14/09/1924 – ore 19:59 – #77 (#442)
Oi non sento la bisogna di sciorinare lo ch’ha occorso nel dì sebbene, per quanto poco, sovente si presta a scamotaggi pe’ inferire d’altre lezioni. Oi di contro m’appare divelto didentro lo specchio l’omuncolo ch’ha le tasche fitte di promesse e ben propositi ma ch’il canuto andare lo pone d’attrito al molto ch’avrebbe di che fare. Quissà un grido o due avriano sanato ‘l martirio de’ miei repentini brividi paludosi, nel primo meriggio d’un anonimo dì sin nulla di lodevole. Nanco quelli, in vece, e resto quivi colle membra di palesa più fragile casi al dover pagar il dazio ai primi freddi della stagione, co’ paragrafi di poco scabrosi che, cielo aggraziando, riempiono allo meno l’entrata cotidiana di codesto mucchio di carta. Olezza del fondo, finalmente m’oso di dire, tale buia ora già poscia ‘l tramonto. Feta di sublime pur il conato ch’attraggo e innioro al mirando lo che sarìa un Arthur sin forma, di mezzo all’altri, fatto di nulla e facente lo che l’altri fanno. A! Ch’il ciel soccorremi nel dì migliore che potea trovare.

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