18/01/1925 – ore 20:42- #203 (#568)
Debbo risolvermi nel pianificare un appuntamento presso l’edificio bancario poiché il mio plico di pagherò controfirmati, a quanto ho potuto scoprire, presenta una data di scadenza, cosa che faccio alquanto fatica ad esplicare. Le mie risorse monetarie e azionarie al momento non sono entusiasmanti ma mi sento ben distante dalle complicazioni ch’ho dovuto sopportare verso la primavera dell’anno già ito. Se vi siano o meno soluzioni di breve e lungo termine in codesto frangente, ebbene trattasi d’una delle mire annuali ch’ho scribacchiato sull’agenda che porto meco, ove conto di non solo non mancarne niuna ma d’aver modo, tempo e gritta pe’ ricuperare lo che l’ultimi mesi m’han iscosto ne’ meandri dell’ozio e della letargia psicosomatica. Di pari passo a codesta mia risolutezza quasi rabbiosa, v’è il tenue sbandamento ch’ho talvolta nel riesaminare codeste obbligazioni che sono impostemi da me medesimo. Nonostante ciò, ben so d’aver completo potere decisionale riguardo e che se sorgeranno situazioni impreviste, e di sicuro sorgeranno, dovrò attuare alcuni cambiamenti ‘n corso d’opera – m’è pristino che codesti eventuali debbano essere ben dissimili dai cangi ch’han portato all’impantanamento antecedente a codesto novo anno. Tuttavia, prima di porre modifiche al piano di mire a lungo e breve termine, credo mi torni utile e profittevole cogitare con senno sulle motivazioni ch’han portatomi, come cada dicembre, a stilare codeste liste ambiziose. S’in esse v’è il riflesso di lo che di fatto tendo a considerare come successo, ben poco v’è da riformulare – procrastinare quissà, addirittura anticipare s’il ciel vole – ma dubito vi siano sufficienti ragioni o scusanti pe’ un completo riassettamento de’ traguardi. Ilare com’oi come dì o anni addietro posso scrutare ogni fattezza di cotali traguardi, sin nulla piute o meno di come sempre son palesatisi, e lo ch’in fondo resta nel mio cotidiano è solamente la perlustrazione di tutti i sentieri innanzi che paiono trascinarmi verso. Mi dimando, sovente, com’è ben delineato ne’ tomi che mi capitano sotto ‘l naso, se non dovessi stabilire io collo stesso anticipo delle mie liste anche i sentieri da camminare, disegnando e designando ogni singolo passo che mi faccia largo in tra i roveti ch’ormai paiono ciuffi di cotone per le volte cui m’è capitato di finirvi tuffato dentro. Quissà tale è un quesito che rimarrà ancor mesi nell’indecisione d’attuarvici appresso. Biasimo sovente la carenza di tempo fuor dell’impiego per codesto ritardo nel mio vestirmi d’ideale e completo e, sebbene di poco vero e ineluttabile, parecchio lo fa ancor il timore d’aver le rote di codesta carrozza sdrucciolare sull’infantile fanghiglia de’ sogni.

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