e ‘l senno ch’han di che derivarsi d’un effemerida tal quale e, quissà, compito dell’individuo dillà del foglio è tale peregrinaggio verso un qualché ch’abbia davvero di che ser inciso.

dai Diari di Arthur Parker, Libro Quarto, “Cardialgie Acroniche”

April Street, Lylcoin, 1925.

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