21/01/1925 – ore 16:41- #206 (#571)
Sosto qualche minuto ‘n April Street prima di dirigermi in carrozza verso Streamver per la consueta riunione con il circolo letterario. Ne ho profittato per un breve riposo e una tazza di caffè dal gusto al limite dell’accettabile. La mane in Naught Port ha cominciato presto, coll’arrivo in Orreads ancor prima dell’ottava ora e coll’inferiate ancor serrate dinnanzi l’Activa Corp. ove avrei svolto le prima obbligazioni del dì. Di lì, poscia il dovuto, ho raggiunto Mary’s House, un’altro piccolo villaggio della contea che so d’aver citato ‘n precedenza nell’altro diario e di cui poc’altro v’è di che dire se non che vi siano due fabbriche di combustibili e di sicuro un centro storico passeggiabile in qualche minuto. Tali congetture sono state confermate oi dal mio traversamento per l’intero paesino sin notare alcunché di sottolineabile. Ho gradito, tuttavia, quest’aggiunta del signor Tinsteel alle mie obbligazioni dato che Mary’s House si trova di strada per giungere a Crocquechick da Orreads. Threeks, Naught Port e Greenrice sono state le altre mie tappe giornaliere ove poco ho avuto da eseguire materialmente ma ciononostante ho dovuto movermi a passo celere per completare tutto il possibile entro la terza ora del meriggio per giungere novamente quivi prima di lassare l’appartamento per la sera fori. Sento ch’i mie’ livelli d’energia, socievolezza, empatia e razionalità vanno scemando fin troppo in fretta durante l’ore mattutine impiegate per la Frontprice e, sebbene comprensibile, non mi dispiacerebbe mantenere i tenori propositivi che percepisco alli primi passi fuor di Lylcoin per tutto il resto del dì. Travaglio non poco, ultimamente, colla dottoressa Nauer e coll’aiuto d’alcuni tomi, sulle dovute azioni ch’ho di che fare pe’ sortire da codesta fanghiglia piccicosa ché, di fatto, nonostante il mio convincimento nell’allontanarmi volontariamente da molti contatti sociali sia ancor ben saldo, noto che le ripercussioni positive sono decisamente inferiori alle ch’aveo previsto, esperito all’incipio o addirittura sperato. Vero è che, in precedenza, ogni qualvolta mi gittavo con determinazione nell’appropriarmi novamente del controllo del mio interiore promettendo drastici cangiamenti, ebbene, non credo d’aver di fatto cangiato ‘sì tanto com’avrei dovuto o voluto e, con molte probabilità, è proprio perché ‘l tutto non era voluto per vero. Eppure, vistosi colli vizi ch’or salutano dell’altra riva, per quanto non voluti, alcuni balzi di speme e tenacia son riusciti colla coercizione e la decisione sin guardo dietro; debbo attuare, quissà, un qualché d’altrettale alla mia deriva psicologica? Chessìa ‘l non aver per vero mai frontato codesti argomenti colla sincerità e lucidità che s’addicono all’individui che siam portati a chiamare adulti – d’anni e capo? Verrà ‘l dì, ben lo so, che lo che rimarrà di codesto strascico depressivo sarà solamente il numeretto inciso al principio di quest’entrate diarie e li scarabocchi talvolta compianti ch’ancor traggo appresso, iscosti appena dai segni del roveto che, ‘sì par, ancor non lassami fuggire.

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