18/09/1924 – ore 19:30 – #81 (#446)
‘Sì va un altro dì che più solo che coll’altri m’ha visto. Ben mi fa codesto periodo di ricerca ver lo ch’ì bramo per vero d’avere nel cotidiano. Alla settima ora della mane son sortito d’April Street colle migliori intenzioni pe’ rendere l’ore di sole odierne ancor meglio del dì addietro. Mi son recato presso l’officina in Knighthill, aperta presta, pe’ l’alcuni aggiustamenti ch’aveo di che fare alla vettura prima di partire per Naught Port. Son giunto a Orread verso la nona ora della mane e di lì ho proseguito pe’ Threeks e Naught Port fino giungere in Greenrice. ‘Sì detto par ch’il tutto abbia scorso sin intoppi e fin su troppo olio ma, di contro, molte dell’inerzie che facilitano tali migrazioni ne vengono del battere contro li muri pur quando l’occhi non vorrebbero altro che serrarsi. Ebbene, dell’oi ne ho fatto un poco più del dì addietro e ne son ben lieto. V’è da considerare, oltre più, ch’ì son rivato poi nel primo meriggio in Lylcoin, verso la terza ora, di poco umidito della pioggerellina fastidiosa ch’affliggeva la contea di Bolinthos. Quivi ov’or mi trovo, mi attendeva Ada pe’ alcune faccende domestiche ch’abbiamo sbricato con lena buona. Sto facendo solitanza d’abbandonarmi meco poscia la quinta ora del meriggio di modo che abbiano di che concludersi tutte quelle attività ch’ì vado sovente posponendo più pe’ distrazioni esteriori che pe’ svuotamento di brama. Di fatto, vedermi giungere al buio della sempre più presta sera colle righe tirate sulle mire cotidiane che m’appongo al mattino, ha un qualché di orgoglioso che di rado potei osservare nell’altri dì caciari. Poiché, per vero, di tale si tratta, rimover dell’ore che desto tutto il vociare di torno ch’acclama, dimanda, pretende, esige. Or ch’al silente e gentile muginar de’ cogiti presto meglio le recchie, mi par di comprendere più di fondo lo che tante volte ‘l mio dentro par reclamare. Quissà vi saranno risvolti non divinati ch’avranno sapore malsano, non ne escludo la possibilità, ma le giustificazioni di contro, al momento, ne trionfano in sopra casi sin bello. Or chino sulle pagine d’un novello entusiasmo pe’ la continuazione di codesta agendicola, m’appello alla fiorente quiete che ne viene di cotali decisioni. S’il traguardo par vicinarsi per solo l’aver fatto del mio esilio un qualché di sacro, ebbene, ch’ho di che biasimarmi? La ricompensa, perfino, delle mire a lungo termine or pare meno fumosa ed ì ne canto il bello finché tale permane il mio ire.

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