L’anno si era aperto sotto il segno di un freddo ostinato.
Le giornate prendevano forma con lentezza, la luce esitava a lungo prima di affermarsi, come se la notte faticasse a cedere il passo. Il buio si ritirava sospirando, sfilacciandosi nella nebbia e nel torpore immobile del paesaggio, mentre l’alba avanzava senza fretta.
L’aria restava ferma, trattenuta, e ogni cosa sembrava muoversi secondo un ritmo ridotto: le strade ancora vuote, le finestre chiuse, i rumori attutiti come se il mondo intero avesse deciso di parlare sottovoce. Anche il tempo pareva sospeso. Sembrava voler persistere più che scorrere, come se l’inizio dell’anno non avesse ancora trovato il coraggio di dichiararsi davvero.


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