La mattina si destò, ancora una volta, silenziosamente. Ogni suono sembrava attenuato, come trattenuto da un manto invisibile di gelo e neve in grado di inibirne il propagarsi nell’aria. I rumori del mondo parevano filtrati, ridotti a un’eco lontana, mentre sopravvivevano appena gli ultimi richiami delle vacanze, un indugio collettivo nel tepore delle case e in un ritmo rallentato, destinato di lì a poco a essere soppiantato dalla frenesia e dalle incombenze ordinarie.
Quella stessa mattina, Arianna aveva scelto di dedicare del tempo a una delle sue studentesse, che le aveva chiesto supporto per alcuni compiti da ultimare prima della ripresa delle lezioni. Dalia era tra le più brillanti, non tanto per il rendimento scolastico, quanto per la dedizione silenziosa che metteva nello studio. Bastava trascorrere con lei poco tempo per accorgersi della sua attenzione, dell’interesse autentico, del desiderio costante di comprendere e di rendersi autonoma là dove ancora non riusciva. Affiancarla era un piacere: ascoltava, recepiva, faceva proprie le indicazioni con una naturalezza rara e ammirevole.
Arianna si sorprese quando si rese conto che l’ora e mezza trascorsa insieme era scivolata via in un attimo. Tra numeri e grafici, la statistica le aveva ricordato quanto quelle discipline le fossero care e quanto le avesse sempre percepite come un linguaggio semplice, rigoroso e capace di restituire ordine e senso a ogni cosa.


Lascia un commento