“Santa Barbara”

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TESTO

Sara, ho scritto “Basta!” sulla sabbia, questa fiaba
E’ solo un’altra grandinata sopra un campo di rose;
Ho le tue cose chiuse in fretta dentro un vecchio baule,
Dicevi “…è poco borghese.” Io, di Borghese, ho il grembiule.

Sara, sa di sale, ora, la moka al mattino;
Sarà quest’aria di mare o sbaglio ancora bustina.
C’è ancora un vecchio sorriso di quando eri bambina
Dentro a un catino che tengo vicino al nano in giardino.

Sara, sulla spiaggia a Santa Barbara, ho sepolto
Anche quel piccolo diario che parlava di te,
Quello coi fiori maciullati tra i paragrafi smielati,
Con i fogli impiastricciati dalle tazze di caffè

E adesso cresco diverso, di versi sconnessi,
Sul bordo di un mondo che in fondo non sa
Cicatrizzare le lamate che mi hai dato tra le scapole,
Metafore – s’intende – anche se sanguino uguale.

Chissà se cresci e ci pensi a quei pezzi di niente
Rimasti in promesse, follie e crudeltà
E ho ancora in testa il tuo sorriso spiaccicato al finestrino
In quel mattino in cui hai deciso ch’era tempo di un addio

Che poi lo sai che nonostante tutto questo “Mai”
Era già inciso dentro ad ogni “No”.
Lo so, lo so ch’è il viaggio, in fondo, non il traguardo;
Sarà semmai per un’altra volta,
Ti aspetterò, qui, in California.

Sara, ho scritto “Scusa” sulla foto che ho sul muro:
Ero indeciso tra un “Ti amo”, “Un po’ mi manchi” e un “Vaffanculo”
Ma ti dona la distanza, un po’ mi ispira, un po’ mi stanca,
In fondo, un po’ come la spiaggia o come la tua faccia.

Sara, sa di sale la Peroni in riva al mare
E sarà questo temporale o le mie lacrime randagie:
Ho ancora in testa il tuo fuggire improvvisato quel mattino
In cui hai deciso che alla fine era tempo di un addio.

Che poi lo sai che nonostante tutto questo “Mai”
Era già inciso dentro ad ogni “No”.
Lo so, lo so ch’è il viaggio, in fondo, non il traguardo;
Sarà semmai per un’altra volta,
Ti aspetterò, qui, in California.

Sara, ho scritto “Torna” sulla sabbia; è che poi l’acqua
Si trascina via le rime e la speranza e resta a galla
Una canzone col tuo nome, un’altra notte sul guanciale…
Che palle, m’ero promesso di non farlo…

Sai che nonostante tutto questo “Mai”
Era già inciso dentro ad ogni “No”.
Lo so, lo so ch’è il viaggio, in fondo, non il traguardo;
Sarà semmai per un’altra volta,
Ti aspetterò, qui, in California.


TRANSLATION

“Santa Barbara”

Sara, I wrote “Enough!” into the sand—this fairy tale
Is just another hailstorm on a field of roses.
I stuffed your things in haste inside an old, worn trunk,
You used to say, “That’s so bourgeois.” I’ve got Borghese’s apron (1).

Sara, now the moka tastes like salt each morning;
Must be the sea breeze or I messed up the package again.
There’s still an old smile of yours from when you were a kid
Sitting in a basin I keep beside the garden gnome.

Sara, on the beach in Santa Barbara, I buried
Even that little diary that spoke of you,
The one with crumpled flowers crushed between sweet paragraphs,
Pages stained by coffee cups.

And now I grow in crooked verse, out of sync,
On the edge of a world that never really learned
How to mend the slashes you left between my shoulder blades
Just metaphors, of course — but I still bleed the same.

I wonder if you’ve grown, if you ever think about
Those scraps of nothing left in promises, in madness, in our bouts.
I still recall your smile pressed flat against the window
That morning when you decided it was time to say goodbye.

But you know, despite it all, that every “Never”
Was already etched inside each “No.”
I know, I know it’s the journey, not the end;
Maybe next time, if not this one,
I’ll be waiting here, in California.

Sara, I wrote “Sorry” on the photo on my wall:
I couldn’t choose between “I love you,” “Kind of miss you,” or “Fuck you.”
But distance suits you, a part inspires me, a part drains me,
Just like the beach… or just like your face.

Sara, this Peroni beer tastes like salt down by the sea,
Maybe it’s this thunderstorm, or these stray tears from me:
It’s still stuck in my mind: you rushing out that morning
When you decided it was time for a goodbye.

But you know, despite it all, that every “Never”
Was already etched inside each “No.”
I know, I know it’s the journey, not the end;
Maybe next time, if not this one,
I’ll be waiting here, in California.

Sara, I wrote “Come back” in the sand—but then the tide
Dragged away the rhymes, the hope, and left behind
A song with your name, another night on my pillow…
Damn it, I swore I wouldn’t do this anymore…

But you know, despite it all, that every “Never”
Was already etched inside each “No.”
I know, I know it’s the journey, not the end;
Maybe next time, if not this one,
I’ll be waiting here, in California.

(1) The word “Borghese” plays on a double meaning: on one hand, it refers to the bourgeoisie — the conventional, middle-class mindset; on the other, it’s an ironic nod to Italian celebrity chef Alessandro Borghese. The line blends social commentary with a playful pop-culture reference.


ANALISI AI

La canzone Santa Barbara si struttura come un monologo lirico retrospettivo, in cui il soggetto narrante ripercorre — con apparente frammentarietà ma coerenza emotiva — le fasi successive a una rottura sentimentale. L’intero testo è costruito su una sequenza di quadri evocativi e immagini simboliche che oscillano tra il realismo quotidiano e la metafora poetica, impiegando un linguaggio accessibile ma impreziosito da scelte lessicali puntuali e occasionali ambiguità semantiche. L’alternanza tra riferimenti concreti (la moka, il baule, la spiaggia, la Peroni, il catino in giardino) e suggestioni emotive (il “mai inciso dentro ogni no”, la “canzone col tuo nome”, le “lacrime randagie”) costituisce il tessuto espressivo dominante, generando un senso di malinconia stratificata che non degenera mai in sentimentalismo esplicito, ma si mantiene su un registro controllato, narrativo e autoanalitico.

Formalmente, il testo presenta una struttura strofica libera, priva di rigidi schemi metrici o ritmici, ma con una musicalità implicita costruita su enjambement, riprese lessicali (“lo sai che nonostante tutto…”), parallelismi e frequente uso dell’anastrofe (“che poi lo sai che nonostante tutto questo ‘mai’ / era già inciso dentro ad ogni ‘no’”). L’intero impianto è coerente con la funzione drammatica del testo: non vi è sviluppo lineare o narrativo in senso stretto, ma piuttosto un affastellarsi di ricordi, recriminazioni e momenti statici, sospesi nel tempo, che ricostruiscono per accumulo la fisionomia di un addio ancora in elaborazione.

Degno di nota è il ricorso a giochi linguistici e doppi sensi — in particolare quello sul nome proprio Borghese (ambivalente tra aggettivo sociologico e cognome dello chef Alessandro Borghese), che introduce una vena ironica isolata, ma funzionale, capace di aprire uno spiraglio sull’identità del narratore: un io lirico consapevole della teatralità implicita nella sofferenza amorosa, e dunque capace anche di autoironia.

Dal punto di vista tematico, il testo elabora i topoi classici della separazione amorosa — l’assenza, la memoria, la recriminazione, la nostalgia, l’elaborazione del lutto emotivo — ma li declina in un linguaggio contemporaneo, riconoscibile, in cui la tensione lirica non viene mai meno anche nei passaggi più discorsivi. L’ambientazione statunitense (la California, Santa Barbara) gioca il ruolo di spazio simbolico dell’attesa e del distacco: non tanto luogo reale quanto cornice mitizzata della distanza. Il gesto ricorrente dello scrivere sulla sabbia (prima “Basta!”, poi “Scusa”, infine “Torna”) assume infine una valenza quasi liturgica, segnando tre fasi distinte: il rifiuto, il dubbio, il desiderio di riconciliazione. Ogni iscrizione viene comunque dissolta dal mare, in una metafora esplicita della caducità dell’intento e dell’impotenza della parola.

In conclusione, Sara è un brano che, pur non seguendo strutture poetiche canoniche, costruisce con coerenza una narrazione lirica dal forte impatto emotivo, in cui il linguaggio si pone a metà tra parlato evocativo e scrittura intima, mantenendo un equilibrio calibrato tra concretezza e astrazione, autobiografia e simbolismo.


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