12/02/1925 – ore 19:55 – #228 (#593)
Una missiva di Annie mi informa che Lily si è sottoposta ad alcuni interventi di chirurgia orale di modo da correggere e prevenire alcune problematiche ben più che comuni alla sua età, problematiche che di fatto io ho ignorato fino a che la gravità delle stesse non mi costrinse a un letto di ospedale per una mezza dozzina di giorni, privato della capacità di mangiare e di operare le ossa del cranio nella maniera corretta. Col senno di poi, le urgenze necessarie per evitare tale inconveniente erano ben più che fattibili e semplici. Molto, tuttavia, debbo anche a tale mia infantilità ignorante nel frontare quistioni anche serie. Vi sarà spazio e tempo per discorrerne riguardo, in futuro, ne sono certo. Inoltre, sovente, probabilmente mi ripeto e mi ripeterò in ‘sì tante entrate del libello ma, a ser sincero, poco m’importa oramai: per quanto mi pare, ogniqualvolta mi setto a scribacchiare del dì o del cogito che scorremi innanzi, l’entrata che getto non ha fratelli o sorelle e vive nell’istante ‘n cui la getto su carta. Poialtro, m’appare utile, raramente badisi, esplorare i medesimi concetti a distanza di lune colle parole ch’in quell’istante si fan più consone, sfumate della saggezza che porrìa aver acquisito o perduto e inquinate dal bello o cattivo umore dell’attuale minuto ‘n cui mi pongoci in dosso. Tornando all’aggiornamenti sullo ch’accade di torno: Florence è in procinto di gittarsi in una nuova mansione in un ambiente impiegatizio completamente novo e, sebbene siano molte settimane che m’astengo da una conversazione completa oramai ben più che necessaria, i vespri spesi presso il circolo letterario mi donano molte oblature spalancate sul suo stato d’animo corrente. Ella, per chiaro assennatamente nel miglior modo che puote, è divelta in tra l’entusiasmo per tale capitolo da esplorare e la labirintite che ne viene sin biasimo dall’abbandono d’un focolare conosciuto ov’ha speso l’ultima decina d’anni o poco meno. Vero è che ‘l cangiamento, come sovente mi son visto farmi abasciatore, non solo è necessario ma impellente e mandatorio, secondo il mio umile punto di vista e la reazione, le sofferenze, le deviazioni del cogito e dell’atteggiamento in risposta a cotale esperienza sono alcuni dei tesori più preziosi che si possono ottenere colla mira del continuo lucidamento personale e lavorativo. Una delle scelte più gaie al rimirarla dallo spechietto della memoria è stata proprio la di evadere dello stesso mestiere ch’or Florence ha lassato, circa due anni e mezzo addietro oramai se non vado errato. Rammento fosse di torno al settembre od ottobre del 1922 quand’il senno ch’oramai pare acquisire sempre più imponenza ha preso le redini del mio intero potere decisionale; or che rivivo colla lucidità del senno di poi quest’ultimi anni in minute frazioni di secondo sparpagliate d’in tra una parola ell’altra, ebbene, qual altra rinascita, ovvero nascita in sé, porrìa mai ser se non quell’istante lìvi appena suddescritto? Oimé, al pensarci, quanto avrei voluto ch’ogniddì de’ giorni andati fosse stato cronacato ‘sì com’or faccio, ‘sì da sbirciare in lo che il pensier non tange ma che non elide del tutto dal retro del mio essere. Ho divagato nuovamente.

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